FRANCISCO GOLDMAN.
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L'EQUIPAGGIO DIMENTICATO.
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Parte 3.
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Titolo originale: The Ordinary Seaman. 1997.
Traduzione di: Vincenzo Mingiardi.
1997. Edizioni Il Saggiatore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Indice di questa parte.
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MA LA FORTUNA NON  PER TUTTI.
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ROTTAME.
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FINE INdice.
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MA LA FORTUNA NON  PER TUTTI.
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1.
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Elias aveva trovato la nave l'aprile precedente, al porto di Saint
John, New Brunswiclc, in un piccolo cantiere navale; non idonea
alla navigazione, danno strutturale totale, avevano dichiarato gli
assicuratori. Era in attesa di essere venduta come rottame. In
febbraio la nave, che allora si chiamava Seal Queen, immatricolata
nel porto di Monrovia, era stata messa fuori uso da un incendio
nella sala macchine scoppiato durante una brutta tempesta,
mentre faceva rotta da Yarmouth, Nova Scoria, a Sidney, New
Brunswick, per imbarcare un carico di cellulosa; la Seal Queen,
oscurata, senza energia, si era arenata davanti al porto di Saint
John, con l'equipaggio ancora a bordo, compresi due uomini
feriti gravemente dagli spruzzi di nafta e vapore, che avevano
bisogno di essere evacuati d'urgenza, e il corpo di un ingegnere
morto - gli elicotteri del soccorso non erano stati in grado di
raggiungere la nave finch non si era calmata la tormenta.
Elias aveva letto della Seal Queen in un rapporto dei Lloyd,
e aveva fatto qualche telefonata. La societ che possedeva la
Seal Queen, una certa Gemco Corporation di Monrovia, sembrava
avesse deciso che non valeva la pena di sborsare i soldi
per le riparazioni, alle tariffe dei cantieri. Dietro alla Gemco
c'era probabilmente un unico proprietario, che adesso era
ansioso di cambiare ramo d'affari; questo, Elias l'aveva dedotto
da una telefonata con l'agente della nave, un greco della Corfian
Ship Management, fuori Staten Island. Elias aveva preso un
aereo per Saint John, cambiando a Montreal. Quando era arrivato
al cantiere, gli operai avevano gi cominciato a rimuovere
dalla nave ogni cosa di valore, tutto ci che si poteva rivendere:
le forniture della cambusa, i mobili e gli infissi, i pannelli delle
paratie, persino qualche portello di obl e alcune porte a tenuta
stagna.
Quella sera Elias telefon a Mark, a New York.
Ci siamo, credo. Forse appena un po' pi vecchia di come
la volevamo, costruita in Giappone nel 1971. Lunghezza totale
133 metri e dieci centimetri. Nave da carico convertita per merci
solide, stazza lorda 4, 88 tonnellate, stazza netta 3, 638...
S, s, ho capito disse Mark, come sempre insofferente a
questi dettagli. Grossa.
Be', media. Motori Mitsubishi in ottimo stato, grazie a Dio
non hanno cominciato a smontare anche quelli. Generatori
Janmar un po' bruciacchiati; avremo bisogno di pezzi di ricambio.
Ma pi che altro  un problema d'impianto elettrico. Posso
pensarci io, e con un po' di fortuna lo sistemeremo in fretta.
Attrezzature di carico, tutte a posto. Peccato che non ci siano i
portelli idraulici. E se si considera la batosta che ha preso, anche
lo scafo va bene,  solo scrostato, arrugginito. Accettano di riportare
a bordo gran parte dell'equipaggiamento di navigazione.
Quanto?
Ho parlato con l'agente...
Dai, Elias, quanto?
Mark, cazzo, rilssati. Gli ho chiesto quanto si aspettava di
cavarci vendendola come rottame, e lui ha detto cinquantamila.
Io gliene ho offerti cinquemila in pi, e gli ho detto che ci saremmo
accollati le spese di manutenzione fin dal primo giorno.
Mark sent svanire l'eccitazione. Si aspettava un affare? 
pi o meno quanto avevamo preventivato ammise.
Sono soddisfatto disse Elias. Sembrava spensierato come
sempre. E sai una cosa? Su, negli alloggi degli ufficiali ci sono
meravigliose saune giapponesi, a piastrelle. Praticamente solo
quelle valgono il prezzo.
Si fa una societ, la si registra sotto una di quelle bandiere
di comodo, a buon mercato. Si fa arrivare l'equipaggio meno
caro possibile, il biglietto aereo se lo pagano loro. Si lavora giorno
e notte, si ripara la nave in fretta, un mese, massimo sei settimane.
Si riducono le spese al minimo, si accumulano debiti. Poi
si decide se rivenderla: si dovrebbe ricavare come minimo
mezzo milione di dollari per una nave in condizioni decenti
come questa, una volta a posto. Allora si pagano l'equipaggio, le
tasse portuali, l'affitto dell'equipaggiamento, dei materiali e di
tutto il resto, non pi di cinquantamila in tutto, se si lavora in
fretta. O magari si tiene la nave e ci si mette in affari, si vede che
aria tira. Si trova qualche socio, la si sistema davvero, la si ammoderna.
Senza anticipare tanti soldi, naturalmente, ma una
nave come la Urus, in buone condizioni, la puoi noleggiare a
cinquemila al giorno, a fronte delle spese di gestione. Magari ci
si dedica al commercio di legname in Amazzonia, con tutti gli
agganci che ha Elias in Sud America si pu mettere in piedi
qualcosa molto alla svelta. Magari s'inizia una nuova attivit, si
costruisce un'oasi ecologica nella foresta pluviale, fai pagare una
cifra alle rock star e a quel tipo di gente l per soggiornarci. Ehi,
Mark, la bella vita! La vita che sognavamo all'universit. Un
tizio che ha incontrato all'accademia navale in Messico ha fatto
questo giochetto per anni, a Panama e in Venezuela, certe navi
le ha vendute, altre le ha tenute, e a poco a poco s' fatto una
discreta flotta. C' solo qualche piccola illegalit all'inizio, come
in tanti altri affari rischiosi, che alla fine diventano legittimi e
proficui. A Elias piaceva usare una metafora omeopatica: la
legge dei simili. Un po' di male per difendersi dalla diffusione
interna di un male molto pi grande, e alla fine si arriva ad una
perfetta guarigione.
Questi furono gli argomenti usati da Elias Tureen per persuadere
Mark Baker - il suo amico pi caro, e uno dei pi vecchi -
a investire i soldi dell'assicurazione che aveva ricevuto in
sguito alla morte del padre. Presto Elias sarebbe stato padre, e
per quanto Kate l'amasse, lui era preoccupato che suo figlio
avesse un perdente per pap. Uomo d'avventura, di giungla e di
mare, uno che sapeva rischiare, magnate del legname e dei trasporti
navali, proprietario di un'oasi ecologica con una sua produzione
di piante medicinali in Amazzonia - ecco i sogni olisticamente
intrecciati di Elias. Non ci sarebbe stato nulla di male.
Ci che veramente angosciava Elias, Mark lo sapeva, era l'idea
di non poter essere un modello per suo figlio, o per sua figlia.
Un pap intelligente, che si dilettava un po' in questo e un po'
in quello, cascamorto, profondamente insicuro, fannullone; e
mamma con tutto il prestigio e i soldi, che aumentavano di continuo.
Certamente l'amore di Kate per Elias sembrava incondizionato,
ma sarebbe stato sempre cos?
Mark, non  che tu adesso abbia tante cose per le mani, disse
Elias con la schiettezza di un vecchio amico. Certo, il negozio di
noleggio video di Mark era fallito, avevano aperto un Blockbuster
nel quartiere che lo aveva fatto a pezzi, anche se naturalmente
lui aveva cercato come un idiota di tenere duro troppo a
lungo; era dovuto tornare a fare il cameriere, fino all'infarto di
suo padre (la polizza in origine era intestata a lui e a sua sorella
minore, Linda, ma l'anno prima, con inusuale intuizione e...
piet?... suo padre l'aveva modificata in modo che la maggior
parte dei soldi toccasse a Mark, perch Linda era gi ricca). Poi
Sue, una grafica che possedeva una piccola agenzia, aveva lasciato
Mark dopo sei anni di convivenza. S'era tenuta l'appartamento.
Dunque in realt non se n'era andata, aveva cacciato fuori lui
e Miracolo. Ed eccolo l, sulla soglia dei quaranta, a vivere in un
monolocale da mille dollari al mese nell'Upper Westside, senza
prospettive in vista, a parte quella provocante - e stressante -
somma di denaro in banca. E se un giorno fosse dovuto tornare
nel New Hampshire a lavorare con sua madre nella piccola
impresa di lavanderia a secco, giusto per non crepare di fame?
Mark era tanto preoccupato per il suo futuro, e tanto certo che il
tesoro ereditato dal padre rappresentasse l'ultima possibilit di
fare qualcosa con le proprie forze, che durante la settimana passata
a valutare la proposta di Elias continu a svegliarsi nel bel
mezzo della notte per correre in bagno a vomitare, e una volta
aveva inciampato su Miracolo e non c'era arrivato in tempo.
Elias non era mai stato neanche sfiorato dal sospetto che
sarebbe stato praticamente impossibile trovare gli interruttori di
ricambio di un generatore fabbricato in Giappone all'inizio
degli anni settanta. Lui e Mark ne avevano discusso qualche
giorno prima sul ponte, s'erano messi a urlare. Elias aveva
cominciato a parlare della possibilit di sostituire completamente
il quadro comando del generatore, aveva detto che sarebbe
costato sui trentamila dollari. Era poco meno di quanto restava
a Mark in banca, e lui era deciso a non sborsare pi neanche un
centesimo. Elias non poteva chiedere altri soldi a Kate. A quanto
ammontavano i loro debiti? Calcolando anche le paghe dell'equipaggio,
circa centocinquantamila dollari.
Oggi Elias va in aereo a Los Angeles. Siccome i traffici con
l'Asia sono molto pi intensi nei porti della West Coast, da
quelle parti ci sono pi possibilit di trovare gli interruttori nei
depositi di rottami. Probabilmente  la loro ultima possibilit.
Elias non poteva chiedere a Mark di accompagnarlo. Ormai
non riesce quasi a farlo andare alla nave. Mark non sopporta
pi la vista della Urus. Non riesce pi a sopportare la loro vista,
quegli inutili imbecilli.
La sera precedente, dopo una cena pateticamente pretenziosa
da Elias e Kate, dove per fortuna era seduto di fianco a
Moira Meer, lui ed Elias si sono congedati dalla compagnia per
andare in un bar, a farsi l'ultimo bicchiere ed una chiacchierata
d'affari. Kate ed un'amica stavano lavando i piatti nella cucina di
sotto, a un'estremit del loft imperiale, e Kate indossava un abito
premaman, probabilmente firmato da uno stilista di Soho, ed
era bellissima, immersa nella luce industriale soffusa che proveniva
dalle antiche forme metalliche di una distilleria di rum fine
Ottocento, scovate da Elias in Amazzonia e fatte arrivare imballate
in casse, a spese di Kate - enormi bollitori trasformati in
armadietti, tubi di condensazione con appesi utensili da cucina,
lampade incastonate tra fumaioli e valvole per il vapore.
Mi raccomando, Mark ha tuonato dolcemente Kate attraverso
le vastit da tundra degli interni lascia stare i miei risparmi!
 costoso mantenere un bambino!
Al bar, Elias non ha perso tempo. Ha detto: Potremmo
avere un piccolo problema.
Niente scherzi. Era gi ubriaco, ma Moira Meer l'aveva
esaltato, un altro bourbon gli sarebbe fatale, e l'ha ordinato
ugualmente.
Elias teneva in mano una birra alla spina senza neanche
assaggiarla. Ha detto:  una cosa seria, Mark.
Moira  meravigliosa...
Mark, chiudi il becco, cazzo. Bernardo ha avuto un incidente,
si  ustionato.
Il vecchio?
Bernardo. Il cameriere.
Mi piace quel tipo. Proprio quella sera aveva raccontato a
Moira la faccenda dei pistacchi e dei marinai con le labbra tinte
di rosa, e lei era scoppiata a ridere.
Stamattina l'ho medicato...
Ma dai, Elias!
Sono solo ustioni. Quasi tutte di secondo grado.
Elias...
Cazzo, Mark, ho studiato per due anni, mi sono sempre
tenuto aggiornato, a Londra ho quasi preso il diploma, io...
Lo so, dottore, lo so, gli sciamani... ha detto Mark. La
serra tecnologica e il giardino d'erbe officinali sul tetto del loft,
il suo piccolo laboratorio d'alchimista. Persino Kate si faceva
dare qualcosa per la gravidanza, e prendeva pure un intruglio a
base d'ananas per il suo gomito del tennista.
Se va all'ospedale potremmo trovarci davanti a un tribunale
per tutto quello che abbiamo fatto e non fatto. Potremmo
persino finire in prigione, lo capisci? Conosci la legge Jones?
Come no ha detto Mark.
Senza contare che tocca a noi pagare il conto dell'ospedale.
John Paul Jones, viene da l il nome?
Elias ha chiuso gli occhi. No. Quando li ha riaperti aveva
uno sguardo glaciale. Cerca di seguirmi, ti dispiace? Non possiamo
rischiare di portarlo all'ospedale.
 grave?
 solo un'ustione. Sta migliorando. Sono quasi certo di
avere scongiurato l'infezione. Quegli idioti hanno cercato di pulirlo
con uno straccio sporco.
Insomma, cosa devo fare?
Niente. Ora stanno occupandosi di lui. Tomaso
Tostado...
Cristo, quei nomi... Qual ?
Quello col dente d'oro. Lui e Panzn gli cambiano le
fasciature e gli danno le medicine. Gli ho spiegato come fare.
Devi ammetterlo, Barbie  un nome molto spiritoso per
uno con il suo aspetto.
Hmm.
Mark ha ordinato un altro bourbon.
Poi ha detto: Elias. Quella Moira Meer. Voglio dire, che
donna meravigliosa. Davvero.
Non pu essere tua  scattato Elias, con gli occhi fiammeggianti.
 mia. E se non  mia,  di Phil.
Lei ... cos'hai detto? Di Phil? Phil la Fogna?
Moira andrebbe bene per Phil.
Elias, lei deve andar bene per me. Comunque chi diavolo
sei per... che cazzo vuol dire, lei  tua!
Tu pensi di essere un dono divino per le donne, Mark ha
detto Elias. Devo darti una notizia. Non lo sei.
Io?! ? Un dono divino per le donne? Wow, Elias.
Un dono divino per le donne! Se andava avanti cos, ci mancava
poco che si scopasse Miracolo.
Mark Baker ed Elias Tureen si erano conosciuti sedici anni
prima, al Bley College, un piccolo istituto privato misto, venerabilmente
decrepito, rinomato quanto basta. La maggior parte
degli studenti proveniva da scuole private delle ricche citt del
nordest: ragazzi che non erano stati ammessi alle migliori universit,
ma i cui genitori si sentivano comunque in dovere di
pagare rette altrettanto costose. Il Bley College era a nord dello
stato di New York, nella zona delle grandi nevicate, tra i gelidi
Finger Lakes. Ogni novembre venivano mandati alcuni psicologi
nei vecchi dormitori riscaldati a vapore - dove nessun futuro
luminare aveva mai inciso le proprie iniziali sui davanzali o sulle
porte di legno - per dare consigli agli studenti contro le depressioni
suicide inevitabilmente provocate dagli inverni lunghi e
rigidi. Elias era uno studente trasferito e alloggiava allo stesso
piano di Mark. Era una rarit che qualcuno si trasferisse a Bley;
l'opinione pi elevata sul college era che si trattasse di una
buona scuola da cui andarsene se soltanto si aveva qualche qualit,
una specie di posto che ti offriva una seconda possibilit, in
tempi in cui forse le seconde possibilit erano particolarmente
apprezzate (si drogavano tutti pi o meno dall'et di quattordici
anni, e avevano passato il primo anno di corso a capire che in
fin dei conti non sarebbero diventati poeti). I pi ricchi stavano
in confraternite, oppure fuori del campus, perci quelli che
venivano da fuori venivano messi insieme alle matricole. Nel dormitorio
di Mark ce n'erano tre, due veterani del Vietnam che
arrivavano da centri agricoli nei dintorni, ed erano l grazie alla
legge sui reduci. Uno dei due dimostrava una quarantina d'anni,
si teneva una lucertola addomesticata sotto il letto e se n'era
andato dopo poche settimane. Poi c'era Elias Tureen, che era
cresciuto a Citt del Messico, dove suo padre, inglese, prima
aveva fatto il giornalista e poi si era messo a fare il consulente
finanziario; sua madre, greco-americana, gestiva una piccola
galleria d'arte. Elias aveva frequentato scuole private a Citt del
Messico, era precoce ma irrequieto, aveva idee romantiche,
vagheggiava gi una vita avventurosa e vagabonda come quella
di suo padre, che negli anni cinquanta e sessanta aveva girato il
mondo facendo il corrispondente di guerra. All'et di sedici
anni Elias era entrato nella pi prestigiosa accademia navale
messicana, la Escuela Nutica di Veracruz, dove aveva deciso di
specializzarsi in ingegneria meccanica e studiare i motori, anzich
fare pratica di navigazione e seguire l'addestramento da
ufficiale di comando, perch sembrava un'attivit pi concreta,
e anche pi rudemente romantica. Educazione ed addestramento
erano eccellenti, ma la disciplina severa. Dopo un anno passato
a girare il mondo chiuso nella sala macchine della nave d'addestramento
dell'accademia, di ritorno a Veracruz, all'inizio del
quarto anno, gi consegnato nei suoi alloggi per avere violato il
coprifuoco, l'avevano sorpreso a fumare marijuana, ed era stato
espulso. Il Bley College aveva ammesso Elias al terzo anno d'ingegneria.
Diverse scuole prestigiose, secondo lui, l'avrebbero
accettato al secondo anno, per questo aveva scelto Bley. Questo
era quanto Elias raccontava di s, all'epoca.
Mark non era una matricola, era uno studente del terzo anno,
ed era tutor, allo stesso piano del dormitorio misto di Elias.
Probabilmente non aveva le qualit per trasferirsi in un posto
migliore. No, sicuramente non le aveva. Ma lui amava Bley. A
suo modo, l brillava. A Bley si era sentito accettato come mai
prima d'allora, una pace esteriore che presto s'era quasi trasformata
in pace interiore. Il comportamento sano e cordiale di
Mark - per lo meno quello che aveva allora, a Bley - derivava in
parte dalla sua timidezza, in parte dal fatto di essere cresciuto
nei sobborghi di Manchester, nel New Hampshire, e in parte
dalla felicit di trovarsi lontano da un padre, una madre ed una
sorella che vivevano come se si disprezzassero - e lo disprezzassero -
ferocemente. Mark era un tipo quieto, e non di rado suo
padre lo prendeva a cinghiate, ceffoni e calci nel sedere, dicendo:
Te lo faccio andar via io quel sorrisetto idiota dalla faccia. I
genitori erano proprietari di una catena di lavanderie a secco,
ne avevano una in ogni localit sciistica in voga del New
Hampshire. Lui non eccelleva particolarmente in nessuno sport
- terribile a hockey, sciatore decente, pesca, caccia e macchine
lo annoiavano. In citt sua sorella Linda, pi giovane di un
anno, si era fatta una fama che aveva oppresso e depresso Mark
per anni. Era una ragazza incredibile, sul serio, una gamba rattrappita
sotto il ginocchio dalla polio, ma una bellezza prosperosa,
vitale e spavalda, una studentessa modello che frequentava
le ragazze pi chiacchierate ed i ragazzi pi imbrillantinati, che in
prima superiore era gi conosciuta come la ragazza pi facile
della citt, soprannominata affettuosamente Linda la Schifosa
(avrebbe proseguito gli studi a Stanford, dove, nonostante la
gamba, si aggirava baldanzosa come un pirata; per anni tra le ex
compagne di classe invidiose per essere state lasciate indietro
erano circolate voci non confermate che durante le vacanze estive
facesse la spogliarellista a San Francisco; Linda adesso era
cardiologa, lavorava da due anni al San Francisco General
Hospital, viveva a Berkeley con il marito, musicista e produttore
discografico, e i suoi due bambini). Dunque Mark non aveva
avuto un'adolescenza particolarmente felice, ed era arrivato vergine
al Bley College. A Bley le ragazze trovavano Mark ingenuo,
carino, un nevrotico dolce ed affascinante: ragazze ebree di New
York che vestivano come zingare ricche, coi padri psichiatri;
ragazze di Long Island viziatissime ma disponibili; ragazze
hippy californiane; ragazze con pretese artistiche da ogni dove.
Solo le ragazze WASP erano indifferenti al nuovo fascino di
Mark, ma erano come una razza a s, apparentemente indifferente
a chiunque non emettesse gli stessi feromoni. Durante il
primo anno un famoso poeta mistico era arrivato fino a Bley per
tenere una conferenza, e quando aveva notato Mark avidamente
seduto in seconda fila, si era rivolto alla studentessa incaricata
di occuparsi di lui durante la sua permanenza, e aveva chiesto:
Chi  quell'angelico cherubino? Scommetto che le ragazze
amano fargli da madre. Ha la luce di Federico Garca Lorca
negli occhi.
La luce di Lorca. S, giusto. La sensibilit interiore recentemente
acquisita da Mark gli aveva rivelato di non essere un
poeta, dopotutto, ma la ragazza era nel suo stesso corso di scrittura
creativa, ed era una patita di Lorca; era rimasto cos colpita
da quello che aveva detto il poeta in visita che quella sera, dopo
il party seguito alla conferenza, s'era portato Mark in camera,
aveva ordinato alla sua compagna di stanza di andare a dormire
da qualche altra parte e se l'era scopato. Cos, proprio cos
aveva perso la verginit. La luce di Lorca, roba da non crederci!
E il Bley College l'aveva addirittura nominato tutor, ufficialmente
consigliere residente. Era come una ricompensa alla sensibilit
raffinata ma non sfacciata, quietamente amabile, che
Mark aveva scoperto dentro di s a Bley. I suoi genitori erano
sicuramente contenti che vitto e alloggio fossero ormai gratiti,
un motivo di tormento in meno durante le vacanze. In qualit
di tutor, aveva una camera tutta sua. Lungo il corridoio del suo
piano si alternavano le stanze delle matricole, ragazzi e ragazze.
E in una delle ultime stanze c'era Elias Tureen, il ragazzo trasferito
coi capelli tagliati a spazzola, che era cresciuto in Messico
ma parlava con accento inglese, aveva passato tre anni sopportando
la disciplina militare dell'accademia navale, e un anno in
mare, e aveva subito cominciato a terrorizzare il suo nuovo
compagno di stanza del primo anno, uno studente di medicina
di New Rochelle che si pettinava come Jane Fonda in Una squillo
per l'ispettore Klute e che ascoltava tutto il giorno i Bread sul
suo stereo. Si chiamava Davey. Non David o Dave. Davey aveva
una ragazza alla Cornell, il campus era vicino al loro, stavano
insieme dalla terza superiore. Sarebbe entrato nella squadra di
golf. Aveva eccellenti attitudini allo studio. In altri termini, questo
significava che stava a Bley perch non era molto brillante.
Comunque trovava sempre il tempo di parlare al telefono con la
sua ragazza, oppure passava ore ad acconciarsi i capelli con un
phon portatile ed a mangiare panini al formaggio che riscaldava
nel suo forno portatile, ascoltando i Bread. E ogni volta che
Davey ascoltava i Bread, il suo compagno di stanza Elias metteva
sul proprio stereo qualche roca cantante di bolero messicana,
oppure qualche banda di mariachi ululanti, e alzava il volume al
massimo, si sedeva sul bordo del letto, di fronte allo stereo, con
una bottiglia di tequila da quattro soldi in mano, e urlava e ululava
seguendo la musica.
Quando gli studenti avevano problemi con i compagni di
stanza, oppure qualsiasi altro problema di cui avessero voglia di
parlare, potevano andare da Mark, il loro consigliere residente.
E spesso lo facevano. I ragazzi, soprattutto, bussavano piano
alla porta, a notte fonda, con gli occhi arrossati dalla marijuana,
o dal pianto, o da tutt'e due, e scivolavano dentro, si sedevano
sul divanetto e iniziavano a snocciolare i loro guai. Le ragazze si
rivolgevano a Tish Carter, la ragazza che era tutor al piano di
sopra; ma qualche volta andavano da Mark, e qualche volta lui
ci andava a letto. Non era difficile, perch spesso andavano l
proprio per quello. Quando si sdraiavano sul suo letto, a tardissima
notte, la conversazione era gi passata - dai soliti problemi
con i genitori o le amiche o i fidanzati - al sesso: di colpo
cominciavano a parlare di sesso nel modo tipico delle ragazze
californiane, raccontavano la passione estiva con un surfista che
adesso era finito in galera, o qualcosa del genere, descrivendo
meticolosamente e per esteso i fal sulla spiaggia, e com'era felice
quando se ne stava l sdraiata nuda e sballata sulla sabbia
guardando le stelle ed ascoltando le onde mentre lui gliela leccava
per ore ed ore... la leccava per ore, fratello... si eccitavano a
un tal punto, e Mark con loro, che... be', che cosa si poteva
fare?
Davey era andato pi di una volta a lamentarsi del suo compagno
di stanza. In un primo momento Mark aveva suggerito
che Davey ed Elias giungessero a una sorta di accordo, stabilendo
dei turni per sopportare i reciproci gusti musicali. Era restio
a far valere la propria autorit su Elias, che sembrava cos distante,
beffardo e straniero. Mark aveva paura di Elias. Con i
suoi capelli a spazzola e il fisico alto e snello, la faccia scura e
sottile come l'impronta di un avambraccio calcato nella sabbia
umida, gli occhi cupi, inquietanti. Gusti musicali incompatibili,
il genere di problema che compagni di stanza sufficientemente
maturi e socializzati dovrebbero essere in grado di risolvere da
soli. Ogni volta che s'imbatteva in Elias nell'atrio o lo incontrava
alle docce, lui aveva l'aria di prenderlo silenziosamente in
giro. A volte con una vocetta che sembrava il nitrito di un cavallo
diceva: Come va, signor consigliere. Una sera, Mark stava
attraversando l'atrio e c'erano Elias e due matricole, due ragazzi
che giocavano nella squadra di football, e due ragazze in camicia
da notte, seduti nel corridoio a bere tequila e birra e a fumare
erba - era proibito farlo, nel corridoio - ed Elias aveva gridato
alle sue spalle: Che cazzo di consigli hai da darci, gran figlio
di puttana?!.
Elias si era subito portato a letto Tish, la ragazza che era
tutor al piano di sopra. Lei s'innamor cos perdutamente di
Elias che cominci ad andare da Mark a farsi consigliare, e,
quando Elias qualche tempo dopo la piant, era cos sconvolta
che venne bocciata a tutti gli esami e dovette lasciare Bley per
un semestre. Ben presto Elias cominci a farsi molte delle ragazze
che Mark si portava a letto, e spesso chiudeva fuori Davey; e,
in quei casi, spesso Mark permetteva a Davey di dormire sul
pavimento della sua stanza. E ormai, quando le ragazze venivano
a bussare, a notte fonda, volevano parlare di Elias, di come teneva
in pugno il loro cuore, quell'inglese messicanizzato marinaio
seduttore, o quel che diavolo era, quell'uomo - spesso le
ragazze dicevano cos - in mezzo a ragazzi. Poi un giorno
Davey arriv da Mark in lacrime perch la sua ragazza, Elaine,
era venuta a trovarlo da Cornell, e lui quel giorno aveva tre ore
di laboratorio, e adesso Elias era l che si scopava Elaine, con i
Bread e Chvela Vargas a tutto volume.
Quello era un problema. Era pazzesco. Mark era pronto a
usare l'ascia antincendio contro la porta, se necessario. Promise
a Davey che in ogni caso dal prossimo semestre avrebbe avuto
un nuovo compagno di stanza. Uscirono nel corridoio, e Mark
buss alla porta, pronto a dare una bella lezione a quell'arrogante
figlio di puttana. Davey sedette sul pavimento con la faccia
tra le mani, poi d'un tratto scatt e si mise a prendere a calci
la porta, urlando tremendi insulti a Elaine.
Finalmente Elias apr la porta, i due stereo diffondevano
una musica assurda. Sbadigli sonnacchioso. Stavo facendo un
pisolino disse Elias tranquillo. Cos' questo casino?
Davey irruppe nella stanza e cominci a guardare negli
armadi, chiamando Elaine come se si aspettasse di vederla apparire
da un nascondiglio incantato, come il genietto fumoso
dalla lampada.
Credevo che Elaine se ne fosse andata disse Elias. Non ti
ha salutato? Fece un sorrisetto a Mark e scroll le spalle.
L'ha sentita qui con te disse Mark.
Balle, cabrn disse Elias - Mark non aveva mai sentito
questi due termini, e sembrava piuttosto esterrefatto. Non era
lei. Meglio che tu gli dia qualche consiglio, prima che gli spacchi
la faccia.
Ora sia Davey sia Elias urlavano orrendamente, e arrivavano
studenti da ogni parte per vedere cosa stesse succedendo.
Datti una calmata! disse Elias mettendo una mano sulla
spalla di Davey. Davey sferr un pugno a Elias, and a segno e
dovette essere doloroso, dopotutto era un appassionato giocatore
di golf, mica uno gracilino. Con gran stupore di Mark, Elias
non restitu il colpo; continu semplicemente a guardarlo in
cagnesco, meditabondo, strofinandosi la guancia come se avesse
il mal di denti.
Dov' Elaine? strill Davey. L'ho sentita qui con te, ne
sono certo. Maledetto messicano degenerato pezzo di merda di
cane. Aveva un tono di voce tremendo, somigliava ad uno di
quei fanatici religiosi che in preda all'estasi salmodiano frasi
sconnesse, quasi sul punto di strozzarsi - poi si scopr che era la
sua disgustata imitazione dello slang messicano con cui Elias lo
insultava da mesi.
Ancora una volta Elias non si prese neanche la briga di rispondere;
si limit a osservare l'esibizione di Davey con un'espressione
rattristata, poi guard Mark.
Vieni con me disse Mark. Elias lo segu nella sua stanza,
fendendo la folla radunata nel corridoio, volti sghignazzanti od
orripilati.
Se n' andata dalla finestra disse Elias, con un sorrisetto
sghembo, seduto sul divano di Mark. Una tipa coraggiosa,
devo ammetterlo. Chngale. Ho annodato insieme lenzuola
e magliette, nodi da marinaio, capisci, l'ho legata intorno al
petto e l'ho calata gi, mentre eravate l nel tentativo di sfondare
la porta. Poi le ho tirato gi la borsetta. Il buffo  che
credo che nessuno abbia visto niente. Il retro del dormitorio
dava sul campo da pallamano e sui boschi. Ha chiuso con
quello sfigato. Non la rivedr mai pi. Non va bene per lei. Lei
ora  mia.
Mark rise, non riusc a trattenersi, trovava spassosa la calma
e la compostezza di Elias. L'irresistibile crudelt di Elias gli ricord
all'improvviso la sua sorellina, Linda.
Immagino che adesso sia sul bus per Ithaca disse Elias.
La rivedr tra qualche giorno. Buffo, stavo quasi per iscrivermi
l anch'io, ma volevano farmi cominciare dal primo anno.
Non ho mica tempo da perdere, gey.
Che?
Elias gli sillab gey e si strinse nelle spalle. Parola messicana.
Ovviamente non hai seguito la lezione di spagnolo di
Davey, l fuori.
Credo che dovresti avere un nuovo compagno di stanza
disse Mark. In effetti, sarebbe meglio che tu stessi da solo.
Forse potrei prendere la stanza di Tish. Penso che sarei un
bravo consigliere residente, non trovi?
Rimasero nella stanza di Mark a parlare ed a fumare erba finch
non arriv Davey a bussare alla porta, e Mark si rese conto
di essersene assolutamente dimenticato. Dio, era terribile, ma
l'erba di Elias era proprio forte.
Mark usc vacillando nel corridoio. Gli occhi di Davey erano
gonfi e rossi di pianto.
Stai l a farti le canne con quello?
Ti trover un nuovo compagno di stanza disse Mark.
S, s, lo so. Ma dov' Elaine?
Non so. Davey, sei sicuro di non essertelo immaginato?
Non poteva giocarti un tiro cos crudele.
Pi tardi, quella sera, lui ed Elias andarono insieme in citt
a farsi una pizza e qualche birra alla Onondaga Tavern, poi
fecero anche un giro negli altri locali, cercando di rimorchiare
qualche ragazza.
Era di moda lo streaking, e d'inverno, nel pieno dei lunghi
terribili inverni, specialmente durante le tormente notturne, a
Elias piaceva correre nudo lungo il perimetro del college, urlando
a squarciagola nel vento e nella neve. Pur non essendo
uno di loro, cominci a nutrire una specie di ossessione per i
preppie, che si tenevano in disparte dal resto degli studenti.
Cominci ad adottare il loro gergo, specialmente quando si
rivolgeva ad altri preppie, che chiamava Ace e Sport.
Cominci anche a vestirsi come loro, giacche di tweed e camicie color
pastello con i bottoncini sul colletto, jeans o chinos comodi.
Quando usciva d'inverno non si metteva niente altro addosso, e
in pi girava a piedi nudi. Elias andava in giro scalzo d'inverno,
sosteneva che faceva bene allo spirito, che era un po' come camminare
sui carboni ardenti. Nonostante queste stravaganze i
preppie avevano addirittura cercato di convincerlo a entrare
nella loro confraternita, lo invitavano ai cocktail nel loro elegante
edificio con colonnato in stile sudista prebellico, cameriera,
Mercedes e BMW parcheggiate nel cortile. Naturalmente Elias
aveva subito cominciato a sedurre anche le preppie. Mark ormai
l'accompagnava spesso in queste ed altre sortite, anche se le preppie
continuavano a non voler avere niente a che fare con lui.
Non importava con quanta convinzione e dolcezza cercasse di
affascinarle, loro si limitavano a essere cortesi, e presto Mark
cominci a sentirsi infelice come ai tempi del liceo.
Quell'estate, mentre Mark era tornato a casa nel New
Hampshire e faceva il cameriere in un hotel, Elias and in
Amazzonia, trov lavoro come aiutante di una guida fluviale in
una spedizione turistica d'avventura. Era riuscito a farsela
accreditare come preparazione al diploma. Poi, ritorn nel
semestre invernale, per diplomarsi. Ora Elias non faceva che
raccontare storie sugli sciamani, e di quando aveva preso una
droga chiamata ayahuasca che prima ti faceva vomitare e cagare
dappertutto, poi ti faceva fare un viaggio incredibile per
ventiquattro ore, e il tuo spirito si fondeva con quello degli animali
della giungla e del fiume, e lui si era trasformato in un giaguaro
e in un delfino di fiume color rosa. Gli effetti di questa
droga non allettavano tanto Mark, comunque aveva finto di
non vedere l'ora di andare con Elias in Amazzonia a provarla
anche lui. Un giorno forse... s, amico, si sarebbero messi in
affari laggi: avrebbero avuto una compagnia di viaggi d'avventure
tutta loro, avrebbero trovato il modo di mettere in commercio
le meraviglie medicinali degli sciamani, avrebbero comprato
uno di quei vecchi battelli a vapore con le pale e l'avrebbero
trasformato in un hotel galleggiante di gran moda, avrebbero
aperto un bar sulla spiaggia a Rio. La bella vita, Mark.
Vuoi passare il resto della tua vita in giacca e cravatta, in uno
squallido ufficetto? Non  mica come essersi laureati in legge ad
Harvard, lo sai.
Subito dopo essersi diplomato a Bley, Mark si trasfer a New
York con la sua nuova ragazza, Mindy Olin, che voleva fare l'attrice;
lavoravano entrambi come camerieri. Mark e Mindy si
lasciarono, e lui si trasfer nel Lower East Side. Continuava a
fare il cameriere, e si era dato alla vita notturna, il giro del rock,
CBGB, Barnabas Rex, Mudd Club. Passavano gli anni, procedendo
a rilento in una fanghiglia di notti sballate, droghe ed alcol,
qualche concessione alle mode, donne di quel giro, variamente
accordate su un'unica nota opaca di disperazione, e Mark in
armonia con loro. Elias scriveva spesso a Mark, e andava a trovarlo
almeno una volta all'anno, a volte rimaneva con lui anche
per sei mesi, negli appartamentini squallidi che continuava a
cambiare, uno dopo l'altro. Per un po' Elias aveva guadagnato
bene catturando cuccioli di scimmia nella giungla e rivendendoli
ai trafficanti di animali. Garantiva a Mark che lo faceva nel
modo pi umano possibile. Aveva con s alcuni indios che usavano
le cerbottane per rendere inoffensiva la madre: le frecce
venivano bagnate con dosi non letali di curaro, giusto quel
tanto che bastava a stordirla momentaneamente, le punte erano
lisce ed acuminate in modo che la scimmia riuscisse a estrarle
facilmente, poi Elias e i suoi ragazzi si arrampicavano sugli
alberi per catturare i piccoli con le reti (Elias una sera aveva raccontato
questa storia al CBGB, e una punk tedesca gli aveva sputato
in faccia ed era scoppiata a piangere). Aveva continuato ad
accompagnare le comitive di viaggi d'avventura, e s'interessava
sempre di piante medicinali e allucinogeni naturali; una volta
Elias era stato assunto da un gruppo di medici specialisti degli
Stati Uniti che volevano assistere di persona alle pratiche di
guarigione degli sciamani nel profondo della foresta pluviale.
Tra loro c'era una giovane dottoressa, specializzata anche in
medicina naturale, che utilizzava trattamenti erboristici e omeopatici.
Manc poco che lei ed Elias si sposassero; lei passava
mesi e mesi nell'appartamento che lui aveva a Iquitos, in Per,
studiando le piante medicinali con gli sciamani autorizzati, che
gestivano proprie cliniche, quasi come dottori occidentali, e
compravano erbe, cortecce e radici dalla gente del fiume e della
foresta, che faceva il viaggio fino a Iquitos per venderle. Dopo
che si lasciarono, Elias torn di nuovo in mare: aveva firmato
come terzo ufficiale di macchina su una nave in partenza da
Santos, Brasile. (A quei tempi i ribelli peruviani di Sendero
Luminoso erano una presenza clandestina nell'alto corso del
Rio delle Amazzoni, e avrebbero continuato per anni a rovinare
il business del turismo d'avventura). Visse a Londra per due
anni, dopo essersi iscritto a un corso di medicina omeopatica.
Ritorn per qualche tempo in Amazzonia. Pass un anno in
Messico come primo ufficiale su uno yacht che portava turisti a
fare pesca d'altura al largo dell'Isla Mujeres; il comandante e
proprietario era un suo vecchio compagno della Escuela
Nutica. Di nuovo in Amazzonia, si dedic al commercio d
legni pregiati per conto di un investitore svedese che aveva
conosciuto a Citt del Messico; trattava legname raro della foresta,
un albero dal legno blu naturale, ricercato dai mobilieri di
lusso in Europa. Durante una vacanza a Rio conobbe la giovane
fotografa concettuale Kate Puerfoy, che esponeva in una galleria
della citt la sua famosa serie di album fotografici che illustravano
le ricette del Midwest. S'innamorarono appassionatamente,
ed Elias la segu a New York, stabilendosi nell'appartamento
dove Mark gi da due anni viveva con Sue e con Miracolo -
Miracolo era un regalo di compleanno, un cucciolo che lo
aspettava dentro una scatola di cartone sul tavolo preparato per
la colazione - finch alla fine Kate decise che era pronta ad
accogliere Elias nel loft che aveva comprato da poco. Elias e
Kate si sposarono l'anno seguente. Questo accadeva tre anni
prima.
In tutti gli anni degli andirivieni di Elias dall'Amazzonia,
Mark si rec a trovarlo solo una volta. A Belm, lo slum galleggiante
di Iquitos, in mezzo al traffico fluviale di lunghe canoe
scavate e chiatte che trasportavano le ricchezze strappate alla
foresta e ai fiumi dell'Amazzonia, lui ed Elias bevvero un
liquore ricavato da testicoli di scimmia fermentati, che avrebbe
dovuto aumentare la potenza sessuale. Comunque si guardava
bene dal fare sesso con quelle puttane di Iquitos, piccole, tutte
dipinte, sudaticce, anche se i loro piccoli corpi vivaci dai seni
minuscoli erano attraenti. No, non voleva provare l'ayahuasca,
aveva gi la diarrea, grazie. Ma Elias si dava un gran da fare per
offrire al suo amico un'autentica esperienza amazzonica: si
imbarcarono su una specie di vaporetto fluviale lungo, stretto,
munito di tettoia. Si chiamava Il Verme, e per due giorni discese
il fiume lentamente, sbuffando nella pioggia incessante.
Loro si contesero con i passeggeri - abitanti delle cittadine
rivierasche, venuti a Iquitos per vendere mercanzie di ogni
genere - i posti dove appendere le amache. Molti viaggiavano
con polli vivi legati insieme per le zampe, giganteschi spolverini
pieni di occhi. Dopo essere sbarcati in un piccolo e desolato
villaggio fluviale, dove la gente viveva in capanne di legno
sospese su palafitte di tronchi di palma, sopra un acquitrino
fangoso e fradicio, noleggiarono una canoa, e Mark rimase
seduto a prua sotto il suo poncho, a far luce con una torcia
elettrica, senza pi neanche una sigaretta, sudando miseramente,
la pelle ridotta ad un colabrodo dalle punture d'insetti, mentre
Elias pagaiava nottetempo lungo un affluente, facendosi
strada con tanta abilit tra gli alberi crollati che neanche una
volta Mark fu colpito in faccia dai rami che si profilavano
all'improvviso, anche se spesso ci and vicino. I pesci continuavano
a saltare dentro la canoa, sbatacchiando sul fondo:
alcuni erano pericolosamente cornuti e corazzati, come rinoceronti
in miniatura; alcuni riuscivano a rituffarsi in acqua, e uno,
balzato fuori dal buio, si era schiantato sul petto di Mark con
la forza di un cane fradicio in corsa. E c'erano anche i piranha,
disse ridacchiando Elias. Ogni tanto Elias smetteva di remare ed
illuminava la riva con la torcia, cercando gli occhi rossi dei
coccodrilli. Mark stava bene attento a tenere le mani dentro la
canoa. Poi Elias si ferm alzandosi in piedi sulla canoa, con le
mani a imbuto, emettendo strani suoni, grugniti e brontoli,
sostenendo di chiamare un cinghiale che sentiva correre nella
foresta. La canoa era in mezzo alla corrente e Mark si ritrov
faccia a faccia con una rana velenosa, verde come un limone e
grossa come un pallone da basket, acquattata su un tronco
d'albero alla deriva. Finalmente arrivarono a destinazione, un
minuscolo villaggio sul fiume, ancora pi piccolo e sgangherato
del precedente. Qui viveva Cumpashn, il grande sciamano
amico di Elias, con la sua famiglia: sembrava che nel villaggio
fossero tutti suoi parenti, e l'avevano seguito fin l da un luogo
ancora pi remoto e oscuro della foresta, un posto cos umido
e molle, disse Elias, che per loro le pietre erano oggetti magici,
perch le uniche che avessero mai visto arrivavano da molto
lontano.
Oh, bene. Qualcosa da raccontare ai nipotini. Cumpashn
era uno spasso. Mark non cap quasi nulla di quanto accadde
nei tre giorni successivi. Cumpashn viveva insieme a quelli che
secondo Mark erano i suoi parenti pi stretti, in una capanna
sopraelevata, ampia, senza pareti, con il pavimento fatto di assicelle
sottili ed elastiche ricavate da una palma simile al bamb -
in qualche modo si riusciva a non cadere di sotto - che sostenevano
anche una sabbiera su cui si faceva il fuoco per cucinare;
sotto il tetto di foglie c'era una specie di soffitta in cui Cumpashn
si arrampicava di continuo, portando gi teschi e pelli di
giaguaro, lunghe cerbottane ed un fucile a doppietta, i suoi averi.
C'erano animali, bambini, madri e mogli dappertutto. Cumpashn
aveva chiamato uno dei suoi figli Elias, un altro Thriller,
e aveva anche una figlia piccola di nome Elvis. (Da anni quella
zona era battuta dalle pi intrepide comitive di viaggi d'avventura).
Tutti, compresi alcuni degli animali, dormivano sulle
amache; Elias e Mark appesero le loro nella casa grande e
felice di Cumpashn. Cumpashn cambiava la sua acconciatura
di piume di svariati uccelli circa tre volte al giorno, metodicamente,
come un patito della moda; portava collane di denti di
giaguaro. Le donne indossavano abiti larghi e stracciati a forma
di T-shirt, collane e braccialetti complicati, fatti di aculei di porcospino
e semi colorati. Cumpashn era quasi senza denti, una
faccia scura e levigata che sembrava una lanterna di Halloween, e
andava sempre a torso nudo, con jeans neri sfilacciati. Aveva la
costituzione ed il tono muscolare di un pugile, un peso leggero.
Prova a dire quanti anni ha disse Elias.
Vecchio come il padre di tutte le grandi acque azzard
Mark.
Almeno cinquanta. Incredibile, vero?
Be', questo si direbbe un eccellente club salutista. Non
riusciva a rinunciare al suo stolido spirito newyorkese.
Cumpashn innervosiva Mark. Ogni tanto lo sciamano lo fissava
per un periodo di tempo maledettamente lungo, e lui sentiva
che in qualche modo la sua aura e la sua essenza ineffabile
erano in bella mostra - aculei di spirito corrotto che irradiavano
attraverso tutte le punture di zanzara - e cercava di ricreare nei
suoi occhi la luce di Lorca ormai persa da tempo.
Cumpashn ed Elias parlavano, parlavano, parlavano tutto il
giorno, in un miscuglio del poco spagnolo che Cumpashn
conosceva e del pochissimo linguaggio sciamanico che Elias
aveva imparato; tra l'altro Cumpashn aveva un modo di esprimersi
ronzante, quasi sussurrato, che sembrava privo di consonanti,
proprio come la sua terra era priva di sassi, e Mark non
riusciva a capacitarsi di come Elias riuscisse a capirci qualcosa.
Ma esplodevano in risate fragorose, battevano i piedi a terra, e
si chiamavano Cumpashn a vicenda, cosa che Mark non capiva
assolutamente. La prima mattina che Mark si svegli nella
capanna-palazzo di Cumpashn, guard gi dall'amaca e vide
una testa di cinghiale in una bacinella di plastica sul pavimento,
e un'altra era piena delle sue interiora, e dappertutto c'era
appesa la carne del cinghiale, pezzi rossi e viscosi, interamente
ricoperti di mosche. Cumpashn cacciava con la cerbottana, e
solo raramente usava la doppietta: era difficile procurarsi le
munizioni. Pescava utilizzando esclusivamente il fusto di un
alberello, uno spago e un amo senza esca, che faceva ballonzolare
sopra la superficie dell'acqua. Ci nonostante aveva anche
preso tredici pesci in mezz'ora e li aveva messi a cuocere interi
dentro il fuoco, come patate al forno. Quando Mark esaur
tutto il repellente per insetti che avevano portato, Elias gli insegn
a fare una poltiglia di formiche rosse ed a spalmarsela sulla
pelle, per tenere lontane le zanzare.
La notte successiva Mark osserv Cumpashn che assisteva
un paziente sofferente, secondo Mark, di un attacco di fegato;
gemeva penosamente e si contorceva sul pavimento d'assicelle
di palma, premendosi l'inguine. Era tutto pazzesco: Cumpashn
bevve da boccali ricavati da una zucca, pieni di pezzetti di radice
di aglio selvatico e aguardiente, fum tabacco selvatico,
mentre Mark aveva le convulsioni per l'astinenza da nicotina.
Poi lo sciamano estrasse un sasso da un sacchetto di cuoio, una
piccola pietra a forma di uovo, la prese tra le mani e le parl in
tono dolce e confidenziale per quasi un'ora, dicendo: S...
No... Ah... S... No, no. S! Anche a me sembra un problema
di fegato! - Chiss cosa diceva.  la sua pietra magica, sussurr
solennemente Elias. L'aveva trovata da ragazzo, quando era
apprendista sciamano: la pietra stava saltellando lungo un sentiero
della giungla. Tramite essa Cumpashn consultava gli spiriti
di tutte le piante medicamentose della foresta. Gli spiriti
dicevano allo sciamano che cosa fare: sembrava avessero consigliato
a Cumpashn di succhiare via la malattia dal corpo del
paziente. Lo sciamano gli mise la bocca sulla pancia, con grandi
rumori di risucchio, si alz in piedi tenendosi le mani sulla
bocca con orrendi suoni di rigurgito, poi and barcollando
vicino alla capanna e teatralmente sput via la malattia, nel
buio della foresta. (Ogni volta che Mark si alza durante la notte
per vomitare, e barcolla verso il bagno con la bocca che gi gli
si riempie, gli torna in mente questo episodio). Poi Cumpashn
scomparve, e torn circa un'ora pi tardi, per dare da bere al
malato una pozione che aveva ricavato dalla corteccia di un
albero.
Quella notte Cumpashn si offr di curare Mark dal suo
male. Si picchiett le tempie, lasciando intuire che avrebbe
curato Mark dalla pazzia o da una malattia mentale. Elias e lo
sciamano si fecero una grassa risata.
Mark disse: Non mi far succhiare da lui per nulla al
mondo. Poi aggiunse: Mah. Forse mi piacerebbe smettere di
fumare.
Cumpashn chiese se Mark avesse una foto con s. Una
foto? Be', s, aveva una foto di riserva per il passaporto, nel portafoglio.
Cumpashn mise la foto di Mark nel suo sacchetto di
cuoio, insieme alla pietra magica, e borbott qualcosa tipo:
Fatto.
Mark aveva finito le sigarette da giorni, e il tiro che aveva
provato a dare alla foglia di tabacco selvatico arrotolata di
Cumpashn, gli aveva quasi fatto uscire il cervello dalle orecchie
per la tosse. E quando tornarono a Iquitos, Mark non fumava
gi da pi di una settimana, e la voglia gli era passata. Da allora
non aveva pi fumato una sola sigaretta, neanche una - fino a
circa un mese fa. Adesso ha superato i due pacchetti al giorno.
Alle cene come quella della sera prima, a Elias piaceva raccontare
alla gente di come Cumpashn avesse tolto a Mark il vizio
del fumo.
Durante i tre anni trascorsi come marito mantenuto nel loft
imperiale, i party come quello della sera precedente erano gli
eventi pi eccitanti della vita di Elias: riviveva drammaticamente
le sue gesta amazzoniche per un pubblico totalmente soggiogato.
C'era qualcosa d'intenso in Elias; c'era un'inflessibile
grandezza di spirito nel suo amico - aveva cominciato a pensare
Mark negli ultimi anni - che stava lentamente svanendo. Chiss
di che cosa avrebbe parlato Elias, se tutte quelle storie sulla
foresta pluviale non fossero state cos di moda. Be', probabilmente
non della cosa pi interessante: le sue donne segrete.
Continuava a dire che si sarebbe rimesso a studiare per prendere
il diploma di erborista, o di naturopata o di omeopata, o una
combinazione di tutt'e tre, per poi aprire uno studio. Ma via,
ritornare a scuola alla sua et?
Poi Elias trov la loro nave. Tre settimane pi tardi, sedici
anni dopo che lui ed Elias avevano sognato per la prima volta di
affrontare insieme avventure del genere, Mark mise Miracolo in
un canile, vol a Saint John, prese un taxi per il cantiere navale,
e la passerella lo port sulla concretizzazione in ferro e ruggine
del loro sogno. Una nave, e in parte era sua. Mark non aveva
mai posseduto neanche un'auto. Una nave morta, svenduta da
un proprietario troppo impaziente, meschino, privo d'immaginazione,
rispettoso della legge per sapere come farla tornare a
navigare; una nave che fingeva soltanto di essere morta, aspettava
solo che arrivasse qualcuno capace di riconoscere il suo vero
valore e di salvarla dallo sfascio. A bordo c'erano gi Haley, un
ex soldato amico di Elias, grosso e peloso - aveva fatto parte di
un gruppo di marines e agenti della DEA di stanza a Iquitos, che
teneva d'occhio i traffici di droga di Sendero Luminoso nell'alto
corso del Rio delle Amazzoni - e Yoriko, vestita di nero, una
bella ed esile giapponese sui vent'anni con cui Elias aveva una
storia. Haley adesso faceva il buttafuori in un night; Mark ed
Elias lo avevano assoldato perch desse loro una mano.
Un bel secchio di ruggine ghign Haley, stringendogli la
mano.
Stai attento ai buchi sul ponte, Mark disse Elias. Non
vorrei che ci cascassi dentro. Sprofonderesti tanto in basso che
non riusciremmo a sentire le tue grida d'aiuto.
Non credevo che fosse cos arrugginita disse Mark.
La usavano proprio in economia disse Elias. Pi che
altro si dedicarono a un po' di commercio costiero qui intorno.
La adoperavano come un camion, trasportavano carichi avanti e
indietro da Halifax. Si fanno soldi anche cos. Ma una volta, ci
crediate o meno, faceva rotta dal Giappone, passava dallo stretto
di Panama. Ho trovato la nota d'imbarco dell'ultimo equipaggio,
in cabina di comando. Ufficiali polacchi, equipaggio in
gran parte cinese.
Venne tutto predisposto per rimorchiare la nave fino a New
York. L'unico problema era che la societ di classificazione
della nave, la Nippon Kaiji Kyokia, informata della vendita
dell'imbarcazione danneggiata, si rifiutava di dichiararla idonea,
anche se solo a traino, finch non fosse arrivato un ispettore da
Halifax per fare il sopralluogo richiesto. L'opinione di Elias era:
Vaffanculo, ce ne andiamo comunque. Aveva previsto il problema,
e sapeva che potevano farcela. La societ dei rimorchiatori
chiedeva,duemila dollari diari per il lento viaggio di tre giorni
fino a New York. Appoggiando il libretto degli assegni sul parapetto,
Mark vers la sua quota. Guard il porto tranquillo e la
Baia di Fundy, l'increspatura luccicante della marea che cambiava.
Era pomeriggio avanzato. Non si era mai spinto tanto a
nord, e non aveva mai respirato aria cos fresca e pulita.
Pescherecci di legno avanzavano scoppiettando nel porto,
seguiti da fitti stormi di gabbiani, e c'era gi la luna, pallida
come una macchia di sapone su uno specchio, nel cielo azzurro,
limpido.
Mentre i marinai del rimorchiatore preparavano i cavi di
traino, Elias, Mark e Yoriko salirono nella tuga da una scala
buia. Mark afferr il timone montato sul pilota automatico e
guard il ponte lungo e ingombro, l'intrico degli alberi, il mare,
Elias illustr brevemente l'impianto radar - abbastanza primitivo,
disse - il loran e il sonar, la radio VHF, tutte apparecchiature
fuori uso, senza l'energia elettrica. Questo pulsante aziona la
sirena della nave, non funziona, ovviamente, C'era un tavolo
per le carte nautiche, con i cassettini ancora pieni. Alla parete
un cronometro a carica regolato sull'ora di Greenwich, un barometro
e un manifesto giallognolo che dava la forza dei venti
secondo la scala di Beaufort.
Elias e Yoriko erano gi andati a procurarsi coperte e materassi
per il viaggio, due per le cabine degli ufficiali e uno per
l'alloggio del capitano, che naturalmente Elias aveva destinato a
se stesso e Yoriko. A Saint John Elias, con le nuove carte di credito
intestate alla societ - Achuar Corp di Panama City (era il
nome della trib di Cumpashn) - aveva comprato lampade
Coleman, una grande quantit di batterie di ricambio e di cassette
per il registratore, refrigeratori pieni di cibo e di birra,
bottiglie di liquore, barili di acqua potabile, una piccola griglia
per il barbecue, un fornello a gas a due fuochi, che pi tardi
avrebbero portato in cambusa: era destinato al loro futuro equipaggio
di restauratori. Avevano persino comprato una toilette
da campeggio. Era come se partissero per fare tre giorni di
vacanza in una caverna di montagna galleggiante.
Andarono ad ammirare le saune dietro le porte lucide, di
mogano, con le maniglie d'ottone, l'unico tocco di lusso rimasto
a bordo. Le piastrelle bianche e nere luccicavano.
Presto funzioneranno disse Elias e allora faremo saune
con le erbe curative. Pass un braccio intorno alla vita di
Yoriko e sorrise. Oh, Yoriko, amore mio, che emozione.
Yoriko, rannicchiata tra le braccia di Elias, disse: Sono stupende.
Sento che diventer una nave stupenda. Alz lo sguardo
e gli sorrise. Anche se adesso  abbastanza squallida. Poi
guard Mark, chiuse gli occhi e disse: Questo macho assassino
mi ha segregata qui, tutto il giorno a pulire.
I marinai canadesi del rimorchiatore li aiutarono gentilmente
a issare la passerella - una volta ritornata l'energia l'operazione
sarebbe stata effettuata automaticamente da un argano - e
scesero sul molo lungo la murata, con una scaletta di corda. Poi
Elias, Haley e Mark tirarono a bordo i cavi d'ormeggio - come
veri marinai, pens Mark, ridendo per l'eccitazione, aggrappandosi
con tutte le forze al cavo unto, viscido, che puzzava di
kerosene, mentre Yoriko scattava fotografie.
Un grosso rimorchiatore - 4300 cavalli, disse Elias - di
nome Lilly, faceva strada, tirando i due grossi cavi di traino
arrotolati intorno alle bitte di prua e al parapetto di murata.
Altri due rimorchiatori pi piccoli procedevano sottobordo,
uno a poppa, l'altro nascosto dalla svasatura della prua. La nave
cominci a muoversi, venne fatta uscire lentamente dall'attracco,
ed entr nella Baia di Fundy. L'acqua era screziata dai tenui
colori pastello del tramonto, le stelle cominciavano a spuntare
nell'azzurro profondo e luminoso del cielo. Il capitano della
Lilly era uno scozzese di mezza et, Maurice. Aveva baffi da tricheco
e si faceva chiamare Capitn Mo. Fece suonare la sirena
del rimorchiatore. Elias concesse a Yoriko l'onore di rompere
una bottiglia di champagne contro il parapetto superiore del
ponte di prora, poi port fuori quattro calici e altre due bottiglie
di Mot & Chandon e fece saltare i tappi. Si sedettero sulle
bitte di ferro nero e si appoggiarono alla battagliola, sorseggiando
champagne in un brindisi.
Al mio primo ufficiale disse Elias, toccando il bicchiere di
Mark.
Ah, s? Fammi un po' indovinare chi  il comandante.
Ed Elias, facendo del suo meglio per imitare un forte accento
di Long Island, disse: Ti piacerebbe, a te, essere comandante
di qualcosa!.
Mark scoppi a ridere, ed Elias spieg il vecchio scherzo:
all'universit c'era un tizio, capitano della squadra di golf, o
qualcosa del genere, e una volta Elias lo stava sfottendo, e una
ragazza s'era arrabbiata e aveva detto quella frase, e per lui e
Mark era diventato una specie di ritornello idiota...
Per! disse Yoriko. Secondo me voi due vi conoscete da
troppo tempo.
Poi si ritrovarono in oceano aperto, l'acqua appena increspata,
sotto il cielo notturno illuminato dalla luna; i due rimorchiatori
pi piccoli si erano allontanati facendo fischiare le sirene,
e quello davanti - lo chiamavano il Rimorchiatorino
CheCe-La-Fa, anche se era quello pi grande - aveva puntato a sud,
sotto la Nova Scoria, e la sua scia spumeggiava verso la nave
come uno strascico da sposa ricamato e luminoso che sarebbe
arrivato fino a New York.
Misero qualche hamburger sulla griglia, in plancia. Elias
raccontava storie sui vari modi di far soldi con le truffe navali.
Diciamo, per esempio, che qualcuno in Brasile abbia ordinato
un carico di aspirapolvere, tramite un distributore tedesco....
L'amico in Brasile paga i soldi per la vendita ad una
banca, continu Elias, e il distributore organizza la transazione,
assicura gli aspirapolvere, rilascia le sue regolari fatture, controlla
che sia tutto caricato sulla nave, poi porta i documenti di
carico a una banca e viene pagato. Tutto a posto. Ma nessuno
sospetta che il capitano della nave ne sia anche il proprietario,
e che il nome della nave non sia che uno dei tanti che ha cambiato
negli ultimi mesi. Parte per il Brasile con un carico nella
stiva che vale pi di un milione di dollari, e finisce in mezzo a
una tempesta, una tempesta che non appare in nessuna foto
meteorologica da satellite, ma diavolo,  in alto mare, non possono
mica rilevare ogni piccolo tifone che scoppia all'improvviso,
no? La nave s'inabissa sul fondo dell'oceano. Ma la maggior
parte dell'equipaggio sopravvive. Vengono ritrovati su una
scialuppa ben fornita di viveri, raccontano la terribile storia
della tempesta e del naufragio, e il tragico destino del loro
capitano, del capo macchinista e di pochi altri, che sono saliti
sull'altra scialuppa. Ma nella tempesta li hanno persi di vista, e
d'un tratto la radio dell'altra scialuppa si  ammutolita, e ormai
da giorni non ricevono un loro segnale. Be', il compratore degli
aspirapolvere in Brasile non fa altro che riscuotere la sua assicurazione,
e cos fanno tutti quelli che avevano un carico sulla
nave. Mentre la nave, gi con un altro nome, entra tranquillamente
in un piccolo porto della Guyana, governata dal suo
anonimo equipaggio fantasma, assume altri marinai e riparte,
diciamo, per Cuba o il Messico, o per il Medioriente, e l il
capitano vende tutto quello che c' nella stiva, s'intasca il denaro
e lo divide, in parti non uguali, con i suoi leali compagni di
cospirazione.
Elias raccont qualche altra storia del genere. Il modo pi
facile per fare i soldi con una nave come questa, disse, era di
metterla a posto spendendo il minimo, assicurarla per molto pi
di quello che la si  pagata e farla affondare.  facile diventare
ricchi, devi soltanto avere fantasia e cojones. E fecero un brindisi,
allegri e contenti.
Pi tardi Mark si appoggi alla balaustra sotto le vetrate
della tuga, e guardava davanti a s, attraverso il vetro opaco,
sorseggiando uno scotch. Gi dopo poche ore l'oceano buio era
uno spettacolo piuttosto monotono. Difficilmente avrebbero
avvistato qualche balena. Elias e Yoriko erano fuori sul ponte,
chiacchieravano e ridacchiavano. Elias le stava mostrando un
sestante e sfoggiava le sue conoscenze di astronomia. Haley
aveva bevuto troppo, era seduto al tavolo delle carte nautiche
con la testa appoggiata sulle braccia incrociate. L'oceano era
tranquillo e la nave procedeva stabile ed a velocit costante, e
allora perch aveva la nausea? Era geloso di Elias e Yoriko, non
tanto della loro storia, forse, quanto della disinvoltura di Elias
con le donne. Mark era un po' ossessionato dal matrimonio di
Elias e Kate, lo studiava di continuo per capire il fallimento del
proprio con Sue. La storia di Elias e Kate procedeva cos dannatamente
bene. Elias non era mai troppo pigro o preso dalle sue
cose o egoista da non prestare attenzione a Kate, e sembrava che
provasse sempre un gran piacere a farla divertire. Era sempre
come se si fossero appena conosciuti, e volessero mostrare reciprocamente
il meglio di loro stessi - o piuttosto, quello che
Elias e Kate credevano fosse il meglio di loro stessi. Elias era il
migliore amico di Kate, e anche se sapeva fingere, come quasi
tutti i migliori amici delle donne, con lei era davvero credibile.
Sin da prima che Sue lo lasciasse, Elias continuava a dirgli:
Mark, non fare cos con le donne, Mark, cerca di fare cos la
prossima volta che ti metti con una donna. Elias una volta aveva
detto: Mark, tu con Sue hai commesso un errore stupido, per
quanto comune... hai pensato che vivendo insieme da tanto
tempo, con lei potevi comportarti come quando eri un ragazzino,
nella tua famiglia di psicotici. Che ti era consentito essere
lamentoso e troppo indulgente con te stesso. Che non avevi
bisogno di farti bello ai suoi occhi. Cos Sue ha dovuto patire
insieme a te ogni minimo trauma per il negozio di video. Ma,
Mark, le prime volte che uscivi con Sue, saresti rimasto tutta sera
seduto a lamentarti del tuo negozio? Avresti cercato di convincerla
a passare la vita insieme a te dicendole che ti sentivi in una
situazione senza via d'uscita? Mark, solo le mamme, a parte la
tua, non ti sbattono fuori di casa quando ne hanno abbastanza di
te e non ti cacciano dalla famiglia se diventi noioso; puoi star
sicuro che le mogli lo fanno. Specialmente quando sono ancora
giovani e attraenti e, giustamente, muoiono dalla voglia di essere
apprezzate e di divertirsi, come Sue. (Si era portato a letto anche
Sue?) Elias aveva detto che le donne le devi conquistare giorno
per giorno. Devi essere galante, Mark. E anche un po' formale. E
il bello  che questo non esclude la sincerit, e con l'andare del
tempo diventa sempre pi facile. Aveva detto: Tienti in serbo
tutte quelle stronzate, quelle tristezze da fallito, per una crisi
reale, quando avrai davvero bisogno di lei, chiunque lei sia,
Mark. Sono sicuro che presto ce ne sar un'altra.
Un giorno, poco tempo dopo che Sue l'aveva lasciato, Mark
si sentiva veramente a pezzi, e aveva detto a Elias: Mi sento
come se avessi nel petto mezza tonnellata di piombo, dottore.
Avr una cura sciamanica per il crepacuore, quel Cumpashn?
Ma certo, Mark, aveva detto Elias. Prendi una pietra e la fai
bollire. Quando l'acqua si raffredda la bevi. Ti rende il cuore
duro.
Mark and all'altra ala del ponte, quella dove non c'erano
Elias e Yoriko, per prendere un po' d'aria. Rimase l a lungo, la
faccia esposta al vento freddo dell'oceano, che gli rombava nelle
orecchie, gli riempiva i polmoni. Guard in alto, le stelle che
brillavano fitte, e in basso, l'acqua agitata che si allargava a ventaglio
dietro la nave, i flutti che adesso erano chiazzati di schiuma
lucente, poi la luce calda del Rimorchiatorino Che-Ce-La-Fa,
davanti a loro, come una casupola solitaria in mezzo a una
landa desolata.
Quando torn dentro, Haley russava sulle carte nautiche, la
porta che dava sull'altra ala era stata chiusa, e pens che Yoriko
ed Elias fossero andati a letto, finch non sent provenire da
fuori le risatine soffocate di Yoriko. Prese una torcia e decise di
esplorare la nave, nel buio pesto. Elias gli aveva consigliato di
non fare quel genere di passeggiate di notte; era buio e c'erano
in giro un sacco di oggetti male assicurati, la nave poteva impennarsi
o rollare all'improvviso e c'era il rischio di rompersi una
gamba. Tenendosi al corrimano, scese dal piano dov'erano le
loro cabine ed apr una porta che dava su un corridoio del piano
inferiore. Si ritrov a dondolare malfermo mentre percorreva il
corridoio, illuminando con la torcia le piccole cabine d'acciaio,
spoglie e scrostate, dove avrebbe dormito l'equipaggio, a quel
piano e a quello pi sotto. Gli obl incorniciavano l'oceano,
nell'oscurit. In basso poteva sentire la nave vuota che gemeva e
scricchiolava come una casa infestata dai fantasmi, per lo sforzo
del traino. Sentiva il clangore lontano di oggetti metallici che
sembrava cadessero sul fondo di un profondo pozzo di ferro.
Scese al piano inferiore, seguendo la luce della torcia nell'oscurit,
affascinato dalla sensazione di disagio che provava, tutto
solo in un ambiente alieno e spettrale - che era per met suo,
dopotutto. Di recente era morto un uomo su quella nave.
Qualcosa lo spingeva verso la sala macchine, dov'era avvenuto
l'incidente. Alla fine del corridoio trov la maniglia della porta
d'acciaio che immetteva nella sala macchine, l'abbass e spalanc
la porta, e dopo essere sceso da una scala metallica e avere
oltrepassato un'altra porta, si trov nella sala comandi e rimase l
a far rimbalzare il fascio di luce lungo il cubo di acciaio a due
livelli, circondato da una stretta passerella, dell'impianto motori.
C'era un gran puzzo di bruciato, nafta, grasso da macchine.
Illumin con la torcia una tavola metallica annerita dal grasso,
coperta di attrezzi e vecchi giornali, il quadro comandi e le scatole
degli interruttori imbrattati di fuliggine, e pi avanti la caldaia,
i grossi tubi, i cavi bruciati, i fasci di fili elettrici legati. Si
sporse dalla passerella, tenendosi saldamente alla ringhiera,
illuminando macchinari a lui sconosciuti, poi diresse la luce al
piano di sotto, sull'immenso motore con i sei cilindri a turbina
che luccicavano debolmente, sui macchinari e le pompe che lo
circondavano. Si sedette sulla passerella al buio, le gambe penzoloni,
pensando che solo pochi mesi prima, l sotto, da qualche
parte, era morto un uomo. Spense la torcia e rimase nell'oscurit
assoluta. Pens di riuscire a sentire il vento gemere nelle enormi
caverne delle stive vuote dall'altra parte della sala motori, il
rombo profondo e attutito dell'oceano che si divideva faticosamente
intorno alla chiglia. Sedeva ondeggiando da una parte
all'altra, lo stomaco scombussolato gli dava di nuovo un po' di
vertigini. Si sentiva triste. Non era proprio abituato alla speranza.
Ormai da anni aveva un rapporto di sfiducia con la speranza.
Pens: Per favore, fa' che stavolta funzioni. Per favore, fa' che
combini qualcosa di buono.
La mattina successiva si svegli nella sua cabina: era scivolato
dal materasso sul pavimento. Si mise in piedi, e di nuovo il
pavimento cedette sotto di lui, mentre i suoi piedi indietreggiavano
come pezzi di domino che cadono, finch urt la paratia
con la schiena. Barcoll in avanti e atterr con le mani sull'obl,
guard fuori, nebbia grigia, onde color ardesia che s'innalzavano
e crollavano pigramente tra spruzzi di schiuma. Il vento
risuonava cupo, un ululato basso e costante che attraversava un
tunnel di ferro senza fine. Torn sul materasso e lo afferr ai
due lati, rimanendo aggrappato cos per chiss quanto tempo.
Sentiva il rumore di oggetti che sbatacchiavano dappertutto.
Pi tardi, quando and a vomitare sul ponte, pioveva forte.
Vide un uncino da carico oscillare violentemente da un capo
all'altro della ghia allentata. Si avvinghi al parapetto e vomit
lungo la murata, lasciando che il vento se lo portasse via, osservando
le onde che si sollevavano sul fianco della nave e si
infrangevano in ampie strisce di schiuma sibilante, facendo
ondeggiare lui e la nave.
Inzuppato fradicio, torn dentro e tenendosi con tutt'e due
le mani al corrimano della scala si trascin lentamente fino alla
timoniera. Yoriko e Haley erano seduti fianco a fianco sul pavimento,
appoggiati alla paratia, sotto il vetro sferzato dalla pioggia,
dondolando avanti e indietro. Haley sorrise debolmente.
Elias era in piedi vicino a loro, e con una mano si teneva aggrappato
alla ringhiera sotto la vetrata, e anche lui sembrava pi
pallido del solito.
Naturalmente non sarebbe cos brutta se procedessimo
con i nostri motori disse Elias, quasi a mitigare la propria
responsabilit per il cattivo tempo. Vento forza cinque, al massimo.
Bazzecole.
Mark era dietro di lui, guardava attraverso la pioggia il
rimorchiatore che si faceva strada tra le onde.
Va', Rimorchiatorino Che-Ce-La-Fa disse con indifferenza.
Parlare gli provoc un nuovo attacco di nausea. Si sedette
vicino a Yoriko.
Quel giorno solo Elias mangi. A un certo punto li chiam
alle vetrate di babordo e avevano guardato un'altra nave, il
lungo ponte stipato di container, che arrancava sull'orizzonte
nebbioso. Potevano vedere il carico anteriore che la faceva
inclinare verso il basso nell'oceano, le onde s'infrangevano sulla
prua e sul ponte in grandi esplosioni di acqua e schiuma.
La pioggia e i venti, il rollio e il beccheggio incessanti continuarono
con stupefacente monotonia tutto il giorno e tutta la
notte, fino al mattino seguente. Furono il giorno e la notte pi lunghi
che Mark avesse mai passato. Il tempo si era trasformato in un
elemento inerte in cui si veniva intinti, su e gi, su e gi, luce e
oscurit non contavano nulla. Poi la bufera inizi a calmarsi.
Era gi notte quando cominciarono ad avvicinarsi a New
York, entrando nelle acque al largo di Sandy Hook e
dell'Ambrose Channell che portano alla Lower Bay. Riuscivano gi
a scorgere in lontananza le sottili strisce di luce lungo le rive di
Staten Island, e i fiochi lumi delle navi davanti a loro, che aspettavano
di entrare in porto, attendendo che la marea crescesse a
sufficienza, permettendo alla chiglia di passare tra i canali in
secca.
Senza carico, senza motori, con poco pescaggio, trascinata
dal Rimorchiatorino Che-Ce-La-Fa come un immenso aquilone
in una scatola metallica, la Urus poteva entrare direttamente in
porto. Erano sulla balaustra di dritta, l'aria della notte adesso
era pi calda, il vento umido e greve, una premonizione dell'estate
stagnante che li attendeva. Fecero un brindisi quando
arriv la nave del pilota e questi scavalc il parapetto per imbarcarsi
sul rimorchiatore.
Poco dopo riuscirono a vedere le luci all'altezza di Coney
Island e, di fronte, le luci azzurre che segnalavano il ponte di
Verrazzano, sullo stretto. Superarono un'enorme petroliera,
illuminata come una centrale elettrica nella notte, che scaricava
petrolio su una chiatta. Trascinata nella debole corrente, la Urus
scivol sotto il ponte, attraverso lo stretto, entrando nella
Upper Bay, tra Staten Island e gli Anchorage Fiats di Bay Ridge.
Adesso le luci del porto ribollivano tutt'intorno a loro. Haley
vers un po' di bourbon nelle tazze. All'imbocco del Kill van
Kuli - dove la maggioranza dei mercantili deviava per andare
da Staten Island a Bayonne, agli scali e ai depositi della Newark
Bay e dell'Arthur Kill - giunsero due rimorchiatori per agganciarli
e cozzarono sui due lati dello scafo, scuotendo leggermente
l'intera nave; davanti a loro videro il pilota che se ne andava
dall'eroica Lilly e risaliva sul suo natante, che si allontan in
fretta verso la destinazione successiva. Brindarono e si abbracciarono
come vecchi emigranti, quando videro la Statua della
Libert illuminata, e dietro di essa un sottile grappolo di grattacieli
con le luci bianche, all'estremit di Manhattan.
Proseguirono costeggiando le lunghe sponde buie dei moli
abbandonati del Sunset Park, entrando nella Gowanus Bay e infilandosi
in un canale semibuio dietro una serie di cisterne ed un
deposito di chiatte, attraverso l'imboccatura di un bacino chiuso.
I rimorchiatori si muovevano intorno allo scafo, spingendolo
e guidandolo come una banderuola in mezzo alla corrente; alla
fine lo assicurarono a prua e a poppa a un lungo molo sormontato
da un'alta struttura rettangolare di cemento, circondato
dalle buie rovine dei terminal, dalle banchine crollate.
L'ancoraggio pi economico di tutto il maledetto porto
disse Elias, mentre Mark, Haley e Yoriko osservavano le sagome
delle rovine.
Sulla banchina lastricata erano parcheggiati due furgoni, e i
portuali erano sparsi lungo la testata della banchina, vicino alle
bitte (erano stati assunti appositamente). Elias li fece scendere
dalla plancia e disse: Devo tirargli le gomene.  da anni che
non lo faccio.
Si appoggi un rotolo di spesso cavo d'ormeggio su una
coscia, poi lo rote e lo scagli quasi come un campione olimpionico
di lancio del martello: la fune fendendo l'aria si abbatt
sul molo. Elias ripet l'operazione pi volte, poi lasci fare un
tentativo ad Haley, e tutti e quattro andavano spediti da un capo
all'altro della nave.
Poi Elias mostr loro come abbassare la passerella saltandoci
sopra, e cos si concluse il primo e ultimo viaggio per mare di
Mark.
Adesso Mark  il Rimorchiatorino Che-Non-Ce-La-Fa-Pi, trasformato
in una larva umana. Sdraiato a letto con i postumi della
sbronza, il portacenere sul comodino traboccante di cicche puzzolenti.
 meglio che Rimorchiatorino si alzi e vada a spostare la
sua macchina se non vuole che la portino via col carro attrezzi.
Deve portare a spasso il cane. Andare a far la spesa per il suo
equipaggio. Rimorchiatorino ieri sera  andato a cena da Kate
ed Elias, che razza di serata. Ma se non altro era vicino a Moira
Meer - che  di Elias, e se non  di Elias  di Phil. Uh-huh. Ecco
un simpatico ritornello che pu mettersi a comporre mentre fa
colazione (caff, riso fritto surgelato vecchio di due giorni), per
proporlo a Chiacchiere della Fottuta Citt dei Balocchi: come
atteggiare la tua anima durante una cena con giovani e ricchi
artisti, fannulloni, progressisti, e una ragazza davvero incomparabile
e stupenda innocentemente seduta al tuo fianco, se ti cpita
di possedere segretamente una nave di schiavi nel porto di
New York. Affitta il Rimorchiatorino per trascinare quell'anima
e gettarla in mezzo a tutta l'altra spazzatura, giusto?
Ci starebbe bene un sorso, ma  meglio andare: Rimorchiatorino
deve portare da mangiare al suo equipaggio, visitare
il vecchio ferito. I nostri piccoli schiavetti neri, propriet del
Capitn Elias Corts e del primo ufficiale Mark Pizarro. Dicendo
cos, vostro onore, non vuole essere razzista, nooo, usa l'autoironia
per amore d'onest, con il suo amaro umorismo arriva
al cuore di quella che, se ne rende conto,  ormai una situazione
tremenda, e lui ne  responsabile, anche se inizialmente
aveva buone intenzioni - be', per lo meno non pensava di
diventare uno schiavista. Comunque non sono tutti piccoli. E
neanche scuri.  stufo di averceli sempre in mente, di sentirsi
arrabbiato e in colpa ovunque vada, ecco, perch li vede dappertutto:
fanno gli sguatteri ai McDonald, ormai lavorano persino
nelle pizzerie al posto degli italiani e dei greci, in fila
davanti a quel chiosco di tacos all'angolo tra la Novantaquattresima
e Broadway, nella metropolitana, nelle gastronomie,
i coreani li mandano sempre in cantina a prendere il gelato
e loro tornano su e guardano ansiosamente i clienti coi loro
occhi scuri, cercando qualcuno che abbia l'aria di stare l ad
aspettare il gelato perch non sanno neanche quel tanto d'inglese
per dire: Chi sta aspettando il gelato? - piccoli neri, quasi
mai nere, ridacchiano in spagnolo, gli occhi scuri che luccicano,
fisici tarchiati e orgoglio da Napoleone, facce serie da aztechi (o
gi di l). Ormai non c' un proprietario coreano di gastronomia
in tutta New York che non sappia come minimo dire: Qu
pasa? (ha notato Mark). Che  anche tutto lo spagnolo che lui
conosce... Quei ricchi Aghetti alla cena, tanto affascinati dalle
storie di Elias sui magici sciamani della foresta pluviale: perch
neanche una storia sui marinai-schiavi centroamericani, eh,
Elias? Questi non li vedi mica levitare o vomitare farfalle o fare
il vud o comunicare con gli spiriti e i fantasmi, questi sono
soltanto un branco di fottuti, uguali ai fottuti di tutto il mondo,
e lo sanno. (Anche se per un po' c'era stata quella Gatta Che
Faceva La Cuccia).
Comunque lui mica gli parla, cerca di tenere le distanze,
non prova a raccontargli balle per poi ridere alle loro spalle
come fa Elias. Be', non parlando spagnolo, non potrebbe neanche
se volesse. Elias crede che si bevano ogni cosa che dice
perch  un tipo affascinante. Pensa di essere un dannato
Indiana Jones (un esploratore della giungla! nato nel secolo
sbagliato, gli piace dire), il Seor Affascinante delle regioni
equatoriali (il secolo sbagliato per gli schiavi, intende), sa come
comportarsi con gli assassini nella giungla e gli sciamani e i
contrabbandieri e i cacciatori di scimmie e le puttane e i marinai.
Elias avrebbe potuto cavalcare con quelli del Mucchio
Selvaggio, avrebbe potuto essere Bart Oates! Sai cos' il paradiso,
Mark? (aveva citato qualcuno, non si ricorda chi). Il paradiso
 una cantina ai Tropici piena di machos y putas... Cos'
una puta, di nuovo? Una puttana, Mark, Cristo! Ehi, per so
cosa vuol dire macho. Gli piace dire che il suo cuore non ,
non  esattamente quello di un... bianco. Non come te, Mark.
Va bene, dottore, okay.
Il migliore amico dai tempi dell'universit gli ha fatto da
testimone quando ha sposato Kate, far senz'altro da padrino al
suo marmocchio, l'ha coperto e ha mentito di fronte a Kate
ormai da quanti anni? Tutte le donne d'Elias. E cosa ha detto
ieri l'altra sera quando lui fa capire che Moira Meer gli piace?
Elias non ha voce in capitolo, ma pensa di averla! Non era mai
successo che stessero dietro a una stessa donna. Comunque, ha
sempre pensato che, nel caso, Elias si sarebbe fatto da parte. 
sposato, eccetera. Dunque  cos competitivo? Cos morboso?
Phil? Repellente buono a nulla figlio di ricchi! Phil la Fogna,
simpatico e pieno di merda come una fogna. Non pu essere
tua,  mia e se non  mia  di Phil, ha detto Elias dopo la cena
da Kate - s, era proprio una tipica cena da Kate, piena di argomenti
di conversazione intelligenti in cui gente assolutamente
modesta si atteggia ad essere chiss chi, solo el Primero Mark
non era abbastanza furbo da farlo. Ma se non altro el Primero 
seduto vicino a Moira Meer, e i suoi occasionali sospiri grigi vellutati
e le occhiate fumose (uno degli ospiti stava dicendo: S,
sono fotografi malati, ma se potessimo... curarli, e un altro ha
detto Il loro modo di guardare, intendi? Certamente.)
hanno ben presto lasciato trasparire che trovava affascinante
tutta quella raffinata messa in scena tanto quanto lui. Era stata
borsista con Kate tre o quattro anni prima, poi erano sempre
rimaste in contatto - nonostante le insinuazioni che Moira, bench
estremamente dotata di talento, non avesse sfruttato le proprie
capacit: la sua produzione era troppo insignificante, aveva
abbandonato l'integrit concettuale a favore di una soggettivit
squallidamente borghese - le avevano affidato il loft quando
erano andati in Thailandia l'inverno scorso. Elias gli racconta
sempre i dettagli della sua vita intima, ha bisogno di vantarsi
con Mark delle sue conquiste, dei suoi raccolti pazientemente
coltivati. Dunque, Mark credeva che Elias con Moira avesse
optato per una forma di amicizia casta, quasi paterna, nonostante
apprezzasse molto quella ragazza cos vulnerabile ed adorabile,
perch questo  quanto Elias gli aveva raccontato. Mark aveva
cominciato a sentir parlare di lei due anni prima, quando Kate
aveva affittato quel posto sulla Shelter Island e aveva invitato
Moira per una settimana. (Lui era invitato la settimana dopo, i
loro traghetti d'amore forse s'erano incrociati). L, il rapporto
scherzoso e affettuoso tra Moira ed Elias si era trasformato in
una vera amicizia tra studentessa e maritino della docente. Una
ragazza deliziosa, piuttosto insicura ma molto dolce, ha bisogno
di tanto amore e devozione, ha bisogno del suo principe azzurro,
sfortunatamente il suo ragazzo  uno stronzo; si ricorda che
Elias gli aveva detto cos. Moira adora Kate! La sua intelligenza,
la sua sicurezza, la sua bellezza, il suo talento. (Mark ammette
di non essere in grado di giudicare tutti quei saggi teorici che
Kate scrive, anche se non pu fare a meno di notare un certo
sapore di stronzate abilmente riciclate: solo un inca pu fotografare
gli altri inca eccetera, altrimenti si  razzisti e imperialisti
e falsi,  per questo che lei fotografa ricette, il proprio corpo e
cos via). Mark aveva conosciuto Moira, l'aveva vista e avevano
parlato alcune volte negli ultimi anni, quando viveva ancora con
Sue e Miracolo, e Moira stava con quel ragazzo, ma adesso si
sono lasciati.
Dunque la sera prima, in qualche modo, tra loro due  scoccata
la scintilla, non  vero? Dunque la sera prima ha detto:
Wow, quella Moira, che ragazza stupenda, incomparabile! Ha
detto solo cos. Una ragazza davvero stupenda, incomparabile!
Mica che pupa, o robe del genere. Non pu essere tua, lei 
mia. Che cosa sciocca da dire al tuo vecchio amico, Elias.
Sposato, con la tua bellissima moglie ricca e incinta che ti mantiene,
che ti d da mangiare, e, diciamolo, adora il terreno su cui
metti i piedi. Che diavolo vuole? Cos c' qualcosa tra lui e
Moira, eh? Eh? Al bar gli ha chiesto: Elias, c' qualcosa tra te e
Moira? No, gli ha risposto, ci amiamo, ma lei sa che non ho
nulla da offrirle. Ci amiamo! Cos ha detto. Solennemente, con
gli occhi dolci. Ma non posso offrirle nulla. Perch amo sempre
Kate, naturalmente. E bisogna tener conto anche del bambino,
dopotutto. E Moira non  ricca. Ma cosa c'entrava Phil? Elias
poteva almeno dire: Far quel che posso per aiutarti, Mark, ci
metter una buona parola. Poteva incoraggiarlo. Oppure poteva
starsene zitto. Macch. Lei appartiene a lui, e se non a lui, a
Phil. Forse vuole usare Phil come paravento, sa che Phil  cos
idiota e distratto ed egoista da non accorgersi che Padre Elias se
la sta sbattendo? Oppure vuole davvero essere un premuroso
surrogato di pap, vuole sistemarla con Phil soltanto perch
Phil  il tipo pi ricco che lui e Kate conoscano. Ma Moira non
ha rivolto la parola a Phil in tutta la sera, sembra che non si sia
neanche accorta di lui. Invece Mark l'ha fatto, durante gli aperitivi.
Alto, biondo, ripugnante, aristocraticamente emaciato,
Phil, col suo maglione giallo smagliante, sembra Big Bird all'ultimo
stadio di quella dannata malattia. Sto progettando di fare
un documentario sull'ascesa della giustizia cristiana, ha detto
Phil compiaciuto e triste. Bella roba. Progettava sempre qualcosa
e non realizzava mai niente. Quando inizia l'ascesa della giustizia
cristiana? Prima o dopo Cristo? E quale sar il sguito,
l'ingiustizia? Pagherai qualcuno per fartelo, eh, Phil? Sai cos'ha
detto Ges ai portoricani quando  asceso al cielo? Non fate
nulla finch non torno io! Metticelo nel tuo documentario, Phil,
far furore...
Come vanno gli affari in marina, Mark? ha chiesto seccamente
Phil.
Al momento c' una certa depressione, Phil, ha risposto
Mark.
Ve lo dico io cos' la depressione:  quando sulla metropolitana
ti viene lo strano impulso di tirar fuori l'accendino e dar
fuoco al giornale del tizio seduto accanto a te, o di metterti a
leccare il pavimento, e chi te lo pu impedire? Amico, ti passano
per la testa cose davvero disgustose. A cena ero io seduto
vicino a Moira, ero io a crogiolarmi al suo sguardo grigio fumoso
- c' qualcosa nei suoi occhi, s'intonano alla sua voce bassa e
fumosa, come il riflesso ovattato delle luci del palcoscenico, dietro
la spessa coltre di fumo delle sigarette, nel buio di un locale
notturno. Le era piaciuta molto quella storia dei marinai che
non potevano pi fare a meno dei pistacchi. Quel vecchio  una
brava persona, spero che non sia ferito troppo gravemente. Gli
altri... be', gli altri in realt non li conosco. Zombie. Be', anche
loro pensano che io sia un tipo strano, lo so, fin dalla notte
che... ahi! Rideva sommessamente, ma ha appoggiato il suo
bicchiere di vino e si  chinata verso di me, il corpo scosso da
una risatina interminabile, per quella storia dei pistacchi.  la
storia pi buffa che senta da anni, bellissima, ha detto.  piegata
proprio verso di me, potevo sentire il profumo dei capelli
lavati, la sottile fragranza di fungo della sua pelle, il suo alito
umido addolcito dal vino, un vago sentore acre di aglio. Poi mi
ha raccontato la barzelletta sul Gobbo di Notre Dame. Ride a
denti stretti, denti bianchi e meravigliosi, stringe forte gli occhi,
fossette profonde in cui vorresti sprofondare il naso, ti fa sentire
come se fossi l'unico uomo al mondo che abbia mai capito il
suo strano senso dell'umorismo. Le storielle sceme le arrivano
al cuore, non  meraviglioso? E nel frattempo tutti quei discorsi
raffinati, lui ed Elias, i grandi armatori, a cena con gli artisti. Il
Capitn, e il suo primero eccitato. Ed Elias che come al solito
recita il suo ruolo: affabile-superiore-negativo-disinvolto-mondano-
vagamente-britannico. Elias ha detto: In Amazzonia c'
una trib, la trib pi paranoica della terra, ne ho conosciuto
gli ultimi superstiti. Capite, sono convinti che qualsiasi disgrazia
- da un raffreddore a una lenza rotta ad un vecchio che muore
nel sonno - sia causata dalla malevolenza di qualcuno, da una
fattura, o anche solamente da un pensiero malvagio. E il torto
va vendicato adeguatamente. Perci, capite, non c' morte, per
quanto naturale sia la causa, che non debba essere vendicata da
un'altra morte. Non stupisce che siano rimasti cos in pochi.
Non  la solita trib da cartolina dell'UNICEF, vero? Sembra il
mondo dell'arte, ha detto qualcuno. Il mondo dell'arte? l'ha
schernito Elias. Balle. Il mondo dell'arte? Cosa? Paranoici,
gente che augura il male agli altri, sicuro. Ma quanti di loro
hanno i cojones per esigere un'adeguata, o lasciatemelo dire, a
volte meritata vendetta? Figrati, potresti offendere uno che
conta! Ehi, Elias, l'ho interrotto, come fai a vendicarti adeguatamente
di un raffreddore? Con gli insetti, Mark, ha risposto
lui, imperturbabile.
Anche questo ha fatto scoppiare a ridere Moira, alla fine
sembrava quasi sul punto di soffocare. Insetti su per il naso?
Era come se Mark stesse guardando la sua barca dell'amore
allontanarsi senza di lui, mentre lei rideva per quella rappresaglia
infantile che Elias ha descritto con aria impassibile, e i
suoi occhi gioiosi luccicavano verso Elias, dall'altra parte del
tavolo, con un pudore che ha trafitto il cuore di Mark. Comunque
le telefoner. Lei ha detto: Certo, Mark, chiamami, e
ha sorriso...
Mark cammina verso la macchina con tre borse di cibo per
il suo equipaggio, Miracolo  gi chiuso dentro che l'aspetta,
quando vede quel ragazzo ispanico che aspetta di attraversare
Broadway con un mazzo di fiori ben incartato in mano. Un
ambulante, oppure uno che fa le consegne. Mandare dei fiori a
Moira! Forse dovrebbe comprare il mazzo del ragazzo e dirgli
dove portarlo, scrivere un bigliettino galante. Ma poi capisce
che il ragazzo probabilmente non  un fioraio, perch di solito
spingono carretti pieni di fiori; probabilmente non  neanche
un fattorino. Tiene il mazzo con cura, con tutt'e due le mani, e
adesso traffica con il fiocco, lo sistema meticolosamente. Ed 
con un amico. Adesso attraversa Broadway con l'amico alle calcagna,
parlano e ridono. Sta portando quei fiori alla sua amata.
Mark vorrebbe sprofondare. E se avesse fermato il ragazzo e
gli avesse chiesto di vendergli il mazzo di fiori; se avesse detto:
Quanto? con il solito tono brusco di comando. Che figura! Ma
era sul punto di farla. Non scende neanche dal marciapiede per
attraversare Broadway, sta l a guardare i due amici che imboccano
la Novantaquattresima. Elias si scopa Moira.  ovvio. E
Moira  innamorata di Elias. Be', lui te l'ha detto, no?
...
.
...
2.
...
.
...
Dopo che Gonzalo se n' andato a casa, Esteban vaga nel salone
chiuso, buio, con le saracinesche abbassate, beve un altro
bicchiere di vino, ascolta la radio a basso volume. Gonzalo ha
detto che poteva finire la bottiglia, tanto non era un vino molto
costoso. E prima di andare via e chiuderlo dentro, Gonzalo gli
ha detto di tenere le luci spente, dopo avere spazzato, per non
far capire che dorme nel negozio, e gli ha mostrato come uscire
dal retro, in un vicoletto asfaltato, in caso - Dio non voglia! -
d'incendio. Gonzalo  il primo cubano non fumatore che
Esteban abbia mai conosciuto.
La poltrona da barbiere  abbassata, e c' la coperta stesa
sopra. Esteban cammina attraverso lo scuro fogliame d'ombre
prodotto da quel poco di luce della strada che penetra attraverso
la vetrina e la porta sbarrate. Vluta la sua situazione: capelli
tagliati, maglione nuovo, calze nuove - quelle vecchie a brandelli
sono nel sacco di plastica dei rifiuti, pigiate insieme ai
capelli suoi e degli altri clienti. Non ha un posto dove vivere,
niente soldi, niente lavoro, legalmente non ha diritto di stare l
(anche se sembra che nessuno se ne preoccupi). Pensa a tutti gli
altri che ha abbandonato sulla Urus, e si chiede perch sia cos
facile dimenticarsi di loro adesso che  qui. Pues, non hanno
mai lasciato la nave, lui l'ha fatto, potevano farlo anche loro.
Ma si sente in colpa, perch si rende conto di come li stia
dimenticando in fretta. Avrebbe dovuto salutare almeno Bernardo.
Si ripropone di non pensare pi alla nave, di concentrarsi
solo sul presente e sul futuro. Ma questa nuova esistenza,
dormire su poltrone in posti strani, contando sulla propria fortuna
e sulla generosit altrui, sembra furtiva come quella di un
roditore, e comunque non pu durare. Ogni momento che
passa la realt confusa della sua situazione erode un po' dell'illusione
di avere felicemente imboccato la via dell'amore, di una
nuova vita.
Ma guarda, ecco che beve il vino direttamente dalla bottiglia!
Cinque mesi prima si era sdraiato su una poltrona che
assomigliava un po' a questa - come ha detto Gonzalo,  come
essere in aereo - durante il fatidico volo per Nueva York, per
imbarcarsi sulla Urus, e anche allora avrebbe voluto celebrare
l'occasione con il vino, ma non aveva osato per la ferma astinenza
di Bernardo. Lo strano  che, proprio come allora, si sente in
procinto d'iniziare una nuova vita. E anche se naturalmente sull'aereo
si sentiva pi ottimista, ora  un po' pi in pace con se
stesso. Ora che non ha pi una casa. Ha pi paura del mondo,
meno paura di se stesso. E, puta, che senso ha? Forse  solo il
vino che lo fa sentire forte.
Va nel retro, si spoglia e comincia a lavarsi nel lavandino, al
buio, con acqua e sapone. Poi decide di pulirsi le mani con la
spazzola e di tagliarsi le unghie. Cammina nudo, supera la
tenda, arriva al carrello da manicure di Joaquina, fruga tra i suoi
strumenti nell'oscurit. Chocho, ovviamente l'unica cosa che
non ha  un comune tagliaunghie. Sceglie un piccolo attrezzo
appuntito per pulirsi sotto le unghie, un paio di forbicine, e va
nel bagno, chiude la porta e accende la luce. Ci vuole quasi
un'ora di strofinio per togliersi dalle mani tutta la vernice ed il
grasso rappresi, e alla fine le dita sono rosa e spellate. Compie la
stessa operazione con i piedi, seduto sul cesso, poi davanti al
lavabo, sollevando e tenendo goffamente il piede con due mani
sotto il rubinetto. Con le forbici si taglia le unghie lentamente ed
accuratamente, poi le pulisce di sotto. Dopo rimette gli attrezzi
di Joaquina esattamente dove li ha trovati, s'infila la maglietta
nuova, il maglione, poi le mutande enormi e le calze, i calzoni,
ma non gli anfibi. Piega accuratamente le tre magliette sporche
e lacere, le appoggia su una sedia.
Poi tracanna quel che resta del vino, si sistema sulla poltrona
da barbiere, con la coperta addosso. Si addormenta pensando
alla storia che gli ha raccontato Gonzalo, di quando era ballerino
al Tropicana, storia che ha contribuito a far vacillare ulteriormente
la sua idea del mondo. Gonzalo e una ballerina leggendaria
chiamata Lisette facevano un numero in cui lei era una
donna che scappava dalla sua trib di selvaggi che voleva punirla
perch si era innamorata di un uomo di un'altra trib; si
arrampicava su una passerella, in alto, sopra il palcoscenico e si
gettava per uccidersi, ma a sorpresa il suo innamorato la afferrava
tra le braccia:  l'immagine della fotografia, Gonzalo subito
dopo che l'ha agguantata. Lei aveva eseguito il suo famoso tuffo
a rondine tra le braccia di Gonzalo dall'alto delle balconate e
delle impalcature dei palcoscenici di tutto il mondo, sempre tra
applausi scroscianti, anche se Gonzalo non dimenticher mai
quella serata all'Avana, quando El Lder in persona li sconvolse
lasciando il suo tavolo pieno di dignitari in visita e funzionari
governativi per salire sul palco, con la sua uniforme militare ben
stirata, per offrire un grande mazzo di rose bianche a Lisette ed
abbracciare i due protagonisti. Gonzalo rest sorpreso dalla
morbidezza femminea della sua mano quando la strinse, e quando
lo abbracci e gli diede un bacio sulla guancia quasi svenne
per la sericit della barba, per la carezza setosa della pelle del
Lder contro la sua e il profumo intensissimo di borotalco e
colonia che emanava. Es tan rgia! ha esclamato Gonzalo di
fronte a Esteban. Quella grassa checca!  rgia quanto noi! Ma
ci nonostante lo aveva espulso da Cuba perch era un omosessuale,
mica per altro, l'aveva spedito in Florida su una nave carica
di pazzi, criminali, e di tutti i pajaritos che erano riusciti a
radunare. E cosa credi che sia successo, chico? La prima volta
che Lisette aveva eseguito il suo tuffo con un nuovo partner, lui
aveva mancato la presa e lei aveva sbattuto il cranio per terra e
s'era fratturata il collo, aveva trascorso un anno in ospedale,
non aveva mai pi ballato. Gonzalo ha detto che ogni volta che
sa di qualcuno che va a Cuba - di solito europei, o sudamericani
ricchi - manda un regalo a Lisette: i costosi cioccolatini che
l'avevano fatta impazzire durante una lunga sosta a Roma nel
corso di una tourne della compagnia del Tropicana, e, una
volta, anche se gli era costato una fortuna, l'ultimo grido in
fatto di reggiseni imbottiti. Pues, Lisette ha tetitas piccolissime,
ha detto, le piace portarli.
La voce degli ubriachi all'esterno lo sveglia di soprassalto.
Gli infami urinatori. Attraverso le serrande abbassate riesce a
intravedere le ombre di uomini che si accalcano, sente le loro
risate violente; voci in inglese, poi qualcuno che chiede in spagnolo
cosa hanno detto e qualcuno che traduce: Ha detto che
l'ha accoltellato, quell'ebreo del cazzo!. E gi altre risate.
Puta, come un gruppo d'amici che ricorda un vecchio scherzo,
solo che si tratta di un omicidio!
Quando si sveglia di nuovo  mattina, e nel salone ci sono le
luci accese. Per un momento non capisce dove si trova,  ancora
spaventato e depresso per via di quelle voci, si alza a sedere
sulla poltrona e vede nello specchio Joaquina che beve il caff,
seduta su una sedia contro il muro. I loro occhi s'incontrano
per un attimo nello specchio, poi lei dice: Buenos das e gli
chiede se vuole una tazza di caff e lui dice di s e la ringrazia
con voce roca. Lei indossa un vestito senza maniche e sotto
porta la stessa camicetta ricamata che aveva la mattina del loro
incontro.
Solo dopo che me ne sono andata, ho pensato che probabilmente
non sapevi dove andare a dormire dice Joaquina.
Ero cos in pena per te. Ni modo, ci ha pensato Gonzalo.
S pues.
Gli si avvicina con una tazza di caff. Porta gli stessi orecchini
del giorno prima.
Hai tutto un altro aspetto. Sorride. Ma penso ancora che
dovresti tenere i capelli lunghi.
Lui aggrotta la fronte. Vos, non mi piace quel codino di
dietro. Puoi tagliarlo?
Lei lo squadra con aria di approvazione. Alla fine alza le
spalle. Ahorita? Lui annuisce. Lei appoggia il caff, apre un
cassetto ed estrae un paio di forbici.
 vicina a lui, che ha il naso ancora tappato, e gli piacerebbe
riuscire a sentire il suo profumo.
Bueno, chamaco dice lei. Piega la testa in avanti. Sente
la sua mano calda sulla nuca. Non muoverti dice Joaquina, e
per un attimo rimane l ridacchiando a denti stretti. Non so
perch, ma lo trovo cos buffo! dice, senza riuscire a smettere.
Taglialo e basta dice Esteban. Lo odio!
Hgalo! dice tra s. Devi farlo. Il cuore batte forte. Proprio
adesso!
Poi lei si china verso di lui e sorride tenendo in mano la ciocca
tagliata, lunga una decina di centimetri. Hgalo! Lui allunga
una mano, le prende il mignolo tra il pollice e l'indice e lo tiene
stretto. Si guardano, e la loro espressione di colpo si fa seria.
Esteban dice lei, alla fine. C' un altro, te l'ho detto.
Non voglio mentirti. Solo che non so cosa succeder.
Sono felice che tu me l'abbia detto. Ma per me questo non
significa nulla.
Poi le prende il viso tra le mani, alza la testa e la bacia. Lei
ha le labbra talmente screpolate sotto il rossetto che lui quasi si
ritrae, ma subito diventano umide e morbide per il bacio.
Continuano a baciarsi, poi lui sente la lingua di lei che gli scivola
in bocca e sfiora la sua. Lei gli mette le braccia attorno al
collo.
Poi smettono di baciarsi e lei rimane appoggiata a lui, con le
mani sulle sue spalle, il codino reciso che le spunta ancora tra le
dita.
Andiamo nel retro e facciamo l'amore, subito dice Esteban.
Anche se comincia ad essere in preda al panico, perch si
ricorda l'ultima volta, nel burdel a Corinto, quando quella si era
tolta i vestiti, e la sua triste nudit, la fragile pelle da bambina
gli avevano fatto pensare a ci che era successo a Marta, e lei si
era girata nel letto e gli aveva premuto contro le nalgas e aveva
ridacchiato e aveva detto di succhiarla l, amorcito. Si odia!
Non pensarci! No pasa nada. Per, puta,  come avere nella
testa voci incontrollabili, da pazzo. Trema.
Ests loco, gey dice lei. Con Gonzalo che arriva da un
momento all'altro? Non avremmo neanche dovuto baciarci,
non voglio che mi mischi il raffreddore.
 sollevato di non doverlo fare subito.
Voglio fare l'amore, subito insiste.
Ricominciano a baciarsi, e sente che per il momento il suo
panico  spazzato via dalle carezze della lingua e delle labbra di
Joaquina. Fa scivolare una mano dentro il vestito e sente i suoi
seni minuscoli sotto la camicetta.
Esteban, qu haces? mormora lei, ritraendosi lentamente.
Non fare il naco. C' gente fuori sul marciapiede.
Fa un passo indietro e lo guarda a lungo, occhi scuri,
ipnotizzati, da gatta. Sto bene con te dice ma adesso non
possiamo farlo. Poi sorride. Quando lo faremo, gey, non
sar di fronte a una platea.
Bueno.
Perch t manger vivo. Vedrai, guarrito.
La pija di Esteban si rizza ancor di pi. Deve deglutire per
riuscire a dire: Ah, s?.
Lei ridacchia e lo guarda di sbieco, scettica. Il soldatino,
no? Poi gli prende una mano, e gli schiaffa il codino sul
palmo. Ti ho tagliato la coda!
Riprende il suo caff, torna sulla sedia conto il muro e siede
compita.
Sta per un po' a rimuginare, mentre lui cerca di ricomporsi,
poi lo sorprende nuovamente con la sua franchezza. L'unico
problema  dove. Non possiamo farlo a casa mia, con tutti i
miei fratelli in giro. La tua nave?.
Olvdalo. Qui. Di notte.
Est bien. Si stringe nelle spalle. Se non c' un altro
posto.
Vos, Joaquina dice dopo un po'. Se vieni qui di notte e
ci sono quegli hijos de puta l fuori, non essere sboccata con
loro. Fa una pausa, stava per dirle che sono assassini, ma non
vuole spaventarla. So come sei fatta, Joaquina. Ma sii prudente
con quelli. Sono pericolosi.
Esteban se ne va dal salone la mattina, prima che arrivi Gonzalo,
ma  d'accordo di tornare alla sera, in modo che lui,
Joaquina e Gonzalo possano fare un po' di progetti, cercare di
pensare a dove potrebbe vivere, dove potrebbe trovarsi un lavoro.
Prima di andarsene s' tolto il maglione e la maglietta nuovi,
li ha piegati e li ha messi in uno scaffale sul retro. S' infilato i
suoi vecchi vestiti. Non vuole sporcare il maglione: ritorna alla
nave. In preda all'euforia ha concepito il piano, anche se non
ancora definito nei particolari, di affrontare Capitn Elias per
cercare di avere la sua paga, e licenziarsi formalmente. Con i pi
di mille dollari che gli spettano, Joaquina dice che potrebbe
facilmente affittarsi una stanza, senza doverla neanche spartire
con qualcuno, come fa lei, che l'ha in comune con uno dei suoi
fratelli. Se solo potesse pensare a un modo per fare pressione su
Capitn Hijueputa, qualcosa con cui minacciarlo.
Sulla strada per tornare al porto vede il camion parcheggiato
su una laterale, vicino a una macelleria. I portelli posteriori
sono spalancati e dentro  pieno di giganteschi pezzi di carne.
Interi quarti di bue che pendono, zampe e cosce striate di grasso,
e sul fondo una lunga fila di costolette che sembra una
tastiera di pianoforte insanguinata, grottescamente ritorta. L'unica
persona che vede  una morena che spinge una carrozzella
sul marciapiede opposto, in fondo alla strada. Nel muro di
cemento della macelleria una porta laterale rivestita d'alluminio
si apre per un attimo. Forse dentro stanno bevendosi un caff.
S'era ripromesso di non rubare pi, ma adesso  come se lo spirito
e la sorte lo spingessero a compiere un atto doveroso. Se
esce qualcuno non deve fare altro che mollare tutto e mettersi a
correre come un pazzo: s'intrufola nel camion, si sistema sotto
una delle cosce appese, la spinge con la schiena e con le mani
finch non si sgancia e il quarto di bue gli crolla addosso; lui lo
afferra e se lo sistema sulle spalle. Salta gi sul marciapiede, con
l'enorme pezzo di bue sulle spalle, le mani intrecciate sullo stinco,
appena sopra lo zoccolo, e comincia a camminare.
...
.
...
3.
...
.
...
Quando Mark sale a bordo della Urus, la prima cosa che vede 
un intero quarto di bue sul ponte, circondato dai gabbiani: rosso
e striato di grasso, un gancio sopra lo zoccolo.  l, come se
fosse piovuto dal cielo, e i gabbiani strappano pezzi di grasso
con il becco, allargano le ali dalle punte nere, si beccano tra
loro, straziano il pezzo di carne, stridono e ridono, si alzano in
volo, atterrano, lordano di merda la carne, Miracolo  ancora
pi stupito di lui di fronte a quello spettacolo, abbaia, attacca i
gabbiani e si ritrae, mentre quelli gridano e svolazzano, si librano
sopra al cane ed alla carcassa, volano in cerchio. Poi qualcuno
dell'equipaggio si mette vicino al quarto di bue ed agita le braccia
per tenere alla larga i gabbiani, urlando in spagnolo, altri
spingono via Miracolo, e Mark chiede da dove arriva e Qu
pasa?, ma loro lo tirano verso la tuga, nelle cabine, dicendo
qualcosa riguardo a Bernardo.
Lo conducono in una delle cabine luride dove non mette
mai piede, e vede il ragazzo che dicono abbia fatto la guerra,
seduto a gambe incrociate con il mento tra le mani vicino al
materasso su cui  disteso il vecchio, che  nudo dalla cintola in
gi, bende di garza sporche ammucchiate intorno alle gambe,
una delle quali gonfia, pallida, coperta di piaghe in suppurazione.
C' odore di marcio. Gli occhi del vecchio roteano privi
d'espressione, come quelli di un cavallo terrorizzato, e ha le labbra
secche, screpolate. Trema, rabbrividisce. E adesso il ragazzo
 in piedi di fronte a lui e urla qualcosa, urla: Hospital. Altre
parole, e quella ripetuta pi e pi volte: ... hospital!. E c'
qualcosa di strano, tanto strano che Mark rimane un momento
a riflettere, come se si stesse chiedendo dove l'ha gi visto
prima, e poi capisce di cosa si tratta, il ragazzo si  tagliato i
capelli.
S! dice Mark. S. Okay! Ed esce dalla cabina, va sul
ponte. Non c' pi il quarto di bue. L'hanno portato da qualche
parte, e Miracolo sta fiutando e leccando il punto in cui giaceva.
Gli tremano le mani e il cuore gli batte dalla paura. Che fare?
Be', deve portare il vecchio all'ospedale. Deve, non  vero?
Elias vorrebbe lasciarlo l?  un'ustione, probabilmente infetta,
in ospedale possono curarlo, poi il vecchio dir tutto, e loro si
troveranno nella merda fino al collo. Che scelta hanno, aspettare
che muoia e buttarlo nella rada? Ma neanche Elias... Elias 
a Los Angeles, non sta a lui decidere.
Il tipo grosso e sorridente, che adesso non sorride, ha trasportato
a braccia Bernardo sul ponte, gli hanno infilato un
paio di mutande enormi. E il ragazzo tosato sta urlando di
nuovo e lo spinge contro la parete della tuga, e Mark strappa
via le mani del ragazzo dal suo petto e urla: Tieni gi quelle
mani del cazzo! Lo accompagner all'ospedale. Portatelo in
macchina!. La indica e urla: L'auto! Andiamo all'ospedale!.
Dente d'Oro cerca di calmare il ragazzo tosato. E vede che
la sua lercia maglietta sulla spalla  macchiata di sangue e
imbrattata di grasso, pezzetti di grasso che pendono dal tessuto,
una vista disgustosa.
Mark fa strada lungo la passerella, il tipo corpulento trasporta
il vecchio, tutti gli altri e Miracolo lo seguono sul molo,
alla macchina. Apre la portiera, tira fuori le borse con il cibo, le
appoggia a terra e abbassa il sedile anteriore.
Mettilo qui! Il grosso e Barbie coricano Bernardo sul sedile
davanti, e Mark va all'altra portiera, urla: Miracolo,
entra! e il cane si arrampica dietro mentre Mark si mette al
volante. Anche il ragazzo tosato vuole aggregarsi.
No! urla Mark. Non c' posto! Be',  vero. Lo porter
direttamente al pronto soccorso, ci penseranno loro!
Guarda il ragazzo quasi con aria supplichevole. Andiamo
direttamente al pronto soccorso. Andr tutto bene!
Sembrano capire. Adesso rimangono in silenzio, intorno alla
macchina, ci sono quasi tutti, guardano.
Sto andando all'ospedale, okay? E li fssa in faccia uno
per uno. Chiude la portiera, avvia la macchina e si allontana con
il vecchio prostrato e silenzioso che puzza orribilmente; apre il
finestrino, si accende una sigaretta.
Dove andare? Non conosce ospedali a Brooklyn, non ha
idea di dove portarlo. Un ospedale che accetti gli indigenti. Un
ospedale di Manhattan.  meglio portarlo lontano dalla nave.
Come se cos la merda ci mettesse pi tempo a sommergerli.
Come se anche la merda potesse rimanere bloccata nel traffico
cercando di passare il ponte di Brooklyn.
Alla fine lo attraversa e svolta sulla FDR, il traffico  ancora
lento e caotico. Bernardo  impassibile, ma lui riesce a sentire il
suo respiro secco e raschiante. Lo cureranno. E poi forse si limiteranno
a rimpatriarlo, un immigrato clandestino che  riuscito
a intrufolarsi negli Stati Uniti in mutande e con una gamba ustionata
infetta. O forse non gli chiederanno nulla, a New York
pu succedere anche questo.
Parcheggia in divieto di sosta, naturalmente, e vede le ambulanze
che si fermano davanti all'ingresso del pronto soccorso,
gente dappertutto, qualcuno in camice. Potrebbe farsi aiutare.
Decide di no. E comincia a trafficare per tirare fuori il vecchio
dal sedile anteriore, urlando: Fermo, Miracolo!. Tenendo
Bernardo tra le braccia come una sposa svenuta, sbatte la portiera
con un calcio, senza neanche chiuderla a chiave. Se proprio
ci tengono tanto a rubargli il cane, vaffanculo, che se lo
prendano. E trasporta Bernardo fino all'ingresso del pronto
soccorso, rabbrividendo dentro di s per la ferita e il fetore ed il
contatto con la carne del vecchio, stupito del suo peso irrisorio.
Lo depone sul pavimento davanti al banco dell'accettazione,
mentre le infermiere, nere ed asiatiche, lo fissano. Lungo
disteso sul pavimento. Le parole gli escono fuori, non ha neanche
pensato a cosa dire...
Senta, ho appena trovato questo tizio di fronte a casa mia.
Mi sembra messo male, guardi la gamba, voglio dire, credo che
abbia un'infezione. Non so come si chiami. Non so chi sia...
Non pu mica portarlo qui cos dice stizzita l'infermiera
asiatica. Avrebbe dovuto chiamare un'ambulanza. Questo
ospedale  stracolmo, signor...
Ho fatto il mio dovere strilla lui, dicendo tra s: Avanti,
falla finita. Sto aiutando quest'uomo. Vi ho risparmiato il
disturbo, non le pare? Avrei dovuto lasciarlo morire? S, s, perch
questa  New York, vero?
Non abbiamo posto. Non possiamo accettarlo...
Senta, io me ne vado. Portatelo da qualche altra parte.
Avete giurato, dovete aiutarlo. Non avete fatto un giuramento o
qualcosa del genere?
E si volta per andarsene.
Deve firmare per l'accettazione. Lei non pu...
Qualcuno gli porge una cartella.
Non ho tempo urla. Mi chiamo Mark Baker, okay?
Perch mai glielo ha detto? Si sente il petto pesante come se
stesse per piangere. Il mio indirizzo  529 Grand Street! 
saltato fuori cos, l'indirizzo di Elias. Va be', insomma. Ma vede
che non c' nessuno che lo scrive, si limitano a fissarlo. E sta gi
uscendo dalla porta quando un'infermiera strilla per chiamare
una guardia, ma Mark esce urlando furiosamente che lui ha
fatto quel che doveva fare, di lasciarlo in pace, per Dio, e prima
di accorgersene  di nuovo fuori nella fredda aria autunnale e si
affretta verso la macchina; si volta a guardare e vede un crocchio
di persone in piedi di fronte all'entrata, che lo fissa, sale
sulla sua auto e se ne va.
Appena arriva a casa lascia un messaggio sulla segreteria di
Elias: Elias, ho portato il vecchio in un ospedale. Stava molto
male. Temo che sia spacciato, dottore. La tua cura non ha avuto
molto successo. Spiacente, amico. E riattacca. Che se la sbrighi
lui, con Kate.
La sera stessa Mark, con Miracolo sotto sedativi in una gabbia
portatile ed il bagaglio a mano pieno di traveler check, s'imbarca
all'aeroporto Kennedy su un volo per lo Yucatn, via
Cancn.  stato astuto, non ha usato le sue carte di credito personali
per le transazioni della Urus. Affitter un posticino sulla
spiaggia. Lascer che si calmino le acque, finch non sar tutto
passato. Forse imparer addirittura lo spagnolo. Va be', ci ha
rimesso l'investimento, ma  fortunato a uscirne senza dovere
sborsare un altro centesimo. Mark, sei stato grande. Sei un eroe,
amico. Ragazzo mio, hai mantenuto la tua anima integra! Pi o
meno. Certo che le vuole, le cuffie. Che film c'? Gi visto, una
cazzata, merda. E un altro doppio Jim Bean con ghiaccio,
prego. Oggi ha fatto la cosa giusta. Probabilmente ha salvato la
vita del vecchio. Elias voleva lasciarlo morire. Elias pu andare
all'inferno.
...
.
...
4.
...
.
...
Elias raduna l'equipaggio subito dopo essere uscito dalla sala
macchine. Non si sono troppo stupiti che appena arrivato sia
andato direttamente in sala macchine con le due scatole d'interruttori,
n che abbia perso il controllo quando ha scoperto che
non andavano bene. Ma adesso deve calmarsi. Indifferente, dice a
se stesso. Tranquillo. Non  niente di grave. Certo, ti senti un po'
ferito, umiliato, perch la tua cura non ha funzionato, e il vecchio
si  dovuto curare allopaticamente, dunque, assumi un contegno
dignitoso, ferito ma magnanimo, cabrn. Comunque,  stata
colpa loro... Alcuni di questi ragazzi cominciano ad avere proprio
una brutta cera, sembrano completamente intontiti, letargici.
Bernardo sta molto meglio e manda a tutti voi i suoi saluti, e
un abrazo dice Elias. Gli hanno curato l'infezione. Temo che sia
stata causata da quegli stracci sporchi con cui l'avete pulito la sera
in cui  avvenuto l'incidente, gey. Ma, fortunatamente, non ci
sono danni irreparabilii a parte, por supuesto, i conti dell'ospedale.
Che sono astronomici! Il sistema sanitario in questo paese 
una mierda. Non c' stato bisogno di amputare, grazie a Dio, un
giorno in pi e forse ci avrebbe rimesso la gamba. Per Bernardo
 ancora piuttosto debole, e abbiamo deciso che  meglio che
torni in Nicaragua. Rientrer a casa in aereo, non appena i medici
decideranno che  in grado di affrontare il viaggio, tra pochi giorni,
speriamo. Perci, se per favore qualcuno di voi fosse cos gentile
da raccogliere ed impacchettare le sue cose, compreso il passaporto,
mi raccomando, e me le portasse...
Un dettaglio indispensabile, questo - ci lascia qualche giorno
di margine, nel caso il vecchio torni all'improvviso sulla
nave. Poi deve occuparsi di un'altra cosa.
Esteban dice che vuole andare a trovare Bernardo all'ospedale.
Dove si sar tagliato i capelli?
Esteban, non puoi, cabrn. Sorride. Fa' finta di niente,
Elias. Non essere teso. Ricorda, porti buone notizie: il vecchio
sta bene. Niente di grave, un marinaio ferito che se ne torna a
casa, cpita di continuo. Ve l'ho ripetuto tante volte, non
appena mettete piede a terra siete immigrati clandestini. Bernardo
ha il permesso, per via della ferita. Se vuoi andare avanti
e indietro dalla nave come hai fatto finora, Esteban, lo fai a tuo
rischio e pericolo. Ma se ti beccano all'ospedale, ci vado di
mezzo anch'io. Bel taglio di capelli. Sorride. Muy guapo!
Visto? Alcuni di loro ridono, persino. Sembrano sollevati di
sapere che il vecchio ce la far, forse anche un po' invidiosi,
perch lui se ne torna a casa.
In che ospedale ? chiede Esteban.
New York Hospital. Ma tu non ci andrai.  un ordine del
tuo capitn.
Lo pagherete, prima di rispedirlo a casa? chiede Esteban.
Penso di s dice Elias. S, l'armatore lo pagher.
Non gli detrarr le spese dell'ospedale dalla paga?
No. Guarda, non voglio raccontarti balle, sono sicuro che
sarebbe ben contento di farlo, ma mi assicurer personalmente
che non lo faccia. Okay? Davvero, Esteban, non preoccuparti.
E gli d una pacca sulla spalla.
Forse il conto dell'ospedale non sarebbe cos salato, se lei
lo avesse portato l subito, senza tentare di curarlo da solo
dice Esteban, con gli occhi fiammeggianti. Forse dovrebbe
detrarlo dalla sua paga.
Non sono stato io a pulirgli la gamba con uno straccio
sporco! Forse dovrebbe detrarlo dalle vostre paghe! sbotta,
cercando di folgorare Esteban con lo sguardo. Cristo! Sta'
calmo, Elias.
Tra qualche giorno ci sar un'ispezione... continua Elias,
cambiando argomento. Ed  vero. L'Ufficio del registro di Panama
avrebbe mandato qualcuno per il controllo annuale;
hanno lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica della
Miracle Management, era ora di staccarlo, quell'aggeggio. Il
tipo al cantiere pensava che gli interruttori andassero bene, ma
non poteva garantirlo. Ma non andavano. Se non fosse stato per
quest'altro problema, probabilmente si sarebbe messo a piangere,
gi in sala macchine. Invece si  limitato a prendere a calci il
quadro comandi. Dir all'ispettore che la nave  ancora in riparazione,
ben lungi dal poter prendere il mare.
Quando finisce di informarli dell'ispezione e di che cosa va
fatto prima di quel momento, Elias si appoggia al parapetto e
fissa l'insenatura. Due tuffetti neri si sono posati sull'acqua,
s'immergono come foche, rimangono sotto per molto tempo,
riemergono una cinquantina di metri pi in l, come le otarie.
Nell'aria ristagna un profumo di carne arrostita. Da dove viene?
Sul ponte il cerchio annerito di nerofumo dei loro fal sembra
pi grande del solito.
Dove diavolo  Mark? Con Sue non si  fatto vivo, e neanche
con Moira. Forse si  suicidato, il fessacchiotto. Quale ospedale,
Mark, razza di cretino! Dopo che  tornato da Los
Angeles la sera prima, e ha sentito il messaggio del fesso, ha
telefonato a tutti gli ospedali di Brooklyn chiedendo se avessero
un paziente di nome Bernardo Puyano, ricoverato per un'ustione.
Per fortuna aveva ancora il fax con la lista dell'equipaggio
che gli aveva spedito Constantino Malevante (aveva usato il fax
di un negozio), e perci conosceva tutti i loro cognomi e i
numeri di passaporto (doveva ancora pagare Malevante per i
suoi servigi). Poi ha cominciato con gli ospedali di Manhattan.
Quindi che altro fare se non aspettare? Una crisi.  cos che
si vede chi  uomo. Reazione immediata. Affrontarla. Ti sei trovato
in guai peggiori. No, forse no. La polizia o le autorit portuali
potrebbero arrivare al molo da un momento all'altro.
Forse dovrebbe darsi da fare per vendere la nave, com', dov',
a qualunque cifra. Forse non c' tempo neanche per questo.
Dire a Kate che Mark  scappato con tutto il denaro. Potrebbe
dichiarare bancarotta, se il vecchio parla e gli fa causa. Oh,
qualcuno gli consiglier di fargli causa, questo  certo. Oppure
squagliarsela. Allora se il vecchio parla e gli fa causa, anche
volendo non riusciranno a trovarlo. Molto dipende da cosa ha
detto Mark all'ospedale. Per se taglia la corda perde tutto. Il
bambino nasce in dicembre. Altrimenti potrebbe anche partire.
Forse potrei andare in Giappone e cercare tra i rottami da quelle
parti...
Quella sera, mentre guida verso casa con la valigia di
Bernardo sul sedile di fianco al suo, pensa di buttarla nella baia,
come ha fatto ogni tanto con la loro posta. Ma Bernardo probabilmente
torner alla nave - a meno che non lo trovi prima lui,
lo rispedisca a casa, lo corrompa, chiss. Pensa!  pi prudente
tenerla. S, tenere la valigia. Quando parcheggia, chiude la valigia
ammaccata nel baule. E se Kate ci guarda dentro? Meglio
nascondere la sua copia della chiave del baule.
Elias siede nel suo laboratorio a notte fonda, telefona agli
ospedali, cerca un paziente con una gamba ustionata chiamato
Bernardo Puyano. Ci rinuncia, e rimane seduto a fissare il pavimento
tenendosi la testa tra le mani.
...
.
...
5.
...
.
...
Il cane da caccia tedesco guida la lunga colonna di soldati attraverso
la giungla.  il chavalo che glielo racconta: di come si spostavano
molto lentamente, mentre prima erano abituati a fare
affidamento sui loro sensi, sul loro intito, ma ormai dipendevano
da questa hija de puta di una cagna, Ana, e tutti erano di
cattivo umore. Pi o meno ogni mezz'ora, o anche pi spesso,
quando il compa che teneva Ana al guinzaglio diceva che il
nemico poteva essere vicino, l'intera colonna doveva fermarsi
mentre i soldati si disponevano a ventaglio nella giungla fitta e
strisciavano in avanti, cercando i nemici in agguato. Per questo
si muovevano lentamente, ma anche i contras si muovevano lentamente,
perch trasportavano i feriti. Un campesino aveva
ammesso di averli visti passare, e di avergli dato dei pltanos.
Avevano trovato sparsi qua e l i rami usati per costruire i rifugi
la sera prima, un'unica cartina da sigarette impigliata nei ramoscelli.
Poi s'era messo a piovere ed avevano marciato tutto il giorno,
contenti per la frescura e, come sempre quando pioveva
cos, marciavano sentendosi fatti di giungla e di pioggia, la pioggia
che vibrava sulle foglie larghe vibrava anche dentro di loro,
mentre seguivano la cagna che seguiva la traccia. Pi avanti, in
una minuscola radura, c'era un contra ferito seduto su una
barella abbandonata e Ana era sfuggita alla presa del ragazzo
che la teneva al guinzaglio e aveva attaccato il povero hijo de
puta - quelli alla testa della colonna che erano sopravvissuti,
pi tardi dissero che non avevano fatto neanche in tempo a
vedere il sangue schizzare dalla gola del contra che era iniziata
la sparatoria e la cagna gli si era staccata dal collo, morta.
E Bernardo urla: Ya! Basta! Puta, qu brbaro!  gi abbastanza
brutto che i fratelli si uccidano tra di loro! Lasciare poi che
una cagna straniera e cannibale si scagli sui vostri fratelli....
Si sveglia nel suo lettino, fissando sul soffitto scuro i tubi
grigiastri e ronzanti delle luci al neon, che emettono un fioco
chiarore. Guarda verso il letto di Esteban e non vede altro che
un muro buio dipinto di un giallo opaco. Dov' Esteban? E poi
si ricorda di Esteban con i capelli tagliati chino su di lui. Aveva
sollevato le braccia e aveva preso il volto del chavalo tra le
mani, l'aveva tirato verso di lui e lo aveva baciato sulla guancia,
poi tutto era sprofondato nel buio... O era stata un'altra
illusione?
Ora, molto faticosamente, solleva un po' la testa e vede lettini
uguali al suo allineati sui due lati di un lungo corridoio, alcuni
hanno di fianco l'attrezzatura per le flebo. Lascia cadere la testa
per il dolore al collo. Santsima Virgen, dove mi trovo? Sente
delle urla, le urla pi terribili che abbia mai sentito, poi rimbrotti,
voci irate che rispondono in inglese a chi aveva urlato.
Chiude gli occhi. Non ha mai avuto un mal di testa cos
forte. Ma la gamba  insensibile.  privo di forze. Il succo di
pitaya rinfresca la sua bocca secca e riarsa. Sente i passi, leggeri
come una brezza, e cerca di chiamare, ma non ci riesce, si scopre
la bocca piena di sabbia rovente. Clarita si limitava sempre
a dire: Qu tal, Bernardo, quando lui tornava dal mare, come
se fosse stato un amico che non vedeva da pochi giorni anzich
un marito che era via da quasi un anno; poi lui doveva darsi da
fare a riaccendere il suo amore. Qu tal! Ve? Ho portato due
incubatrici per polli! D'ora in poi me ne star seduto su questa
sedia sotto il portico, a invecchiare. Mi sono fatto un amico, un
buon chavalo, era in cabina con me sulla Urus, dovresti cercare
di sposarlo, Freyda, bueno, uno di questi giorni dovrebbe venirci
a trovare... Pues, qu tal, Clarita. Era sbarcato a Puerto
Cabezas, aveva preso una corriera, cominciando uno di quei
viaggi che duravano giorni, in un caldo soffocante, prima la corriera,
poi il traghetto Rama e il bus per Managua, per sentirsi
dire da Clarita: Qu tal, Bernardo. Sulla corriera c'era una vecchia
indiana - Miskito, probabilmente - che puzzava incredibilmente
di formaggio rancido. Quel hijueputa del cobrador voleva
farla sloggiare, e anche i passeggeri, perch la puzza ristagnava
in quel forno stipato di corriera. Sembrava che l'indiana non
parlasse spagnolo, era incapace di spiegarsi e di difendersi. Era
terrorizzata. Erano in mezzo alla giungla, e quel hijo de cien mil
putas del cobrador e anche l'autista l'avrebbero buttata gi
dalla corriera, solo perch era una povera indita puzzolente.
Anche lui boccheggiava per la puzza e il caldo soffocante, aveva
la nausea per il tanfo e i sobbalzi della corriera sulla strada dissestata
e polverosa. Ma era abominevole buttare gi una vecchia
da una corriera, non l'avrebbe permesso, se si fosse arrivati a
tanto sarebbe sceso con lei in mezzo alla giungla, anche se
prima avrebbero assaggiato i suoi pugni. Si era alzato dal sedile
per difenderla. Le aveva parlato gentilmente, aveva detto: Non
lo permetter, mamita. Bastava quello! La vecchia indiana
aveva confidato in un sussurro che puzzava cos perch era il
suo mestiere, faceva il formaggio, pues. E lui s'era voltato verso
gli altri passeggeri e aveva urlato: Puzza cos perch fa il
formaggio!
...
.
...
6.
...
.
...
L'ospedale  talmente sovraffollato che il dottor Ofori, del
Ghana, barba nera curata e cranio pelato color rame, passa met
del suo turno girando in corridoi come questo, stipati di lettini.
Ora  in piedi accanto al vecchio con lo sguardo assente - un
altro indigente anonimo, sporco, con i capelli sudici appiccicati
dal sudore ed il mento coperto di peluria, piedi nudi, ben fatti,
anche se sporchi e coperti di funghi, con le unghie lunghe come
quelle di una tigre della giungla. E comincia a gridare in tono
baritonale di comando che cresce lamentosamente, con un'enfasi
rabbiosa, e fa arrivare di corsa le infermiere esauste. Da
quanto tempo  qui questo paziente? Nessuno che gli abbia
pulito la gamba! C' del tessuto morto fino all'osso!  chiaro
che  in atto un'infezione, vedo segni di cancrena e di Clostridium!
La gamba di quest'uomo sta marcendo e l'avete lasciato
cos! L'infezione pu essergli gi arrivata nel sangue! Siamo in
un ospedale o in un ossario? Poi se ne accorge. Passa una
mano sugli occhi sbarrati. Sente il polso, lascia cadere la mano
fredda. Portatelo all'obitorio dice con voce inespressiva per
l'ira repressa. Un altro cadavere destinato a Potter's Field, il
cimitero degli indigenti, in un'isola della rada. Dio t'assista, vecchio.
E il dottor Ofori, rabbrividendo, passa al lettino successivo,
pensando: Qualunque sia il tuo Dio.
...
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ROTTAME.
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1.
...
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...
Di notte ormai si arriva sottozero, gli uomini dell'equipaggio
hanno portato i materassi e le coperte nella caverna d'acciaio
della cambusa e della mensa. Ogni notte, nella mensa, accendono
fuochi dentro un bidone arrugginito spezzato in due. I pezzi
di legno che raccolgono tra le rovine, esposti alle intemperie,
incrostati di vernice e creosoto, bruciano lentamente, fanno
fumo, scoppiettano: invece di uscire dal portello aperto sotto
cui  disposto il bidone, il fumo spesso ristagna sull'equipaggio
che dorme o cerca di dormire, provocando accessi di tosse e
bestemmie.
Putisima madre, saca esa bestia jodida de aqu urla d'improvviso
Cabezn una notte, come se in sogno gli fosse giunta
la rivelazione che non devono per forza sopportare le esalazioni
del bidone. Da allora, quasi ogni notte, dopo che il fuoco ha
raggiunto il suo culmine, qualcuno si alza e trascina il bidone
scoppiettante e fumante sul ponte, bruciandosi le dita, bestemmiando,
affrettandosi a tornare dentro per il freddo. Nessuno
dorme molto, nessuno dorme bene. Nessuno, da mesi.
Quando la mattina torna sulla nave, Esteban si rimette i vestiti
vecchi, non vuole sporcare quelli nuovi. Adesso Esteban ha un
giubbotto di lana, a quadri rossi e neri, di seconda mano, e un
berretto di lana per coprirsi la testa. Ha una coperta nuova;
anche lui ha trascinato il suo materasso in mensa, ma quando
torna sulla nave, per lo pi di giorno, dorme ancora nella sua
cabina, sul materasso che era di Bernardo. Esteban fa il turno di
notte in una piccola fabbrica di sedie. E ha una novia, Joaquina:
sta mettendo da parte i soldi per andare a vivere con la sua
novia. Ma qualcosa lo spende per l'equipaggio, porta cibo, sacchi
di patate, riso, fagioli, e, claro, qualcosa lo spende per la sua
novia. Ha portato maglioni vecchi per quelli che erano senza, li
ha presi in un istituto di carit. E ha comprato Vicks e Aspirina
per quelli che hanno il raffreddore. Esteban spende troppi soldi,
non guadagna abbastanza per accudire quattordici uomini d'equipaggio.
La fbrica di sedie appartiene a un colombiano,
Esteban guadagna poco pi di due dollari l'ora. Ma  rischioso,
perch se quelli dell'immigrazione scoprono la fbrica, quasi
tutti quelli che ci lavorano finiscono in prigione, in attesa di
essere espulsi. Esteban non porta mai Joaquina alla nave.
Adesso Esteban ha molti soprannomi, quasi ogni giorno ce
n' uno nuovo: El Patron. El Milionario. El Capitn. Don
Joaquina. El Manicurista. El Nio Mimado, il ragazzo viziato, o,
pi semplicemente, El Mimado. Cazapatos, il cacciatore d'anatre,
soprattutto quando El Barbie vuole dimostrare che anche
adesso Esteban proprio non sa stare allo scherzo.
 da otto giorni che Capitn Elias non viene pi alla nave.
Dunque, alla fine, sembra che siano stati abbandonati sul serio.
El Capitn, sconfitto, si  ritirato a casa, pensa alla moglie ed al
figlio appena nato. Pues, e adesso? Aspettano di vedere cosa
accadr. Sembra improbabile che una nave possa rimanere cos
in eterno, senza che qualcuno venga a reclamarla. Il generatore
ed il compressore sono ancora sul molo. Hanno cercato di escogitare
un piano. Almeno, la nave  un posto dove dormire,
Esteban lo dimostra. Fino a ieri mattina, quando  arrivato
John, l'ispettore navale, tutti, tranne los drogados, gli sniffatori
di solvente - che ormai non riescono pi a fare un discorso coerente -
hanno discusso la possibilit di trovarsi un lavoro, come
ha fatto Esteban.
Non porta mai la sua novia sulla Urus, anche se un pomeriggio,
qualche settimana prima, aveva portato tutti fuori dalla
nave, e tutti avevano pensato che finalmente sarebbero andati a
Brooklyn a conoscere Joaquina, a farsi tagliare i capelli gratis, a
trovare un lavoro. Ma non erano andati lontano, erano arrivati
soltanto al campo da ftbol vicino a los proyectos, e lei non
c'era. Erano rimasti in piedi ai margini del campo, a guardare
giocare un branco di muchachos in tenuta da ftbol. C'erano
anche due arbitri che correvano dappertutto, con le magliette a
strisce. Erano in gran parte guanacos, di El Salvador, ma c'erano
anche catrachos e chapines. Bueno, centroamericanos, ed
Esteban era amico di alcuni giocatori di una delle due squadre.
C'erano anche alcune donne, avevano portato un fornello, cucinavano
e vendevano pupusas, e qualche anziano seduto su sedie,
che beveva rum. Ai lati del campo da ftbol gli alberi erano
pieni di foglie marroni, le piante sembravano i resti avvizziti di
una foresta bruciata, sullo sfondo desolato della rada, e il cielo
era punteggiato di foglie e di rifiuti trasportati dal vento. Gli
uomini dell'equipaggio erano rimasti a guardare la partita sul
campo rovinato, polveroso, pieno di erbacce, e il vento soffiava
la polvere sulle loro facce, e avevano fatto il tifo con tanta passione
per la squadra degli amici di Esteban che c'erano rimasti
male quando aveva perso. Poi si erano divisi qualche pupusa
regalata dalle donne: la pasta della tortilla intorno al ripieno
non era proprio soffice come quelle di casa, erano ripiene di
cavolo, coperte di salsa piccante. Si erano sentiti un po' imbarazzati
per il modo in cui i futbolistas con le loro magliette lucide
ed i capelli lunghi e curati, le donne e soprattutto i bambini li
avevano attorniati, fissandoli: come se fossero scimmie allo zoo
che si disputavano qualche pupusa. Sembrava che gli uomini
seduti sulle sedie non avessero intenzione di spartire il loro
rum, neanche con Jos Mateo, il cuoco, che era andato a chiederglielo.
Un dollaro, per un misero bicchierino di rum, gli avevano
chiesto. Maledetti guanacos. Esteban aveva detto che non
avrebbe passato mezz'ora ad incollare i sedili al telaio delle sedie
solo per permettere a Jos Mateo di bersi poche gocce di rum.
Poi erano tutti tornati alla nave, felici di sapere che c'erano tanti
centroamericanos che vivevano a Brooklyn, e di averne conosciuto
qualcuno, e di essere stati trattati con tanta gentilezza.
Ogni tanto Cebo, El Buzo o Caratumba vanno a Brooklyn
con Esteban, di solito per comprare patate o fagioli al supermercado.
Esteban non vuole che El Barbie vada con lui a fare la
spesa e a portarla sulla nave, anche se  forte. Pues, ogni tanto si
mettono tutti d'accordo per qualche passeggiata fuori dalla
nave, non si spingono mai troppo lontano, si vergognano del
loro aspetto e non hanno soldi da spendere, e hanno ancora un
po' paura del vicinato. Queste brevi escursioni hanno accresciuto
il rispetto di cui Esteban gode per la sua intraprendenza e la
sua fortuna, perch non incontrano mai nessuno che sembri
anche lontanamente amichevole.
Pinpoyo, El Tinieblas, Roque Balboa ed El Faro, che senza i
suoi occhiali  quasi cieco, si sono rovinati a forza di sniffare
solvente. (Dopo la notte che Cebo gli ha dato un pugno in bocca,
Canario ha smesso definitivamente). Ormai non cercano
neanche di nascondersi. Vanno in giro tenendo in mano i loro
straccetti imbevuti di solvente, premendoseli contro il naso.
Dicono che cos non sentono la fame ed il freddo.  meglio ignorarli.
Perch ormai, se cerchi di parlargli, dicono solo stronzate,
persino il povero piccolo El Faro, e fanno rabbia e pena a tutti.
L'altro giorno il vento ha portato a Cebo un capello di
donna: lungo, biondo e sottile,  atterrato sul suo petto massiccio,
lui ha abbassato gli occhi e l'ha visto posato l. Se Pinpoyo
non fosse diventato l'ombra di se stesso per colpa dei solventi,
forse il capello avrebbe scelto lui. Tipico del capello di una bella
donna, scegliere il pi bel cabrn in circolazione! Cebo non lo
d a nessuno. Chiama il capello La Gringita. Cebo tiene la sua
gringita in tasca, avvolta in un pezzetto di plastica, la guarda e le
parla di continuo, se la passa tra le dita, se la infila in bocca,
afferra La Gringita a un'estremit e si solletica la narice, cercando
di provocarsi uno starnuto. Chiss cosa ci fa la notte, se l'avvolge
intorno alla pija, senza dubbio.
Esteban ha qualche amico in un ristorante a Brooklyn che
ogni tanto manda cibo, soprattutto fagioli da mettere sul riso, a
volte un paio di polli arrosto, un po' di maiale. E Joaquina ha
un fratello che vende fiori, frutta e verdura in un negozio di alimentari
aperto tutta notte, gestito da coreanos. Sembra che l
buttino via il cibo appena diventa appena un po' vecchio, e a
volte Esteban arriva al momento giusto, e se il fratello della sua
novia gli d il via, mentre i coreanos non guardano, infila tutto
quello che pu in una grossa borsa di plastica che porta sulla
nave. Il giorno del compleanno di Panzn Esteban ha addirittura
portato delle gardenie, un po' appassite. Anche se niente pu
essere paragonato alla festa del bue. Una coscia intera di carne
sanguinolenta, segata e fatta a pezzi da Cabezn il Macellaio
con gli attrezzi della sala macchine, arrostita sul fal sul ponte.
Puta, come s'erano rimpinzati quella notte, la stessa notte che
Mark aveva portato Bernardo in ospedale - era stata anche l'ultima
volta che li avevano visti, el Primero e il vecchio cameriere,
era ancora ottobre, quasi sei settimane prima. El Capitn aveva
portato Bernardo direttamente dall'ospedale all'aeroporto,
pues, e non c'era neanche stato il tempo per i saluti.
Non s'erano mai accorti di quanto Bernardo fosse indispensabile
per tenere in ordine la nave, finch non era ritornato a
casa, in Nicaragua. Bernardo scopava e strofinava dappertutto.
Adesso ci sono cartacce portate dal vento, foglie e rifiuti ovunque,
sul ponte scivoloso, ricoperto da uno strato di ghiaccio,
specialmente di mattina. Era Bernardo che faceva il bucato.
Adesso nessuno ha l'energia o la voglia di scendere al molo a
lavare i vestiti nell'acqua ghiacciata.
I gabbiani volano in cerchio sopra la nave, stridono, ridono,
inzaccherano di merda dappertutto, atterrano sul ponte per
contendersi i rifiuti, e una volta uno si  addirittura lanciato in
picchiata e ha ghermito una sardina dalle dita di Panzn - una
delle ultime sardine, una delle ultime scatolette arrugginite.
Ma una notte, circa due settimane prima, Canario era uscito
per pisciare dal parapetto, ed era tornato di corsa nella mensa,
dove tutti cercavano di addormentarsi senza soffocare per il
fumo del bidone, gridando con la sua voce cinguettante: I topi
se ne vanno! E tutti, persino los drogados, si erano trascinati sul
ponte per vedere i topi che abbandonavano la nave perch
ormai era troppo fredda anche per loro. Una scena indimenticabile:
topi su topi che sciamavano lungo il parapetto, mentre
sulla murata le loro sagome nere emergevano una ad una dai condotti
d'ormeggio e scendevano lungo i cavi d'attracco verso il
molo, con un movimento cos ordinato che sembravano elefanti
da circo in miniatura, quando sfilano in parata stringendo con
la proboscide la coda del vicino. Guardando i topi che se ne
andavano, si sentivano tutti profondamente turbati. Anzich
provare un senso di sollievo, di liberazione, lo spettacolo dei
topi che abbandonavano la Urus li lasciava ammutoliti per la
vergogna e la paura. Come se i topi fossero una loro magagna,
che usciva dal loro interno, e non dalla nave. Perci nessuno
aveva esultato, ed erano rimasti in silenzio.
Ma el Capitn s'era mostrato felice nell'apprendere la notizia.
L'aveva predetto, quell'estate, che i topi se ne sarebbero
andati quando avrebbe fatto freddo. Era stata una delle ultime
volte che el Capitn era venuto alla nave. Aveva sorriso e aveva
detto: Bene, questo ci fa risparmiare dei soldi, eh, gey? Se non
altro non dovremo pagare la disinfestazione. Ma doveva gi
sapere che ben presto anche loro avrebbero abbandonato la
nave, maldito hijo de puta.
Per ci sono topi a cui non d fastidio una nave refrigerata.
Ogni tanto ne sentono uno che gratta dietro una paratia, o ne
scoprono un altro che nuota nella melma in fondo alla stiva, o
che si rotola in mezzo alla spazzatura, perci non si pu comunque
lasciare cibo in giro. Insomma, i topi ci sono ancora, ed 
per questo che ogni volta che chiedono a Esteban perch non
porta mai la sua novia a bordo, lui dice: Qu? Con tutti questi
topi? E se la morsicano?.
Esteban aveva portato sulla nave un paio di forbici da barbiere,
Si erano seduti a turno su una cassetta sul ponte, e Jos
Mateo aveva cercato di tagliare i capelli a tutti. Non si pu dire
che Jos Mateo fosse un gran barbiere, alla fine non stavano
granch meglio, per almeno i capelli erano pi corti. I capelli
erano rimasti sul ponte, e il vento li aveva spazzati. Forse uno
dei capelli di Cebo era atterrato sulla Gringita, da qualche parte
a Brooklyn. Vero amore, eh?
Ieri mattina, di buonora, quando la maggior parte di loro
stava ancora dormendo in mensa, dopo una notte di pioggia
ghiacciata e vento impietoso, la notte pi fredda e umida mai
affrontata, i pochi che erano sul ponte hanno sentito una voce
che li chiamava dal molo. E quando hanno guardato gi dal
parapetto, hanno visto un furgone azzurro parcheggiato sulla
banchina, e un gringo alto dai capelli rossicci, con una giacca
a vento verde, imbottita, che agitava la mano.
Hanno abbassato la passerella, e lui  salito sul ponte ghiacciato:
John, l'ispettore navale. Era visibilmente turbato da ci
che vedeva, dalle condizioni della nave e dell'equipaggio.
Esteban non era a bordo, doveva essere andato direttamente da
Joaquina dopo il lavoro, lo faceva spesso; forse non aveva voluto
farsi tutta la strada fino alla nave con quella pioggia ghiacciata.
Non hanno detto nulla all'ispettore navale di Esteban e
Joaquina, n del lavoro illegale di Esteban alla fbrica di sedie.
L'ispettore navale ha detto di non essere un poliziotto od un funzionario
del governo. Ma devono stare attenti a quello che gli
dicono, visto che c' di mezzo un'infrazione alla legge.
L'ispettore navale ha portato cibo, calze, fogli di plastica per
chiudere gli obl e le porte. Ha detto che  venuto per aiutarli,
che quello  il suo mestiere.
L'ispettore navale ha fatto uno strano discorso a Jos Mateo:
Non era lui l'uomo di una certa et che una signora argentina
aveva incontrato sul molo? Poi finalmente hanno capito, s
pues, doveva essere Bernardo l'uomo a cui si riferiva l'ispettore
navale. Ma Bernardo non aveva mai detto di avere incontrato
qualcuno, n sul molo, n altrove.
Non  che si fossero dimenticati di Bernardo, ma d'improvviso
sembrava che fossero passate settimane dall'ultima volta
che qualcuno aveva parlato di lui, a parte qualche accenno.
Sembrava trascorso tanto tempo da quando il vecchio cameriere
era tra loro: puliva dappertutto, si lamentava, tormentava
tutti, specialmente Esteban, raccontava le sue storie. Com'erano
cambiate le cose da quando il viejo era tornato a casa! In fin dei
conti, comunque, Bernardo era stato abbastanza fortunato, no?
Fortunato viejo lobo de mar! Era tornato a casa dalle sue figlie
con il segno di un bernoccolo in testa, una gamba piena di cicatrici,
ma guarita, la vecchia valigia piena di stracci, le fotografie,
e forse persino con la sua paga - se il Capitn aveva detto la
verit. Forse a quest'ora Bernardo ha gi comprato quelle incubatrici
per polli, e sta gi vendendo polli e uova ai vicini, raccontando
le storie d'orrore della Urus. O forse ormai s' gi
scordato della Urus, ed  felice perch  riuscito a uscirne vivo,
recuperando la sua paga e un po' di dignit.
L'ispettore navale ha il naso a patata, occhi azzurri chiari,
capelli che gli cadono sulla fronte.  un tipo tranquillo e serio.
Il suo spagnolo  peggiore di quello del Capitn ma, claro, diecimila
volte meglio di quello del Primero. Gli piace sedersi a
fumare ed ascoltare le storie dell'equipaggio, anche se a volte
sembra che non ascolti veramente; cio, la sua attenzione 
come una luce che s'accende e si spegne nei suoi occhi. Ma, a
parte quando  andato a comprare il cibo, le calze ed i fogli di
plastica,  rimasto seduto con loro tutto il giorno, prima nella
mensa, poi sul ponte, vicino al fuoco, ascoltando e facendo
domande. Sembrava un po' deluso che nessuno sapesse dirgli
molto dell'armatore fantasma. Ma poi ha voluto sapere tutto di
Capitn Elias e del Primero Mark. Pareva dispiaciuto che nessuno
conoscesse il loro cognome. Ma hanno cercato di descrivergli
capitn e primero nel miglior modo possibile, e tutto ci
che era successo a partire da giugno, tentando di farlo con ordine,
interrompendosi a vicenda: ognuno voleva dare la sua versione
di certi avvenimenti, e cos l'ispettore navale a volte doveva
sentire la stessa storia ripetuta pi volte, ed era allora,
claro, che sembrava distrarsi. E los drogados continuavano a
interrompere con insulti ringhiosi: Vaffanculo el Capitn! Che
pato quel primero! e cos via.
Ma era da sei settimane che non vedevano Mark. Hanno
detto all'ispettore navale che quando non era pi venuto alla
nave, dopo che aveva accompagnato Bernardo all'ospedale, non
se n'erano curati troppo, perch gi in quel periodo el Primero
si faceva vedere molto pi di rado rispetto a Capitn Elias. Poi
el Capitn aveva detto che Mark aveva trovato un altro lavoro.
Non solo era pagato meglio - aveva scherzato el Capitn nel suo
solito modo caustico, inarcando le sopracciglia - era pagato sul
serio. In una banca. El Capitn aveva detto che Mark era pi
adatto a un lavoro in banca, perch in fondo non era tagliato
per fare l'ufficiale di marina, no?
Avevano lavorato duro in quei giorni, per prepararsi all'ispezione.
I marinai avevano soprattutto verniciato, come se cercassero
di nascondere le magagne della nave sotto la vernice
scintillante; nel frattempo Cabezn e gli altri della sala macchine
- a parte Pinpoyo, che era gi perso per via dei solventi -
avevano continuato nei loro tentativi di riparazione e manutenzione.
L'ispezione sembrava essere il segnale definitivo che
dopotutto non erano intrappolati in eterno su una nave fantasma.
El Capitn non  un pazzo totale, si erano detti. Perch
dovrebbe farci preparare a un'ispezione senza alcun motivo?
Lo strano  che, adesso che sono stati abbandonati, non
sembra cos terribile come avevano sempre temuto. Forse il
peggio  passato. Cio - hanno pi o meno confessato all'ispettore
navale - hanno avuto molto tempo per abituarsi all'idea di
tornare a casa sconftti, umiliati e indebitati: dei falliti totali. Un
sacco di tempo.
Capitn Elias e l'armatore avevano un grave problema di
soldi, l'avevano capito. Bueno, l'armatore fantasma aveva ovviamente
finito i soldi. Specialmente adesso, aveva detto el Capitn,
che deve pagare i conti dell'ospedale a Bernardo. El Capitn
aveva detto che l'armatore era cos esasperato da quelle
spese, che si andavano ad aggiungere a tutte quelle che aveva
gi sostenuto, che aveva addirittura minacciato di intestare la
Urus a Bernardo.
Quando Esteban (non lavorava ancora alla fbrica di sedie)
aveva detto che comunque voleva essere pagato, el Capitn
aveva ribattuto: No, Esteban, non puoi essere pagato, e lo stesso
vale per tutti noi, per il semplice fatto che non ci sono soldi.
Ecco perch questa  la nostra ultima occasione. Ci sar un'ispezione.
Poi ritengo probabile che l'armatore cercher di vendere
la nave, per essere in grado di saldare una parte dei suoi
debiti, tra cui le nostre paghe.
E cos, dopo tanti mesi passati cercando di convincersi che
una volta che la nave fosse stata sistemata sarebbe salpata, e li
avrebbero pagati, il ritornello era cambiato. Adesso era: Quando
la nave sar venduta, saremo pagati.
Capitn Elias non era mai sembrato cos serio, cupo e
preoccupato come nei giorni in cui tutti si erano messi al lavoro
per prepararsi all'ispezione, subito dopo che Bernardo era stato
dimesso dall'ospedale e mandato a casa. Anche per questo credevano
in quell'ultima occasione. Come nelle prime settimane
trascorse a bordo della Urus, el Capitn veniva alla nave tutti i
giorni e portava del cibo; si accorgevano della sua urgenza - era
nuova, diversa, proprio come diverso era el Capitn. Non andava
pi in sala macchine, come se, da quando aveva scoperto che
i nuovi interruttori non andavano bene, avesse rinunciato al
motore. Di solito stava sull'ingresso, vicino al parapetto, per
ore, spesso fissava lo spiazzo dietro ai silos. Arrivava, si fermava
l tutto il giorno senza quasi aprire bocca, scrutando come se
stesse aspettando qualcuno - come se gli mancasse il suo vecchio
aiutante ed amico, e sperasse di vedere Mark arrivare sul
molo, dopo avere attraversato lo spiazzo al volante della sua
Honda gialla, con Miracolo seduto al fianco.
I giorni passavano, e il Capitn mostrava sempre meno quello
stato d'animo scoraggiato e distante. Era quasi tornato a essere
quello d'una volta. Ogni tanto faceva domande all'equipaggio:
Come mai Mark ha deciso di portare Bernardo
all'ospedale?
Anche se sembrava fatta solo per curiosit, la domanda li
aveva turbati. Perch l'aveva chiesto? Forse lui e l'armatore
continuano a rammaricarsi del ricovero in ospedale di Bernardo,
per tutti i soldi che avevano dovuto spendere? Ma altrimenti,
puta, cosa sarebbe successo a Bernardo? Pensava che se
avesse avuto pi tempo la sua cura avrebbe fatto effetto?
Tomaso Tostado aveva risposto che el Primero aveva portato
Bernardo all'ospedale perch la sua gamba cominciava a
marcire ed a puzzare, e il viejo delirava.
(El Capitn aveva anche chiesto: Dove va Esteban tutto il
tempo? E loro avevano risposto: No s. Saber. Quin sabe, mi
Capi? E quando el Capitn aveva rivolto la domanda direttamente
a Esteban, lui si era limitato a rispondere: Da nessuna parte.
Comunque all'ispettore navale non hanno detto niente).
Un giorno anche Capitn Elias aveva fatto un lungo giro, in
quel campo vuoto con quel grosso silos a un'estremit, e quando
era tornato indietro teneva in mano un mazzo di erbe grigie,
con le radici. Aveva detto che era una pianta usata da lui per la
pozione che aveva preparato alla fine della loro prima settimana
sulla Urus, quando erano tutti ammalati per l'acqua contaminata
dal topo, e aveva fatto effetto, no? Gli servivano solo le radici,
aveva tagliato via il resto della pianta con un coltellino tascabile,
e l'aveva buttato fuori bordo. Poi si era infilato le radici
nelle due tasche del giubbotto di pelle.
Ben presto la maggior parte dell'equipaggio si era messa a
lavorare pigramente e senza impegno, perch, con l'avvicinarsi
della stagione fredda e le temperature notturne sempre pi rigide,
sentiva affievolirsi l'ultima speranza. Si erano accorti che al
Capitn non interessava come procedeva il lavoro. Jos Mateo
aveva detto: Forse venderanno la nave, ma come rottame.
Bueno, avevano pensato tutti, in questo caso il suo aspetto non
fa nessuna differenza.
L'ispezione era stata sorprendentemente breve. Era arrivata
una macchina, s'era fermata sul molo e ne era sceso un uomo
con i capelli bianchi che indossava una spessa giacca a vento
azzurra e calzoni neri. Dal parapetto l'avevano visto restare a
lungo in piedi sul molo a esaminare lo scafo. Poi Capitn Elias
aveva abbassato la passerella per andare ad accoglierlo, e quando
erano tornati a bordo insieme avevano sentito che Capitn
Elias si rivolgeva all'ispettore chiamandolo Capitn qualcosa,
non erano riusciti a capire il nome. Avevano notato che Capitn
Qualcosa zoppicava leggermente, e le sue guance gonfie erano
come scorticate. Sembrava nutrire una simpatia istintiva per
Capitn Elias. Ma avevano anche notato che Capitn Qualcosa
si rivolgeva a lui chiamandolo semplicemente Elias, e non
Capitn Elias. Il suo modo di parlare assomigliava molto a quello
di Elias - l'accento inglese, probabilmente. D'accordo,
Elias l'avevano sentito ripetere alcune volte, ma aveva detto
anche altre parole che non avevano capito. Tomaso Tostado 
sicuro di avere sentito Capitn Elias dire Febbraio e l'altro
l'aveva ripetuto, annuendo. Poi aveva sentito Capitn Elias che
diceva Amazzonia. L'ispettore non si era neanche preso la
briga di scendere nella sala macchine, o di controllare le cabine
e la mensa, e sembrava non curarsi affatto dell'equipaggio.
Pareva che avesse detto qualcosa sulla scialuppa mancante.
Pareva che gli interessassero particolarmente le attrezzature da
carico, aveva esaminato le alberature, le bome, le pulegge e gli
argani, richiamando ogni tanto l'attenzione di Elias su qualche
dettaglio. Poi l'ispettore aveva stretto la mano di Elias, e l'avevano
sentito dire: Buona fortuna, vecchio mio.
Dopo che l'ispettore se n'era andato, El Barbie aveva chiesto
a Capitn Elias com'era andata l'ispezione. E Capitn Elias
aveva risposto tranquillamente: Bien, Barbie. Gli ho detto che
non siamo pronti per un'ispezione vera e propria perch siamo
ancora in riparazione, tutto qui.
Da quel giorno Capitn Elias non era pi venuto alla nave
con la stessa assiduit. Aveva detto che doveva rimanere a casa
con la moglie, perch presto sarebbe nato il bambino. Ma el
Capitn aveva anche detto che presto avrebbe portato potenziali
acquirenti a vedere la nave. E aveva avvertito l'equipaggio di
non interferire, di non contraddire mai ci che lui avrebbe raccontato
a questi potenziali acquirenti, e, nel caso facessero loro
delle domande, di non riferire nulla che potesse danneggiare
l'immagine della nave. El Capitn aveva ridacchiato. Aveva
detto: Per amor di giustizia, geys, non  una nave che si possa
riuscire a vendere senza qualche bugia.
Quando aveva accompagnato a bordo il primo potenziale
acquirente, avevano capito perch era preoccupato di quello
che l'equipaggio poteva dire: parlava spagnolo con el Capitn.
Ma con l'equipaggio non aveva aperto bocca. Aveva una pelliccia,
un cappello cremisi, baffi diritti e il naso lungo come
quello di un tapiro. Aveva girato un po' intorno alla nave, poi
era sceso nella sala macchine, dove Cabezn, Caratumba e
Canario - ma non Pinpoyo - stavano lavorando duramente
come al solito; avevano sentito el Capitn dire che non era difficile
procurarsi gli interruttori di ricambio, ma l'armatore
aveva deciso di vendere la nave cos com'era, perch non voleva
pi sborsare altri soldi.
C'erano stati altri potenziali acquirenti, gringos che parlavano
in inglese con el Capitn. Uno era un tipo robusto, dall'aria
allegra, con una risata poderosa, e sopracciglia e peli folti che
spuntavano fuori dal colletto aperto della camicia, persino dalle
orecchie. El Pelos Segundo, lo avevano soprannominato all'istante.
Capitn Elias chiamava capitano anche lui, e secondo Jos
Mateo era un greco. Capitn Elias trattava Capitn Pelos Segundo
con ansiosa deferenza, e sembrava incupirsi mentre l'altro
andava in giro ispezionando la nave e ridendo. Ma questo
capitn dalla risata facile era stato l'unico dei potenziali acquirenti
a rivolgere la parola a qualcuno dell'equipaggio: in sala
macchine si era complimentato con Cabezn, Caratumba e Canario
per l'eccellente stato di manutenzione del motore, e aveva
detto che avevano la stoffa dei meccanici di prima categoria.
Otto giorni prima el Capitn era venuto e aveva annunciato
che da due giorni era pap di un bambino, Hector, e quasi tutti
avevano detto: Congratulazioni, Capitn. E il Capitn aveva
preparato un'imbracatura-e aveva incaricato El Barbie e Cebo
di calarlo lungo la murata, e aveva provveduto lui stesso, con un
barattolo di vernice grigia, a cancellare il nome Urus a prua; poi
si era fatto calare a poppa e si era portato sopra la scritta Urus-
Panama City. Perch mai El Barbie e Cebo non avevano lasciato
cadere l'hijo de puta in acqua? Adesso sostengono che  perch
avevano creduto che el Capitn volesse ribattezzare la nave in
onore del figlio appena nato.
El Capitn aveva riunito l'equipaggio, aveva ripetuto la notizia
del figlio, poi aveva detto: Abbiamo un acquirente per la
nave.  per questo che ho cancellato il nome. Ancora un paio di
giorni, caballeros, e sar tutto finito.
Y ya. Li aveva salutati e se n'era andato, e da allora non era
pi tornato.
L'ispettore navale sembrava deluso che nessuno avesse pensato
di annotare o memorizzare il numero di targa di Capitn
Elias o del Primero Mark.
C' anche Esteban stamattina, quando torna l'ispettore navale:
arriva su un furgone azzurro, porta scatoloni pieni di abiti vecchi,
pesanti; e c' anche una donna, su una piccola macchina
bianca.  la reverenda Runtree.
Allora, cos' questa storia del vecchio? chiede quando
sale a bordo. Anche lei sa un po' di spagnolo. Capelli rossi,
occhi azzurri, tutti pensano che sia meravigliosa, anche se non 
pi tanto giovane, e, claro,  una reverenda protestante, dunque
 pi prete che suora. Anche se fa le domande quasi con rabbia,
e a volte sembra spazientirsi per la lunghezza delle loro risposte,
e li interrompe per fare altre domande.
Pi tardi, dopo che la reverenda se n' andata e tutti (tranne
Esteban) si sono provati i nuovi vestiti pesanti, i guanti, i berretti,
l'ispettore navale dice di scegliere quattro membri dell'equipaggio
per andare con lui allo studio dell'avvocato. Poi si
appoggia al parapetto e osserva l'equipaggio che fa la sua elezione.
Il risultato  scontato - Esteban, Tomaso Tostado perch  il
pi intelligente, Panzn perch tiene il registro dei pagamenti, e
Cabezn perch  l'ufficiale di macchina con il grado pi alto
- ma tutti si sentono in dovere di spendere una buona parola
per gli altri membri dell'equipaggio, tranne che per los drogados.
Jos Mateo, il cuoco,  il pi anziano, e anche il pi esperto
di faccende marinare; Cebo  il pi gentile ed il pi forte;
Caratumba  il pi serio, e anche quello che lavora pi sodo,
dopo Cabezn; e che dire di El Buzo, il miglior giocatore di
domino, e sa pure un po' d'inglese, anche se sono solo le parole
di quelle canzoni reggae da africano. El Tinieblas, con la voce
pi frusciante che mai, consumata dalle inalazioni di solvente,
dice che El Barbie merita di andare perch Capitn Elias in
luglio l'ha nominato contramaestre. Ed El Barbie dice: Gracias,
mi chiedevo chi di voi pendejos si sarebbe preso la briga di
ricordarlo, anche se speravo fosse Cazapatos a dirlo. Le quotazioni
di Canario crollano miseramente quando Cebo dice stupidamente
che bisognerebbe scegliere il suo compagno di cabina,
Canario, perch era gi dovuto restare a bordo, a guardia della
nave, la notte che avevano attraversato los proyectos - era il pi
grande colpo di fortuna che fosse mai capitato a quel cabrn
cinguettante! Insomma, alla fine tutti, persino los drogados,
votano per alzata di mano, e Jos Mateo, Cabezn ed El Buzo
finiscono in parit. Dopo altre due tornate, Jos Mateo dice che
lui dopotutto non pu andare, perch deve preparare la cena, e
alla fine Cabezn conquista il quarto posto.
L'ispettore navale li accompagna in metropolitana, cos in
futuro, in caso di bisogno, saranno in grado di fare il viaggio da
soli. Si scopre che c' una fermata a neanche venti minuti a
piedi dalla nave. I vagoni sono gremiti, e stanno filando attraverso
una galleria, stridendo e sobbalzando, quando Esteban si
volta all'improvviso verso Panzn e dice: Puta! Tempo che arriviamo
l, parliamo e torniamo indietro, far tardi al lavoro!
Non  giusto che Esteban se ne sia ricordato soltanto ora, perch
poteva andarci El Buzo al suo posto - pero bueno, Esteban
 fatto cos. Probabilmente vuole solo vedere Joaquina. Quando
si aprono le porte alla stazione successiva, Esteban sguscia tra la
gente in piedi e se ne va, e il treno riprende la corsa cos bruscamente
che Panzn viene spinto in avanti e finisce contro la
schiena di una bella gringa, con il naso tra i suoi capelli, e lei si
gira con un urlo impaurito e fissa Panzn con odio, ma lui non
se ne accorge perch  troppo impegnato a riprendere l'equilibrio,
urtando gli altri passeggeri, stringendo forte il suo registro
e cercando di raggiungere la sbarra sulla sua testa, tutto allo
stesso tempo.
Cambiano treno, attraversando il marciapiede in una stazione,
passano dalla linea F alla A. Ma l'ispettore navale non si 
ancora accorto che Esteban se n' andato mentre erano ancora
sulla F, perch quando scendono dalla A li guarda stupito e
dice: Ma non eravate in quattro?.
Scruta freneticamente tra la gente che va e viene dal marciapiede,
il treno della A che scompare nella galleria, poi si volta
verso di loro con gli occhi spiritati e dice: Oh, no! Non s'
accorto che scendevamo? Merda! Quel ragazzo non riuscir
mai a tornare indietro! Oh, no!.
E li fissa in volto uno per uno, Tomaso Tostado, Panzn
(che  ancora segretamente estasiato dalla sericit e dalla fragranza
floreale dei capelli di quella gringa), Cabezn. Ma tutti e
tre pensano la stessa cosa: Non dobbiamo dire all'ispettore
navale del lavoro illegale di Esteban.
Sembra che l'ispettore stia cercando di controllare il suo
panico. Dice: Non capite. Quel treno  un espresso. Credete
che sia in grado di tornare indietro?. Poi si porta una mano
alla fronte, coprendosi parzialmente gli occhi. Perch? quasi
urla in inglese. Ditemi perch.
Un altro treno lungo e argenteo entra come una furia nella
stazione, li fa trasalire con i suoi stridii metallici. Quando se ne
va, a Tomaso Tostado scappa detto:  andato a trovare la sua
novia, pues.
La sua novia! esclama l'ispettore navale. Ha una novia?
S, s tiene.
E l'ispettore navale sorride sorpreso e sollevato. Voi muchachos
avete delle novias?
No, no, solo Esteban. L'ha incontrata pi o meno quando
hanno mandato a casa Bernardo, pues. Era il compagno di cabina
del viejo.
Esteban? Si chiama Esteban?
S, Esteban.
Come ha fatto Esteban a trovarsi una novia? Bloccato su
quella nave, e si trova una novia? Sembra che l'ispettore navale
non si sia accorto di aver visto Esteban oggi per la prima volta,
che ieri non era a bordo.
No s dice Tomaso Tostado. L'ha trovata, pues.
Salgono le scale ed arrivano sulla strada, ed eccoli in mezzo a
quell'isola lontana, la visione che per mesi hanno contemplato
dalla nave: palazzi che svettano da ogni parte, muri sporchi e
ripidi che s'innalzano nel cielo che sembra cos distante; e sotto,
lungo il marciapiede, ombre fredde e grevi, e luci, negli atri e
nelle vetrine dei negozi, e le strade intasate di traffico, e dappertutto,
dovunque giri lo sguardo, gente che s'affretta, con cappotti
lunghi e pesanti, e tante belle gringas. Ma nello studio
dell'avvocato la segretaria  una donna vecchia e grassa, con gli
occhiali, i capelli arancione ed il rossetto rosa, sembra un clown
trasandato. Lo studio  disordinato e caldo, ma nessuno di loro
si toglie il cappotto nuovo, solo il cappello. Anche l'avvocato, il
signor Angus Moakly,  grasso, abbastanza giovane ma stempiato,
ha le bretelle e la cravatta. Sta mangiando cioccolatini da un
sacchetto di carta bianco, ne offre a tutti. Vicino alla scrivania
c' una cyclette. Licenciado Angus Moakly sembra sonnacchioso:
parla a lungo con voce da ubriaco, finch tutti si sentono
assonnati per il caldo dello studio e la sua voce ipnotica, e nessuno
capisce una parola, poi l'ispettore navale spiega qualcosa,
e firmano qualche documento:
Sembra che le cose stiano cos: l'avvocato far mettere la
nave sotto sequestro, e ci significa che se l'armatore fantasma
non paga gli arretrati e i biglietti aerei per tornare a casa, lo
stato la confisca e la mette all'asta; le loro paghe verranno ricavate
dalla vendita, e l'avvocato si terr solo una piccola parte.
Sulla metropolitana che li riporta alla nave, Tomaso Tostado
 seduto di fianco all'ispettore, che soffoca uno sbadiglio, lo
guarda e gli chiede come si chiama per la decima volta.
E Tomaso Tostado guarda l'ispettore con ammirazione
incondizionata, si sente cos felice e grato, e dice: Tomaso
Tostado. A sus rdenes.
L'ispettore navale dice che secondo lui non rivedranno mai
pi Esteban, no? E solleva le mani dal grembo, mimando un
uccello che prende il volo. Se vol, no?  scappato per andare
a vivere con la sua novia! E ride.
E Tomaso Tostado risponde limitandosi a sorridere con l'aria
di chi non capisce, e il dente d'oro risplende nel buco di
quelli mancanti, perch naturalmente sa che Esteban torner, e
si chiede perch l'ispettore navale sembri tanto divertito all'idea
di Esteban che scappa per andare a vivere con la sua novia...
Poi pensa a s: Pues, s, una novia  una cosa incredibile. E
ricorda Ramona Goyco, che  quanto di pi vicino a una novia
abbia mai avuto, finch il marito di Ramona aveva minacciato di
sparargli se l'avesse visto di nuovo, e Tomaso Tostado aveva
deciso d'imbarcarsi, e gli fa male pensare che non ha nulla per
cui valga la pena ritornare a casa, e che comunque se torna quel
pazzo matn potrebbe avere ancora voglia di sparargli, e adesso
non si sente pi cos entusiasta... Il treno si  fermato in mezzo
a una galleria, ma sembra che sia normale, sembra che nessuno
se ne stupisca. D una lunga occhiata ai passeggeri della sua
carrozza. Pochi parlano, quasi tutti sembrano persi nei loro
pensieri, aspettano pazientemente che il treno riparta. Molti
sembrano stanchi; bianchi, neri, bruni, gialli, quelli che evidentemente
hanno i soldi e quelli che evidentemente non li
hanno, sembrano ugualmente stanchi. Una vecchia morena
sprofondata nel suo sedile, la borsa della spesa tra le gambe,
rughe profonde, tristi, intorno alla bocca. Gente seduta con la
testa appoggiata alla parete, qualcuno con gli occhi chiusi.
Guarda Cabezn e Panzn dall'altra parte della carrozza: anche
il testone di Cabezn  piegato all'indietro, fssa il soffitto, e
Panzn siede con il registro in grembo, gli tamburella sopra con
le dita, guarda furtivamente un gruppo di muchachos e
muchachas dalla pelle scura, che parlano e ridono tranquilli, in
piedi sul fondo della carrozza. Si guarda attorno, vede un paio
di giovani che potrebbero essere catrachos, o comunque centroamericani,
seduti, da soli, sembrano stanchi ma sereni. Se
Panzn e Cabezn non fossero cos sporchi e scarmigliati,
potrebbero confondersi tra i passeggeri. Tomaso Tostado guarda
uno degli altri muchachos ispanici, e cerca d'immaginare la
casa a cui sta tornando, e chi lo sta aspettando. Cerca d'immaginare
se stesso seduto l tra un anno, e si chiede come sarebbe la
sua casa, e chi lo aspetterebbe, e da dove ritornerebbe.
S'immagina mentre lavora in un ufficio, con la cravatta, a timbrare
documenti con un timbro di gomma, una gringa bella ed
elegante che entra e dice... este... cosa dice? Copriti, Tomaso,
fuori fa freddo. Ma lui lo sa gi. S'immagina mentre torna a
casa... da una muchacha come quella seduta l, che sfoglia
Vanidades, con le cuffiette del walkman.  abbastanza carina,
no? Viso e contegno serio, gradevole, volta le pagine della rivista
con le mani delicate. Riesce a vedersi, mentre torna a casa da
lei. Ma dove vivrebbero? Il treno riparte. La gente si scuote,
qualcuno si guarda intorno, qualcuno si sveglia. Lui incrocia lo
sguardo di Panzn, e Panzn gli sorride mostrando i denti rotti
e ingialliti.
Appena tornati a bordo della nave, l'ispettore navale spiega
meglio all'equipaggio quello che ci si pu aspettare dall'azione
legale, che come minimo richieder qualche giorno per avviarsi.
Dice: Penso che dobbiate conoscere nel modo pi chiaro possibile
la situazione in cui vi trovate, perch sicuramente vi hanno
gi mentito a sufficienza. Non che l'avvocato abbia mentito,
ma pu aver dato un quadro un po' troppo roseo della faccenda.
L'avvocato  una brava persona, e applica tariffe bassissime,
ma gli piace parlare per il gusto di farlo. L'ispettore dice
che, innanzitutto, lui dubita che l'armatore fantasma salti fuori
all'improvviso per pagare i suoi debiti. E dice che se la nave
viene confiscata dal tribunale e messa all'asta, quasi certamente
sar venduta come rottame, e in questo caso si realizza molto
meno denaro rispetto a quando si vende una nave in buone
condizioni. Sfortunatamente l'equipaggio dovr restare sulla
nave fino a quel momento, e l'ispettore dice che gli dispiace.
Sfortunatamente, quando la nave sar venduta, le autorit portuali
e giudiziarie saranno le prime a ricevere ci che gli spetta,
dopodich potrebbe non rimanere abbastanza denaro per pagare
i loro arretrati, di cui Panzn ha tenuto il conto esatto, pi di
duemila dollari a testa, ormai. Tuttavia, dice, dovrebbero riuscire
a ottenere una parte dei soldi, anche se potrebbe volerci un
po' di tempo. Sfortunatamente, siccome Capitn Elias non gli
ha mai fatto firmare il contratto d'imbarco, legalmente non
sono mai stati un vero equipaggio, e questo rende il loro caso
pi incerto. Secondo l'ispettore, Capitn Elias potrebbe anche
non essere un vero capitn.
L'ispettore navale  davvero muy buena onda, e anche la
reverenda, tutte queste notizie pi o meno sfavorevoli non
dipendono da loro. E, claro, le notizie potrebbero essere molto
peggiori. Chi mai pu dubitare dell'integrit dell'ispettore dopo
tutto quello che ha fatto per loro? Ma quando l'ispettore lascia
la nave, Pinpoyo, incespicando nella coperta in cui  ancora
avvolto nonostante gli abiti nuovi, gli sbarra la strada. Farnetica
di gringos hijo de putas che gli rubano la paga e d del bugiardo
all'ispettore navale, e dice un mucchio di altre babosadas.
Con le mani ancora infilate nelle tasche della giacca a vento, l'ispettore
guarda l'equipaggio con un'espressione confusa, mentre
Pinpoyo prosegue nel suo delirio. Ma poi El Barbie si fa
sotto e spinge Pinpoyo lontano, lo getta sul ponte, e Pinpoyo
rimane l come morto, anche se naturalmente non s' fatto niente,
 solo rimbambito dai fumi dei solventi. L'ispettore navale,
con un sorriso imbarazzato, borbotta un gracias a El Barbie. Poi
Tomaso Tostado si ricorda di lanciare una nuova salva d'applausi
per l'ispettore, e tutti, tranne Pinpoyo, applaudono e fischiano
come ormai fanno ogni volta che lui sta per lasciare la nave.
L'ispettore navale arrossisce e rimane l, con un sorriso quasi di
scusa, finch non hanno finito, poi li ringrazia, fa un cenno di
saluto, scende dalla passerella e sale sul furgone.
...
.
...
2.
...
.
...
 vero che Joaquina colleziona colini, ma non ne ha poi cos
tanti, e sono quasi tutti di peltre, smaltati, perch sono i meno
cari, e le piacciono i colori vivaci; la sua mam ha sempre usato
il peltre in cucina, a casa, in Messico. Il colino che le ha regalato
Gonzalo per Natale  di acciaio inossidabile, cos argentato e
lucente che sembra fatto con uno specchio traforato. Non le
piace la plastica. Colleziona anche sfere d'acciaio piene di fori
che sembrano fatti con uno spillo, si riempiono con le foglie del
t e s'immergono nell'acqua bollente. E cucchiai: grossi, forati,
e altri che sembrano palette, anche questi con i fori, che i chinos,
sostiene, usano per tirare fuori i ravioli dal brodo; ha cucchiai
che non sono veri e propri cucchiai, ma una sorta di Canestrini
di filo di rame sulla sommit di un manico di legno.
Joaquina non sa spiegare la sua passione per gli utensili da cucina
traforati. Anche quando Esteban le aveva chiesto: Perch ti
piacciono tanto le cose con i buchi? lei era arrossita e aveva
fatto un gran sorriso, come se lei stessa se ne fosse accorta soltanto
in quel momento, e lo avesse trovato strano e imbarazzante.
Poi Joaquina aveva guardato Esteban con un'espressione
quasi speranzosa, come se volesse che fosse lui a spiegarglielo,
perch era lui quello che aveva tanta fantasia.
All'inizio Esteban pensava che dipendesse dal fatto che per
fare un cucchiaio coi buchi ci vuole pi lavoro che per farne
uno senza, e quindi Joaquina crede di investire meglio il suo
denaro. Una semplice bacinella di metallo con i buchi sembra
pi elaborata di una che non ne ha. Ma Esteban, andando per
compere con Joaquina, aveva scoperto l'incredibile variet di
colini e altri utensili traforati che offre questa citt, e aveva
cominciato a capire perch a una collezionista come Joaquina
potesse venire una tale mania: la sfida di riconoscere ci che
rende un pezzo pi bello di un altro, il piacere di disporre la
propria collezione. Tutti quegli utensili bucati, di misure e colori
differenti, diventano un piccolo mondo a parte, ordinato, che
non ha bisogno di una giustificazione. Ma, pensava, forse una
spiegazione c': Joaquina dice che un giorno vuole avere una
favolosa cucina tutta sua, ed  abbastanza metodica per iniziare
dai colini. Altrimenti uno va per compere e gli viene voglia di
comprare di tutto, e sarebbe il caos.
Joaquina colleziona anche i t da mettere nelle piccole sfere
d'acciaio, e le scatole di latta per conservarli. E colleziona spezie,
che compra confezionate in piccoli sacchetti di plastica
nelle tiendas indiane, arabe ed orientali negli angoli pi remoti
della citt. Colleziona anche sottili scatole di riso di diverse qualit,
che compra sempre in quelle tiendas. Le scatole di cartone
sono abbellite da colori smaglianti, coperte di scritte esotiche -
uguali a quelle sbiadite che si riescono a leggere nel terminal
della Wienstock Spiee Co., al porto - e decorazioni suggestive,
elefanti, fiori tropicali. Tante cose le compra solo perch costano
poco. Siccome l'inglese di Joaquina  balbettante, monosillabico,
e quando parla sembra una trasmissione radio da Marte
che svanisce in fretta - suscita nei negozianti sorrisi di condiscendenza
che subito scompaiono dalle loro facce, non appena
vengono immersi dai suoi occhi fiammeggianti nel calderone
traboccante in cui lei fa bollire vive le sue frustrazioni - di solito
va a finire che indica con un dito quello che vuole comprare.
Esteban ha attraversato la citt in lungo e in largo accompagnando
Joaquina nelle sue battute di shopping, ha passato ore
sui bus e in metropolitana, fino ai quartieri dove patriarchi barbuti
in turbante, indiani, pakistani, sikh, passeggiano per strada
con le loro famiglie, le donne hanno vesti di seta sfarzose, fluttuanti;
fino al labirinto odoroso di Chinatown, dove Joaquina 
capace di passare ore in stato di trance, immobile e concentrata
come quando fa la manicure, cercando di scegliere un mestolo
traforato da tre dollari. Poi, dopo averlo finalmente scelto,
cerca di convincere anche Esteban della perfetta - anche se inutile,
pues, visto che Joaquina non cucina - bellezza dell'utensile.
Arrivano fino a una fila di tiendas arabe a Brooklyn, cos lei pu
comprare mezz'etto di cumino, o quel vasetto di polpa di tamarindo
o di succo concentrato di melograno con quell'etichetta
meravigliosa che avrebbe gi voluto prendere la volta scorsa. A
volte in certe tiendas i mercanti sono talmente insolenti, sfrontati
e galanti con Joaquina che lei si meraviglia che tanti linguaggi
diversi alla fine suonino simili allo spagnolo del venditore di
un mercato messicano.
Joaquina dispone ordinatamente i suoi acquisti lungo una
parete della camera ad un solo letto in cui vive con il fratello,
Martin, oppure li stipa nello scaffale di legno a tre ripiani che
c' in un angolo, come se anche lei fosse pronta ad aprire la sua
tiendita, piccola ed estremamente specializzata. Le piace proprio
fantasticare sulla cucina che avr, un giorno o l'altro, sui
corsi che seguir per imparare a usare tutte quelle spezie, gli
olii, le paste e gli utensili traforati. Ma nella cucina del posto in
cui vive gira troppa gente, in gran parte muchachos in abiti trasandati;
e alcuni di loro li trova repellenti e persino minacciosi.
Pi che altro usa la cucina per preparare i suoi t aromatici, che
poi si porta in camera, in una delle teiere di peltre.
Come i suoi fratelli, manda una parte di quello che guadagna
ai genitori e ai fratelli minori in Messico. La sua parte per
 meno consistente. Spende pi di quanto dovrebbe in vestiti, e
Martin ha rinunciato a lottare con lei per conservare un po' di
spazio nel loro piccolo armadio di compensato: tiene le sue cose
in una valigia oppure piegate ed impilate sul pavimento, ai piedi
della parete opposta a quella dove lei ha sistemato la sua collezione.
Gli orecchini che porta, e che cambia ogni due o tre giorni,
sono attaccati a pezzi di cartone; li tira via e se li fissa ai lobi.
Joaquina ha i lobi forati, ma dice che preferisce questo tipo d'orecchini,
costano pochissimo, li compra alla tienda che c' l sul
corso, oppure a Chinatown.
Esteban pensa che lei viva in un posto orrendo, e tutto ci
che desidera  portarla via da l: un edificio a tre piani dove
hanno abbattuto tutti i muri e li hanno sostituiti con un dedalo
di cubicoli di compensato, con i lucchetti sulle porte, una cucina
e due stanze da bagno per piano. Sono quasi tutti messicani,
la maggior parte proviene dagli stati di Puebla e Guerrero, ma
c' anche gente di altri paesi. A volte Joaquina e suo fratello
devono dormire insieme, nello stesso letto, quando Martin fa il
turno di mattina o di pomeriggio anzich quello di notte, nel
negozio di alimentari dove lavora. Gi all'ingresso, i suoi fratelli
Abl e Juan, i pi anziani, si dividono un'altra stanza. Ogni
camera costa trecentocinquanta dollari al mese. Una volta che
Esteban e Joaquina stavano attraversando quel dedalo di cubicoli
per arrivare al bagno, si erano imbattuti in una muchacha
dall'aspetto mascolino con i capelli tinti di un rosso innaturale,
pantaloni corti neri aderenti e maglietta senza maniche, che
brandiva una mazza da baseball irta di chiodi contro un gringo
in piedi sulla porta di uno dei cubicoli. Il gringo cercava di parlare
con un tono di voce accomodante, anche se tremava dalla
paura. Indossava soltanto una camicia bianca e la giacca, senza
pantaloni, e teneva in mano una cravatta. La donna con la
mazza lo minacciava con voce bassa e feroce, dicendogli che gli
avrebbe fracassato la testa se non avesse chiuso il becco. L'uomo
aveva detto: Okay, okay, e aveva alzato le mani. In fondo al
corridoio un'altra muchacha, pi giovane di quella con la
mazza, con la faccia da adolescente, il seno insolente color del
burro, era seduta nuda sul pavimento con le braghe del gringo
in grembo, le tasche rovesciate, e stava frugandogli nel
portafoglio.
Joaquina aveva immediatamente riportato Esteban nella sua
stanza. Era sgomento che lei potesse vivere in un posto dove
accadevano cose del genere, ed era infuriato perch era troppo
gelidamente compiacente. Lei aveva risposto:  cos che lavora
quella putita, si porta i gringos a casa, e ancor prima di scopare
entra quella grossa macha dalla porta. Pinche gringo,  colpa
sua se va a puttane. Quando Esteban aveva dissentito calorosamente,
gli occhi di Joaquina si erano trasformati in pugnali acuminati,
e gli aveva chiesto se avesse un posto migliore per lei.
Avrebbe dovuto fare una vita da monaca per permettersi di
pagare un affitto pi alto! Forse doveva andare a vivere con lui
sulla nave? Orale, gey? Avrebbe preferito cos?
Avevano deciso che, non appena avessero avuto i soldi,
avrebbero trovato un posto dove vivere insieme, non importa
quel che avrebbero detto i suoi fratelli. Certo che era una vita
strana, quasi tutto era confuso e irrisolto, a parte l'amore e quel
lavoro tedioso nella fbrica di sedie dall'altra parte di Brooklyn.
Era ancora costretto a tornare a dormire sulla nave. La vita sulla
Urus continuava esattamente come prima, anche se non c'erano
pi Bernardo, el Primero e il cane. Nei suoi andirivieni Esteban
ignorava el Capitn. Aveva comprato francobolli e oggetti di
cancelleria per l'equipaggio, cos chi voleva avrebbe finalmente
potuto scrivere a casa, e raccontare alle famiglie o alla novia
dove era stato per tutti quei mesi - solo in quattro avevano
deciso di farlo. Grazie a lui adesso non mangiano peggio di
quando c'erano ancora le sardine, ma nell'ultimo mese l'equipaggio
gli era costato quasi quanto l'affitto di una stanza di
compensato.
La sera che el Primero Mark aveva accompagnato Bernardo
all'ospedale, avevano arrostito la carne portata da Esteban su
un grande fal sul ponte, con spiedi ricavati da lunghi tubi d'acciaio.
Esteban non era pi arrabbiato come la mattina perch
non avevano curato la gamba di Bernardo; pensava che adesso
il viejo dovesse essere felice, in un letto caldo d'ospedale, curato
dai dottori yanqui. Almeno non  qui. Perch se il viejo fosse
qui, starebbe jodiendo con i suoi commenti stucchevoli e maliziosi
su Joaquina. Puta, era l'ultima cosa che ci voleva, si sentiva
gi abbastanza nervoso ed eccitato. Esteban aveva intenzione di
tornare al salone a fare l'amore con Joaquina quella notte stessa.
Stava gi facendo buio, aveva guardato l'orologio di Marta.
Doveva andarsene subito. Joaquina aveva detto che di solito
Gonzalo chiudeva il salone prima delle otto. Jos Mateo stava
scaldandogli una tazza di sangue e midollo di manzo, diceva che
gli avrebbe fatto bene per il raffreddore. Il fuoco era gi acceso,
ma l'equipaggio era ancora indaffarato a tagliare la carne. Aveva
fame, ma non avevano ancora cominciato a cuocere. Non sapevano
che lui se ne dovesse andare, n dove, n perch, non
aveva raccontato nulla. Esteban aveva scelto un grosso pezzo di
Carne dal mucchio, l'aveva infilzato su un punteruolo e lo aveva
cotto sul fuoco vivo finch non si era bruciacchiato sui lati,
mentre il calore del fuoco gli scottava le mani. Prima aveva
mangiato il grasso rosolato sui bordi. Quando azzann la carne,
tenendola con due mani come un'anguria, era ancora cruda
all'interno; gli si era riempita la bocca di sangue caldo. Poi
aveva bevuto dalla tazza di plastica che Jos Mateo aveva riempito
di una zuppa densa di sangue e midollo - il midollo l'aveva
raschiato dalle ossa fatte a pezzi. Bueno, dovrebbe essere energetico,
no? Non sarebbe molto romantico portare in dono a
Joaquina un grosso trancio di carne cruda. Aveva salutato in
fretta e aveva lasciato la nave, continuando a mangiare. Non era
neanche riuscito a finirla. Aveva gettato gli avanzi di l da un
reticolato, lasciando che quei cani latranti si contendessero il
tocco gommoso e sanguinolento.
Arrivato al salone avrebbe voluto morire: la saracinesca era
abbassata, era gi buio. Se n'erano andati! Ma si era avvicinato
alla vetrina e aveva infilato una mano tra le sbarre, aveva bussato
sul vetro e l'aveva vista alzarsi nell'oscurit. Joaquina era
rimasta seduta al buio, ad aspettare. Aveva aperto la porta, lui
era entrato e lei aveva detto: Ven!, l'aveva preso per mano e
s'era girata per condurlo nel retro, ma poi aveva mollato la
presa. Cos'hai sulla mano?  appiccicosa. A lui era venuto da
ridere, ma s'era trattenuto, e aveva detto: Sangue. Al buio la
vedeva appena, ma era sicuro che lei lo stesse guardando di traverso.
D'improvviso fece un rutto. Lei disse: Maiale!
Perdn. Cos'hai mangiato, chamaco naco? E lui aveva dovuto
fare un profondo respiro per placare la paura e l'eccitazione che
stavano gi levandosi dal mare gorgogliante di sangue e carne
cruda che aveva nella pancia, e aveva detto: Carne e sangue,
pues. Troppo di tutt'e due, credo. Si erano baciati, e lei aveva
detto: Hai l'alito che sembra una macelleria. Lui aveva riso.
Joaquina l'aveva spinto oltre la tenda, dicendo: Lvati le
mani. Quando era uscito dal bagno c'era una candela accesa
dentro un bicchiere rosso vicino a una coperta stesa sul pavimento,
e lei gli sorrideva in modo strano. Si erano baciati a
lungo, rimanendo in piedi.
Poi lei si era seduta, si era abbassata le spalline del vestito e
aveva cominciato a sbottonarsi la camicetta. Lui si era seduto e
si era slacciato gli anfibi. Aveva un'erezione e si era dimenato
per sfilarsi gli anfibi e i calzini, come se avesse una fretta frenetica.
Avrebbe voluto dire qualcosa che lo calmasse e lo frenasse, e
chiarisse il motivo per cui si trovava l. E quando si era alzato
per togliersi i pantaloni, s'era ritrovato a dire tra s: Te quiero, e
si era chiesto se fosse gi ora di parlare d'amore a voce alta.
Poi aveva sentito Joaquina che diceva: Mani appiccicose.
Naso moco che cola. Rutti. L'aveva guardata attentamente.
Sei una palude umana! Perdi e coli dappertutto! Vacche intere
scompaiono nelle tue sabbie mobili, verdad? Caray! Cosa sto
mai per fare!
Lei sorrideva, e adesso se ne stava seduta completamente
nuda, le caviglie incrociate sotto la sedia, e si teneva con le
mani ai due lati del sedile. Lui era rimasto in piedi coi pantaloni
calati a met, piegato, osservando la nudit femminile per la
prima volta dopo il burdel di Corinto sei mesi prima, quando la
vista di quella puta nuda, la sua bella pelle da ragazzina che
luccicava nell'umidit alla luce spietata di una lampadina scoperta,
lo aveva riempito di un terrore vivido e improvviso per
quanto era successo a Marta. Adesso guardava le tette di
Joaquina, piccole ed all'ins, di un pallido color rame alla luce
tremolante della candela, i minuscoli coni dei capezzoli induriti,
le braccia e le spalle delicate, il ventre morbido e le costole
lunghe e sporgenti mentre lei si alzava dalla sedia e gli si avvicinava,
le gambe flessuose ed il triangolo di pelo nero. Aveva
lasciato cadere i pantaloni, si era alzato di nuovo e gli erano
caduti ai piedi mentre la abbracciava e le accarezzava la schiena
snella e soda, gi fino alle nalgas lisce e rotonde. Sentiva le labbra
di lei, calde, che gli sfioravano il collo, le guance, le labbra.
Poi lei gli aveva sussurrato all'orecchio: Qu te pasa?, proprio
mentre lui si lasciava sfuggire un lungo sospiro di sollievo
e di stupore, perch lei era rimasta intera, il suo corpo era rimasto
intero e lui adesso era travolto da un piacere improvviso.
Poi lei lo aveva spogliato, gli aveva sfilato la maglietta sporca,
lui aveva sentito la sua mano che si appoggiava all'erezione
sotto le mutande e si era messa a ridere: Ay no! Ve? Cola!.
Aveva le mutande umide ed appiccicose in quel punto. E quando
lei gliele aveva sfilate, un lungo filamento di liquido seminale
era scintillato rosso e argenteo alla luce della candela, e avevano
cominciato a ridere. Troppo! Qu ridculo! Esteban non riusciva
a smettere di ridere. Si tenevano dalle risate, e le risate dell'uno
scatenavano quelle dell'altra, e Joaquina aveva strillato:
Ujujuy! Esteban  mostro della palude! buttandogli le braccia
al collo, ed erano ruzzolati sulla coperta. Si erano messi a
scopare prima che lui se ne rendesse conto, ed era venuto in
pochi secondi. Era stata un'esplosione - ancora pi abbondante
della pisciata d'elefante dei suoi sogni sulla Urus, quando era
cos disidratato che sembrava gli si fosse arrugginita la vescica.
S'era sentito come se tutto ci che aveva dentro stesse precipitando,
una gigantesca valanga che l'aveva lasciato cos vuoto
che poteva sentire il cuore che risuonava forte come in una
cavit. Joaquina aveva mormorato: Che pasticcio, Esteban.
Adesso mi sento anch'io come una palude. Erano rimasti
sdraiati a baciarsi, a toccarsi - aveva fatto un altro rutto - finch
non si era nuovamente eccitato. Joaquina, come aveva promesso,
l'aveva mangiato vivo. Poi erano rimasti sdraiati a lungo,
tenendosi stretti, e lui aveva sentito di nuovo i polmoni tesi e
luminescenti, irritati dagli intensi profumi degli shampoo e
delle lozioni nel salone...
A met novembre, durante la visita di tre giorni dell'altro
novio di Joaquina, l'avvocato messicano, Esteban si era sentito
pi che mai intrappolato sulla Urus. L'avvocato stava in un
hotel a Manhattan. Era stato cliente di Joaquina in Messico,
quando lei lavorava come manicure in un salone nel sobborgo
di Palanco. Joaquina insisteva che lei doveva vedere l'avvocato,
che lei non aveva mai tenuto nascosta ad Esteban la sua storia
con l'avvocato, e quindi lui non aveva il diritto di arrabbiarsi.
Esteban aveva giurato di rompere per sempre con lei se si fosse
incontrata con quell'avvocaticchio che la pagava per farsi fare la
manicure. Joaquina aveva mandato a la chingada sia Esteban sia
sua madre, e dalla sua bocca era uscita una cometa ardente d'insulti
osceni e ingiurie, e aveva promesso che non l'avrebbe mai
pi guardato in faccia.
E forse l'avrebbe fatto, se cinque giorni dopo, mentre si
recava al lavoro, Esteban non si fosse messo davanti alla vetrina
del salone con una rosa incartata tra le mani e un raffreddore
soffocante, una perfetta imitazione del suo primo tentativo di
conquistarla. Avevano completato il rituale tornando al salone
dopo la chiusura per fare di nuovo l'amore nel retro, su una
coperta stesa sul pavimento, per stavolta senza la candela. Poi
Joaquina l'aveva fatto sedere con la coperta avvolta intorno alle
spalle ed i piedi immersi in una bacinella d'acqua bollente, e gli
aveva detto che non avrebbe mai, assolutamente mai, dovuto
chiederle che cosa era successo tra lei e l'avvocato.
Tra noi  finita aveva detto Joaquina. E se mi tormenti
ancora su questa cosa, gey, imparerai cosa significa credere in
Dio nella terra degli indios!
Ormai fanno l'amore nella stanza di Joaquina, ma solo
quando lei  sicura che non ci siano i suoi fratelli in giro.
Joaquina memorizza costantemente i turni di lavoro dei fratelli,
che cambiano di continuo. Tutt'e tre i fratelli hanno i capelli
neri, e due hanno la pelle pi scura della sua. Abl ha la stessa
carnagione crema e noce moscata di Joaquina, per con pi lentiggini.
Tutti e tre si danno di continuo grandi pacche sulla
schiena e si scambiano stupefacenti saluti in gergo, e vanno in
giro in gruppo, escono insieme a un branco di altri muchachos.
Sembra che Esteban sia loro indifferente, non approvano n
disapprovano la sua storia con la sorella, anche se Martin, che 
quello che Esteban vede pi spesso,  il pi amichevole. L'atteggiamento
che hanno nei confronti di Esteban e della sorella 
come una maschera, assumono un'aria di distacco impersonale
che secondo loro potenzia e protegge la loro levatura e quella
della sorella - per questo i suoi futuri cognati lo irritano, perch
lui  abituato ai modi molto pi espansivi e diretti di una citt
portuale dei Tropici.
Ogni volta che lui e Joaquina riescono a trovare un po' di
tempo da passare insieme, nella piccola stanza di compensato,
riscaldata da una stufetta elettrica con le spire arancioni scintillanti,
l'aria cos odorosa di spezie che riesce a percepirne il profumo
anche con il naso intasato,  Esteban quello che a volte
rimane preda delle proprie inibizioni segrete. Mentre Joaquina
cancella i suoi freni inibitori, prende il controllo, fa quello che
vuole, finch con mani e bocche voraci, poi con il corpo intero,
si divorano a vicenda. E a volte lo monta di nuovo e si perde in
lontane profondit interiori, percorre i sentieri segreti del proprio
piacere, gli occhi chiusi, le labbra che pronunciano in silenzio
un linguaggio sconosciuto, finch urla e trema e le guance le
diventano azzurro cenere ed apre gli occhi come se si svegliasse
da un sonno durato cent'anni per ritrovare lui ancora l, che
continua a guardarla - un po' dispiaciuto per essere stato lasciato
tanto indietro, ma felice di essere stato ritrovato; poi tocca a
lui venire, se non l'ha gi fatto. Non  sempre cos, deve diventare
amore, e anche in quel caso non sar sempre cos, dice lei.
Lui che ne sa? Chocho, Joaquina, lui ormai vive aspettando i
momenti che trascorrono insieme nella stanzetta. Lei gli taglia
anche le unghie delle mani e dei piedi, le lima, toglie le pellicine,
gli leviga le piante dei piedi con la pietra pomice, gli asperge
i piedi di lozioni, e gli dice che d'ora in poi non potr mai pi
prendersi gioco degli uomini che si fanno fare manicure e pedicure.
Joaquina lo ama con una tenerezza premurosa e una passione
esigente che dissolvono i dubbi e le paure di Esteban, li
disperdono come uno stormo di corvi. L'amore di Joaquina
proviene dallo stesso pozzo d'emozione, apparentemente senza
fondo, da cui nascono tutti i suoi umori e le sue esplosioni,
dall'ira all'ilarit. Quando  imbronciata sembra che le si afflosci la
faccia, si trasforma in un'abuela con enormi occhi da cieca, che
accusano il mondo della pena insostenibile di un'intera vita. E
quando  di buon umore ha un sorriso infantile dissennato che
le Va da un orecchio all'altro, e le luccicano gli occhi come se
stesse raccontando barzellette mute che solo i gatti possono riuscire
a sentire. Esteban ogni tanto  intimorito dal fatto che una
struttura cos esile possa racchiudere tanta emozione: l'ha vista
passare in una frazione di secondo da una tenerezza spensierata
ad un uragano di bestemmie e singhiozzi, e a volte questo avviene
solamente perch  sopraffatta dal troppo amore, e non riesce a
controllarlo.
Ormai Esteban le ha raccontato tutto di s - pues, quasi
tutto. Joaquina sa di Marta, sa persino del suo orologio, che lui
continua a tenere in tasca. Quando Esteban sprofonda in uno
dei suoi momenti di assenza, lei lo lascia solo, a masticarsi il pollice,
a tirar su col naso e a sbuffare. Joaquina si prende cura di
lui, e ha un talento speciale per trovare soluzioni pratiche ai
suoi dilemmi pi innominabili. Era stata sua l'idea di cominciare
ad andare ai balli del venerd sera in un ristorante salvadoreo
in un'altra zona di Brooklyn, che attirava centroamericani
da tutta New York. C'erano anche immancabilmente due ex
soldati neri che erano stati di stanza nella base statunitense di
Palmerola, in Honduras, dove avevano coltivato un'onesta passione
per le muchachas locali. Al venerd c' un gruppo che
suona msica tropical, e lui e Joaquina si fanno un paio di birre
e ballano alla maniera centroamericana, ondeggiando le nalgas,
cosa che lei all'inizio aveva trovato lasciva e di cattivo gusto, e
ancora non ha vinto del tutto le sue perplessit. Il ristorante
appartiene a una donna di mezza et, Doa Chucha, che nel
Salvador faceva la cuoca in una caserma. Vista la piega che la
guerra stava prendendo, era volata a New York con i suoi cinque
figli. La prima sera che erano andati l, Esteban aveva
conosciuto un altro nica che faceva il caposquadra in una fbrica
di sedie, e che gli aveva scritto il suo indirizzo, con la fermata
della metropolitana pi vicina, e gli aveva detto di andarlo a trovare,
luned mattina. Aveva conosciuto esuli di guerra del
Salvador e dell'Honduras, scampati agli squadroni della morte,
tra cui una chvala chapina magra, con gli occhi da daino.
Sedici membri della sua famiglia erano scomparsi e fino a poco
tempo prima era vissuta con una comunit di suore di Coney
Island, che l'avevano aiutata a scappare dal Guatemala ed erano
estremamente gentili con lei, anche se tutta quella gentilezza le
aveva impedito di guarire dal suo dolore paralizzante. Ma poi,
l'inverno prima, a un ballo del venerd sera aveva incontrato lo
studente universitario del Salvador, e subito dopo aveva abbandonato
il convento ed era andata a stare con lui. Esteban era
rimasto colpito da come si amavano quei due, in un modo
maturo ed estatico; avevano entrambi un lavoro notturno, e lei
di giorno continuava a frequentare le scuole superiori. Anche
una delle cuoche nel retro, intenta a schiaffeggiare pupusas, era
del Nicaragua: le era morto un figlio combattendo in un BLI, e
un altro era ancora vivo, coi contras, e altri due erano con lei, a
Brooklyn. Era scoppiata a piangere ed aveva abbracciato Esteban
quando l'avevano accompagnato in cucina per fargliela conoscere;
l'avevano presentato come un sopravvissuto alla guerra,
le avevano detto che aveva fatto il soldato in un BLI. Una sera
Esteban era seduto a un tavolo, ad ascoltare gente del Nicaragua
di tre generazioni diverse che discutevano sul servizio
militare sandinista; litigavano con ardente passione, come
avrebbe potuto fare in patria gente della stessa famiglia, finch
la muchacha chiamata Barbara, che non aveva ancora detto
niente, s'era alzata dal tavolo con gli occhi pieni di lacrime perch
aveva perso il suo novio, era uscita dal ristorante pieno di
vapore, fumo e gente per riprendersi con un po' d'aria fresca,
sul marciapiede. Esteban aveva visto la sua sagoma attraverso il
vetro appannato, ed era sul punto di alzarsi per uscire a piangere
con lei, ma la sorella maggiore gli aveva messo una mano sul
braccio e gli aveva detto di lasciarla stare, faceva cos ogni volta
che venivano in quel locale. Ma tanti frequentatori al venerd
sera sono cos giovani e sono l da tanto tempo che le guerre che
da almeno dieci anni devastano l'istmo per loro sono come una
favola paurosa, e si considerano gi nuyorquinos a pieno titolo;
sovrastano in altezza i genitori, diventano alti, con la faccia grassoccia
e radiosa perch qui dicono che faccia bene anche l'acqua
del rubinetto - a volte Esteban, che compir vent'anni in
gennaio (tra lui e Joaquina c' una differenza di appena cinque
mesi), con tutti i suoi ricordi di guerra che gli spezzano il cuore,
si sente come un abuelo fuori luogo in mezzo a questi jovenazos
scherzosi, la maggior parte dei quali  poco pi vecchia di lui.
In tanti, qui nel ristorante al venerd sera, ma anche altrove,
a Brooklyn, quando sanno della sua precaria condizione di rifugiato
di una nave fantasma nel porto di Brooklyn, gli offrono un
posto dove stare temporaneamente, un divano od un pavimento
su cui dormire finch lui e Joaquina non si trovino un appartamento.
Lui annota sempre il loro nome, l'indirizzo, il numero di
telefono in una piccola agenda che Joaquina gli ha regalato proprio
a questo scopo.
La notte del crollo del Muro di Berlino, Joaquina aveva
comprato una bottiglia di vino rosso e aveva portato Esteban
nella sua stanza, per festeggiare quella che lei aveva deciso dovesse
essere la liberazione finale di Esteban da una confusione
ossessiva che lei non pretendeva di capire, e che si manifestava
tra l'altro in un oscuro senso di devozione che lui aveva per una
certa marca di camion per il trasporto truppe, e in improperi
continui verso una cagna cannibale di nome Ana.
Ormai  da oltre un mese che Esteban, per arrivare in tempo
agli appuntamenti con Joaquina - lei, ovviamente,  estremamente
puntuale - usa l'orologio di Marta. Pensa ancora che
Marta sia con lui. Claro, ha regolato l'orologio, non indica pi
l'ora della sua sepoltura, un modo per dirle timidamente addio.
Non  cos morboso da pensare di aver tradito Marta innamorandosi
di Joaquina. Sa che non amer mai nessuno come ha
amato Marta, che ha conosciuto per cos poco tempo, e proprio
perch  stato un amore cos breve e cos condizionato dalla sua
assenza, durer a lungo. Persino la guerra che hanno combattuto
insieme, al confronto, non rimarr dentro di lui cos a lungo.
Marta era solo una chvala, ma al suo interno stava crescendo
una donna maestosa, dignitosa e coraggiosa. Abbiamo anche
dei figli, pensa un giorno che si sente intrappolato sulla nave,
appoggiato al parapetto, mentre aspetta che venga l'ora di
andare a trovare Joaquina. E chi sono i loro figli? Orfani. Tutto
ci che non si vede, che per dura pi di una nave pirata di
ferro, scassata, che ha reso un branco di poveracci ancora pi
miserabili. Tutto ci che si perde, tutto ci che non sapr mai
che cosa potrebbe diventare.
Joaquina? Sai cos' successo?  arrivato un gringo sulla
nave.  un ispettore navale.
Un qu? risponde lei pigramente.
Un ispettore navale. Si  seduto su una sedia appoggiata al
muro, vicino a Joaquina, che  seduta sul suo sgabello e sta facendo
la manicure a Chucho. Non le dice che  arrivato direttamente
dalla fermata della metropolitana dopo aver deciso di non andare
allo studio dell'avvocato. Tra due ore deve essere al lavoro.
Gera interrompe Chucho. Hueso d una festa sabato.
Sar...
Chucho, shhh dice lei. Un momentito. E Gonzalo, che
sta tagliando i capelli a un altro cliente, lancia un'occhiataccia.
Qu pas, Esteban? chiede lei.
Ed Esteban sorride a Gonzalo, un po' imbarazzato perch
conosce il motivo per cui l'ha guardato in quel modo. Prima,
quando Esteban stava seduto per ore nel salone a osservare
Joaquina che lavorava, a volte s'ingelosiva dei clienti troppo
galanti. Sospirava, li fissava, sbuffava dal naso; poi Gonzalo s'era
stufato, e aveva cominciato a fare uscire Esteban, lo mandava a
prendere un caf con leche da Maril, o i pastelitos, o all'ufficio
postale, o a fare altre commissioni insignificanti. E alla fine,
dopo uno di questi episodi, Gonzalo era esploso. Che razza di
uomini credi che vengano a farsi fare la manicure? aveva urlato
a Esteban. Pues, claro, aveva detto Gonzalo rispondendosi da
solo prima che potesse farlo Esteban, sono uomini che per un
po' vogliono sentirsi come re, con una bella chica seduta su uno
sgabello ai loro piedi. L'ultima cosa che vogliono  avere il novio
ingrugnato della loro manicure seduto alle spalle, che emette
scintille ogni volta che fanno un po' i galanti! Cono, Esteban!
Stai proprio diventando una spina nel culo!
Ma questa volta  diverso, ed Esteban ignora il grugnito
d'impazienza del Chucho e dice: Questo ispettore navale
pensa che ci siano buone possibilit che ci paghino, e in questo
momento sta accompagnando Panzn, Tostado e Cabezn da
un avvocato, per vedere il da farsi. Finalmente  finita, Joaquina.
Chocho!.
Tre giorni dopo nevica, sono caduti fiocchi spessi tutta la
mattina, e la poltiglia grigia sui marciapiedi  stata lentamente
coperta da una soffice coltre bianca. Esteban, che non  ancora
andato a dormire dopo il turno di notte alla fbrica,  in piedi
sul marciapiede davanti alla vetrina appannata del salone, e a
tutti gli elementi che i suoi anfibi indistruttibli - felici con i loro
lacci nuovi - gi conoscono, va ad aggiungersi anche la neve.
Poi Joaquina esce cantando: Frioln, frioln, perch fa molto
freddo, e si mette di fianco a lui, spingendo in fuori la lingua
rosa.
Ed Esteban dice: La neve  proprio come mi sono sempre
immaginato una pioggia di ceneri vulcaniche, Joaquina. Solo
che  fredda anzich calda. Poi le racconta di una gita scolastica
che aveva fatto quando aveva undici anni, a un vulcano che
aveva avuto un'importanza storica, perch la sua eruzione un
secolo e mezzo prima era stata talmente violenta che si diceva
avesse messo in allarme contro le invasioni degli inglesi tutte le
guarnigioni del Centroamerica, fino alla Giamaica. Da quella
parte della costa del Pacifico, per una settimana, l'eruzione aveva
trasformato il giorno in notte, a causa della pioggia di cenere,
uno strato spesso pi di mezzo metro, che aveva ricoperto tutto
e tutti, tanto che le madri per strada non riuscivano pi a riconoscere
neanche i figli e i mariti. Durante il viaggio in corriera
verso il vulcano, la loro insegnante, la compaera Silvia - ne
aveva gi parlato a Joaquina, vos sabes, quella che si faceva la
treccia con i peli del neo - aveva raccontato la storia del vulcano,
che quasi tutti conoscevano gi. Ma poi aveva raccontato
che tutti gli animali domestici che non erano soffocati nella
cenere, e persino quelli selvaggi, persino le tigri e le scimmie,
avevano cercato rifugio dalla pioggia di cenere sotto il primo
tetto che erano riusciti a trovare, e si erano radunati nelle chiese,
nei conventi, nelle catapecchie, scacciando le suore e i bambini
dai loro letti. La compaera Silvia, che buena onda!
Esteban ride forte al ricordo. Bueno, quando avevano raggiunto
le pendici del vulcano, tutti si erano rotolati nella cenere antica
dei campi di lava, cos, tanto per divertirsi. E quando era tornato
a casa, ricoperto di cenere bianco-grigiastra da capo a piedi,
sai cosa aveva fatto? Era entrato di scatto dalla porta agitando le
braccia e ululando, eccitato all'idea di spaventare la mam con
quel travestimento da zombie. La mam aveva incrociato le
braccia e aveva detto: Dios mo, Estebanito, sembri tutto il tuo
papi!
... E questa  stata l'unica volta in vita mia che ho sentito
mam dire qualcosa sull'aspetto di mio padre!
Joaquina, con uno dei suoi sorrisi che vanno da un orecchio
all'altro, dice: Chamaquito, qu historias! Che testa frenetica
hai, tutta piena di storie, no?.
Poi Joaquina gli dice che c' una cosa che le piacerebbe fargli
vedere in quello stesso istante, una cosa che lei aveva visto
l'inverno prima, quando era nevicato. Nell'orto botanico di
Brooklyn, dice, c' una serra riscaldata col vapore, ed  piena di
piante tropicali, palme, banani, e, pues, tutto quello che c'
nella giungla, persino lucertole vive ed iguana che scorrazzano
liberamente.
Cos, Esteban, se sei dentro e guardi attraverso i vetri, 
come se nevicasse nella giungla. Chingn, no?
E lui non fa in tempo a dirle quanto gli piacerebbe vedere
quello spettacolo, che sente qualcuno urlare il suo nome in
mezzo alla neve, e vede il furgone azzurro dell'ispettore navale
parcheggiato all'altro lato della strada, poi l'ispettore che scende
ed attraversa la strada con la sua giacca a vento imbottita, un
berretto di lana nera tirato sugli occhi, stivali neri con suole sottili
di gomma che scricchiolano forte sulla neve.
Esteban stringe la mano dell'ispettore navale e cerca di presentarlo
a Joaquina, anche se  infastidito e turbato dal fatto
che sia riuscito a rintracciarlo fin l; contava che la sua nuova
esistenza clandestina fuori dalla nave fosse coperta da un totale
anonimato. Adesso l'ispettore navale sta spiegando che ha
chiesto a quel marinaio col dente d'oro dove lavorava la novia
d'Esteban, poi ha collegato i fatti,  venuto nel quartiere ed ha
chiesto in un ristorante se qualcuno conoscesse un salone di
bellezza nei dintorni gestito da un ex ballerino del Tropicana.
Ed Esteban pensa: Tomaso  una linguaccia. Sono stato stupido
a raccontare di Gonzalo a Tomaso. L'altroieri, durante una
delle sue visite alla nave, l'ispettore navale aveva detto a
Esteban che gli aveva fatto prendere un colpo, a sparire nella
metropolitana in quel modo, ed Esteban era scoppiato a ridere
e si era scusato timidamente, Ma poi l'ispettore gli aveva chiesto
di Joaquina, e sebbene non avesse negato di avere una
novia, era stato ben attento a non dirgli nulla di preciso. Infine
gli aveva chiesto se conosceva il cognome di Bernardo, ma lui
non lo sapeva.
L'ispettore navale dice: Volevo solo dirti, Esteban, che a
causa della neve l'Associazione marittimi ha deciso di evacuare
tutti dalla nave.  per domani, non so esattamente a che ora.
La commissione dell'Associazione marittimi ha preso la decisione
senza precedenti di evacuare l'equipaggio dalla nave, alloggiarlo
presso la propria sede per qualche giorno, e farlo tornare
a casa in aereo. Tutto a spese dell'associazione. Ho la sensazione
che tu non verrai, Esteban dice l'ispettore, sorridendo a
Joaquina ma naturalmente, se vuoi, sarai il benvenuto. Poi
aggiunge che l'ufficiale giudiziario metter la nave sotto sequestro
quel giorno stesso.
Aja dice Esteban. L'ispettore sembra turbato...
E l'ispettore navale dice: Ma volevo parlarti di qualcos'altro,
Esteban. So che eri molto vicino a Bernardo.
Anche se non conosceva nemmeno il suo cognome, e gli
dispiaceva...
Aja dice Esteban, notando che il freddo comincia a fargli
dolere le orecchie. Eravamo compagni di cabina, pues.
L'ispettore navale, che sovrasta lui e Joaquina, lo guarda
dall'alto attraverso la neve, e i suoi occhi chiari hanno un'espressione
preoccupata, poi si stringe nelle spalle e scosta un
po' le mani dai fianchi.
Esteban dice. Il cognome di Bernardo  Puyano. Alla
fine siamo riusciti a saperlo dall'ambasciata degli Stati Uniti a
Managua. Gli avevano rilasciato il visto in giugno. Poi aggiunge
che lui e la reverenda hanno fatto un sacco di telefonate e di
controlli, e avrebbero continuato a farlo, ma fino a quel
momento non risultava che Bernardo Puyano avesse lasciato gli
Stati Uniti a fine ottobre, n che fosse rientrato in Nicaragua. E
qualcuno all'ambasciata  stato cos gentile da andare all'indirizzo
di Bernardo per vedere se fosse l, ma non c'era.
L'ho detto agli altri, sulla nave, prima di venire da te dice
l'ispettore navale. Puoi immaginarti come sono rimasti. Dopo
tutto quello che avete passato, ora anche questo.
S pues dice Esteban. Sente Joaquina che gli prende un
braccio con tutt'e due le mani e si stringe contro di lui. Mi
dispiace dice in tono piatto di non averle neanche saputo dire
il suo cognome. Poi comincia a capire che la sensazione terribile,
anche se non sconosciuta, che cresce dentro di lui,  una
sensazione di terrore. E sente le lacrime che come minuscole
perle calde rotolano gi dagli occhi intorpiditi dal freddo.
Poi Joaquina chiede se vogliono entrare. Gonzalo tiene il
riscaldamento al massimo, dice. Dentro prepara un bricco di
caff, mentre Esteban siede ammutolito e sconvolto vicino all'ispettore.
Si sente lo sciacquone nel retro, e un attimo dopo
dalla tenda sbuca Gonzalo.
Gonzalo chiede in inglese all'ispettore:  qui per le unghie
o per i capelli?.
Senza voltarsi, indaffarata con il caff, Joaquina dice in spagnolo:
 una cosa seria, Gonzalo.  per il viejito che era sulla
nave con Esteban. Temono che gli sia successo qualcosa.
E l'ispettore si volta verso Esteban e gli dice: Non sono
neanche sicuro che abbiano portato Bernardo all'ospedale. Nessun
ospedale di Brooklyn ha registrato un paziente di nome Bernardo
Puyano. Naturalmente continueremo a cercare. Ci dev'essere
una spiegazione. Forse Bernardo  ancora qui a New York.
Esteban si copre il volto con le mani e si tira indietro sulla
sedia. Gli viene in mente il giorno che era tornato sulla nave
con il suo nuovo taglio di capelli, fremente d'amore, con il
quarto di bue sulla spalla, e poi d'improvviso l'avevano spinto
nella sua cabina, che puzzava di formaggio rancido, di vecchio
ammalato. Bernardo delirava, strabuzzava gli occhi, ma aveva
sollevato le braccia e aveva stretto Esteban in un abbraccio
d'acciaio, aveva tirato la sua testa verso di s, l'aveva baciato
con le labbra secche. Ma era troppo preso dal suo amore per
capire quanto fosse preoccupato, finch non aveva posato lo
sguardo su Mark, fuori, sul ponte, e d'improvviso aveva sentito
che avrebbe potuto uccidere quell'inutile hijueputa se non avesse
portato Bernardo all'ospedale. Poi s'era sentito subito
meglio, no? Era cos felice per il suo amore che non s'era preoccupato
per il viejo. Un ospedale yanqui, pues. Naturalmente
aveva pensato che l l'avrebbero curato. Perch avrebbe dovuto
sospettare qualcosa? E adesso raccoglieva tra le mani lacrime di
paura, di colpa, di pena, per se stesso e per il viejo. Hijo de cien
mila putas, da quando aveva saputo che l'avevano fatto tornare
a casa non aveva quasi pi pensato a Bernardo! Anche se a
Joaquina aveva raccontato tutto del viejo. Le aveva detto che in
pratica era stato Bernardo a spingerlo fuori dalla nave, pungolando
il suo orgoglio, e cos lui e Joaquina s'erano potuti conoscere.
Quel viejo pazzo con le sue manie e le sue storie tristi e le
sue foto nelle buste di plastica e le sue lezioni pedanti e la sua
gatta ammaestrata e il suo ridicolo sogno delle incubatrici per
polli! Non pu essere, no? Cos'hanno fatto a Bernardo? Puta,
perch?
Cosa pensa che sia successo? chiede Esteban all'ispettore
quando riesce finalmente ad alzare lo sguardo dalle sue mani,
seduto l, con Joaquina che lo abbraccia forte.
Non lo so, Esteban risponde l'ispettore navale. Sono
perplesso quanto te. Bisognerebbe assolutamente trovare quei
due, Elias e Mark.
Dopo che l'ispettore navale lascia il salone, Gonzalo annuncia
che chiuder presto, a causa della neve. Esteban si sveglia a
pomeriggio inoltrato, nella stanza di Joaquina, sotto le coperte,
il corpo di lei avvinghiato al suo. Sprofonda il naso nel posto
tenero tra il braccio e il petto di lei, aspira profondamente...
Bernardo Puyano. Adesso si sente terribilmente in colpa per
non essere stato pi affettuoso con il viejo. Ma Bernardo elargiva
il suo amore caparbio ed espansivo in una maniera cos generosa
e a volte soffocante che Esteban si bloccava, non riusciva a
ricambiarlo. O forse la sua capacit d'amare si era inaridita, finch
non aveva incontrato Joaquina... E cercando di comprendere,
o soltanto d'immaginare, il misterioso abisso che aveva
inghiottito Bernardo, d'un tratto capisce che non  stato colpito
soltanto Bernardo.  stato colpito tutto l'equipaggio, e il fatto
che nessuno avesse mai neanche sospettato la verit rende la
cosa ancor pi terrificante. E la rende anche troppo simile a
quello che  capitato a Marta e a tanti compas, tutti persi, lontanissimi,
e anche questo lo mette a fuoco solo ora per la prima
volta...
 notte quando finalmente Esteban  pronto a tornare alla
nave. Gli resta ancora un sacco di tempo. S'infila il pacchetto di
monete che ha tenuto da parte per questa occasione nella tasca
del giubbotto di lana, si calca sulla testa il berretto. Da un
telefono pubblico all'angolo compone il numero della fbrica e,
per la prima volta, si d malato, poi fa tutte le altre telefonate,
sfogliando la piccola agenda con le dita intirizzite e doloranti
dal freddo. Quando ha finito, rimane un attimo a fissare il ricevitore
attraverso le nuvole del suo respiro, e vorrebbe che ci
fosse un modo per chiamare Milton a Miami per telefono, cos,
tanto per parlargli. Sente il suono dei pneumatici che sgretolano
la neve ammucchiata lungo la strada, le pale che scrostano il
marciapiede. Adesso non nevica pi. Zucchero bianco baluginante,
dappertutto. Lungo la strada hanno messo le luci e gli
addobbi di Natale.
...
.
...
3.
...
.
...
Non nevica pi. Elias si volta dalla finestra e guarda Kate,
che tiene in braccio il loro bambino, Hector. Ha due settimane.
La legge dei simili. Il simile guarisce il simile. Perci quei quasi
quattro chili e mezzo di carne pura e innocente curano il padre.
Kate  delusa, naturalmente. Molto delusa. Pensa che lui sia
un fallito. Ma Mark se l' squagliata con tutto il denaro, lui cosa
pu farci? Kate aveva sempre pensato che ci fosse qualcosa di
spregevole in Mark Baker. Spera che Elias abbia imparato la
lezione. Queste imprese rischiose hanno il loro fascino, ma davvero,
Elias,  ora di mettere la testa a posto. Lui aveva spiegato
a Kate i dettagli tecnici: l'equipaggio  ancora sulla nave.
Prima o poi gli ufficiali giudiziari la sequestreranno, la metteranno
all'asta, l'equipaggio verr pagato e rispedito a casa. 
dura per tutti, ma le cose vanno cos. Nel settore marittimo.
Dov' sparito il fesso? E dov' sparito il vecchio cameriere?
Bernardo.
Aspetta di scoprirlo.  da sei settimane che aspetta di scoprirlo.
E ha paura.
Ma il suo nome non possono trovarlo da nessuna parte. E
l'Ufficio del registro di Panama non ha responsabilit penali, perch
l'equipaggio era senza contratto. E s' premurato che la
dichiarazione giurata di un ufficiale o agente di una compagnia
legalmente riconosciuta fosse firmata, a nome della Achuar
Corp di Panama, dal signor Mark Baker. E il signor Mark Baker
era svanito dalla faccia della terra. E chi mai costringer l'Ufficio
del registro di Panama a consegnare quel pezzo di carta?
 facile nascondersi. L'ayahuasca pu farti sentire invisibile.
Nella foresta pluviale la gente vede fantasmi, gli spiriti degli
antenati, tunshi, li chiamano: forme allungate di pallida nebbiolina
che fluttuano nella giungla, di notte. E se ne vedi uno, pu
attaccarti la manchari - la paura. Una paura che dura a lungo
dentro di te, come una malattia devastante. Soprattutto i bambini
possono morirne. Possono prendersi la manchari da un
riflesso in una pozzanghera, specialmente il riflesso di un arcobaleno;
o per una sorpresa, o per una caduta improvvisa - quel
momento iniziale di paura che cresce dentro di te, e poi rimane,
una malattia. A meno che non vai da uno sciamano. Cumpashn
sa curare i bambini dalla manchari, li asperge dappertutto con il
fumo magico del tabacco selvatico, soffia via la paura. Da
Cumpashn arriva gente da ogni parte, per far curare i bambini
ammalati di paura. La gente del fiume ha una gran paura degli
arcobaleni. Quando appare un arcobaleno, gli abiti stesi ad
asciugare vanno lavati di nuovo.  il mondo in cui vivono, il
mondo che conoscono e capiscono. Terrorizzati dagli arcobaleni.
E lui ha vissuto con loro, per molti anni.
E adesso ha paura di guardare suo figlio negli occhi. Teme
di attaccargli la paura. Teme di avere il Mal de Ojo.
Perci, Hector, non guardare pap, per nessun motivo, perch
lui sospetta di avere il malocchio, ti pu attaccare la paura -
tanto Hector non lo guarda. La sua piccola faccia raggrinzita
come una prugna  sepolta tra i seni di Kate, e lei ha la testa
piegata verso di lui, sta bisbigliando amorevolmente.
In un affare lecito, pensa con rabbia, ci sono regole, regole
ben definite da rispettare, che creano responsabilit. Per esempio
una causa penale per negligenza colposa. Una minaccia del
genere tiene un gey lontano dai guai, non  cos?
L'altro giorno  andato nell'appartamento di Mark,  salito
su per le scale buie, sei rampe, e si sentiva pieno di paura. Gli
tornava in mente una ragazza che aveva conosciuto tanto, tanto
tempo prima, aveva appena conosciuto Kate e dormiva ancora
sul divano di Mark e Sue. Lei viveva in un appartamento deprimente
come quello di Mark, e aveva un pastore tedesco, come
quello di Mark, che si chiamava - non lo potr mai dimenticare -
Cucchiaio. Era morta per un'overdose di eroina e per giorni
nessuno se n'era accorto, finch aveva cominciato a puzzare, e
quando avevano abbattuto la porta avevano scoperto che Cucchiaio
aveva cominciato a mangiarsela. Il suo cane le aveva mangiato
la faccia. Era questo che gli aveva scatenato la paura. Ma
davanti alla porta dell'appartamento deprimente color merda
del fesso non c'era puzza.  sceso e ha bussato alla porta del
custode, e gli si  rivolto in spagnolo, anche se poi ha scoperto
che era marocchino. Ha detto che Mark non abitava pi l. Che
pochi giorni prima erano venuti quelli dei traslochi, e avevano
portato via tutto su un camion, il custode non sapeva dove, e,
no, Mark non c'era, c'erano solo quelli dei traslochi. E Mark
non aveva lasciato nessun recapito.
Credo di poterlo rintracciare attraverso le ricevute delle sue
carte di credito o dai prelievi in banca, pensa Elias, se fossi la
Legge. Ma non sono la Legge. Non quella legge. La legge dei
simili. Ma non riesce neanche a guardare suo figlio negli occhi.
Kate pensa che abbia uno di quegli esaurimenti da neopadre, la
giovinezza che se ne va, la morte che s'avvicina, quel genere di
cose.
Si alza, va in bagno, chiude la porta e si guarda allo specchio.
Osserva gli occhi arrossati e feriti - s, feriti - che gli altri
hanno sempre trovato - be',  la sua caratteristica migliore -
dolci e intelligenti. La sua caratteristica migliore, gli occhi. Adesso
sente Hector che piange, e i bassi mormorii di Kate che
cerca di calmarlo.
 troppo facile nascondersi. Ma da te non riuscir a nascondermi,
Hector. Si chiede se sia soltanto troppo esaurito emotivamente,
o esaurito appropriatamente - non  appropriato che
un padre guardi negli occhi il suo bambino di due settimane e
pensi, da te non riuscir a nascondermi? Comunque, Hector,
non fino a quando sarai abbastanza vecchio per cominciare a
nasconderti da te stesso. Per questo tutte le anime colpevoli
temono lo sguardo di un bambino.
Neanche Moira Meer ha idea di dove sia Mark, e Sue nemmeno.
Ama davvero Moira. Ama Moira Meer e non potrebbe
neanche lontanamente sopportare di ferirla, perci continuer
ad amarla finch lei trover l'uomo giusto, uno che sia adatto a
prendere il suo posto nel cuore di Moira, e che, naturalmente,
possa offrirle molto di pi. Certamente non Mark. Lei non ci ha
mai pensato neanche per un secondo, povero fesso illuso. Ma a
lei non interessa neanche Phil. L'altra sera  andato da Yoriko -
la sera prima che Kate si trasferisse nel reparto maternit alloptico.
Entro pochi giorni Yoriko sarebbe partita per il Giappone
con il suo ragazzo, se lo portava a casa per passare il Natale
con i genitori. Con il bambino che poteva nascere da un
giorno all'altro, aveva pensato che quella fosse l'ultima possibilit
di vedere Yoriko. Aveva detto a Kate che andava in palestra,
ed era uscito. Yoriko ha mostrato le foto che aveva fatto: lui,
Mark e Haley sul ponte della Urus trainata verso New York,
mentre con i bicchieri di champagne brindavano al futuro, alla
felicit! all'avvenire! In fondo, l'averci provato giustifica quasi
tutto, vero? Quasi. Perch cercare di andare avanti, di rinnovarsi,
di realizzarsi, gey,  onorevole. Anche solamente il fottuto
tentativo  onorevole, ecco. E anche se questo non scusa proprio
tutto, ti lega, ti unisce, ti mette in comunicazione con quelli
che sono venuti prima di te e che hanno fatto il tuo stesso sforzo,
non importa che sia stato un successo od un fallimento.
Perch il mondo  stato costruito cos. Perci se non c' onore
anche nel fallimento, non c' onore da nessuna parte. Perch
successo e fallimento sono collegati allo sforzo e al rischio. E
qual  la differenza tra successo e fallimento? Forse una lievissima
alterazione del DNA, un colpo di fortuna qui, un colpo di
sfortuna l, una decisione stupida che sembrava brillante, una
decisione crudele che, se avesse funzionato, sarebbe sembrata
giusta e persino meritoria (e se fossero salpati? se l'equipaggio
avesse ricevuto la sua paga fino all'ultimo centesimo?) - in
fondo lo sforzo, l'intenzione, non cambiano. Ho avuto successo.
Ho sposato Kate. Non sono un fesso smidollato che ha scelto la
strada pi semplice ed ovvia, che non ha mai visto o fatto nulla.
Ma mi dispiace di avere deluso Kate.
Esce dal bagno, attraversa il grande spazio vuoto del loft,
guarda dalla finestra le strade innevate, pulite, sente il freddo
dal vetro, sente le urla attutite dei ragazzini, li guarda, fanno
una battaglia a palle di neve - una battaglia molto ironica, senza
dubbio, visto il carattere di quel barrio. Sono ancora tutti l
fuori, sulla nave, in mezzo alla neve, quei poveri geys. Dove
cazzo  Bernardo? Dove l'ha portato Mark?  possibile che sia
morto? Continuo ad aspettare di vedere il suo tunshi. Mi logoro
per la paura.
Si gira e osserva la moglie, una spalla lattea nuda spunta
provocante dal vestito nero scomposto, i capelli neri lunghi e
ricci le ricadono sul petto, ha la testa china verso il bambino
accoccolato in grembo.
Kate, cara dice Elias. E lei alza gli occhi e lo guarda con
un sorriso lieve, un sorriso da Madonna, naturalmente. Sar
un buon padre per Hector. Lo spero. Far ogni sforzo possibile,
Kate. Su questo non ti deluder.
E gli occhi scuri di Kate lo fissano cos a lungo, cos a lungo,
come se sapesse che  proprio quello di cui lui ha bisogno, come
se stesse togliendogli la paura con il suo sguardo invulnerabile,
come se stesse dicendogli con gli occhi che, naturalmente,
non ha il malocchio; sente un singhiozzo salirgli alla gola, anche
se lui non piange mai, mai.
Kate dice: Oh, dolcezza, certo che sarai un buon padre.
Oh, dolcezza!  pieno di dolcezza, non di paura!
Va da Kate, le prende il bambino dalle braccia e lo solleva
nel pigiammo bianco, le sue mani gli avvolgono le costole fragili,
lo guarda dritto negli occhietti minuscoli e un po' strabici,
che non lo riconoscono, e dice:
Sii coraggioso, Hector. Sii un cabrn generoso e
coraggioso!.
...
.
...
4.
...
.
...
Per l'ultima volta Esteban fa la lunga camminata verso il porto e
la nave, gli anfibi che scricchiolano nella neve. Quando arriva
nello spiazzo dietro al silos, capisce che il suono che ha sentito gi
da lontano  lo scoppiettio del generatore sul molo. Ma sul molo
non c' parcheggiata la Mazda nera, non ci sono macchine. La
protezione d'acciaio giallo  stata rimossa, e ci sono alcuni cavi
che vanno dal generatore alla nave buia. Sale dalla passerella, e
non vede gente sul ponte. Guarda in mensa, nelle cabine, e non
c' nessuno. Segue i cavi oltre la tuga e vede che scendono dal
portello aperto verso la sala macchine, e sente una pulsazione pi
forte provenire da l, diversa da quella del generatore sul molo. Il
portello aperto  un quadrato di luce tenue, diffusa. Guarda gi
dal boccaporto, e vede Cabezn, Canario e Caratumba che si
affannano avanti e indietro, sul fondo del livello inferiore ricoperto
di foglie della sala macchine, e Jos Mateo in piedi dietro di
loro che regge la torcia gialla di Elias e Mark. Ci sono delle lampade
appese. Vede il resto dell'equipaggio disposto lungo la passerella,
alcuni seduti, altri in piedi, tra le ombre scure.
Vos, ce ne andiamo a casa! urla Tomaso Tostado sovrastando
il frastuono del generatore, quando Esteban arriva sulla
passerella nella sala macchine.
Vede che sulla passerella c' anche lo stereo che Mark ed
Elias hanno sempre tenuto sotto chiave. La spia rossa  accesa,
ma non si sente niente per il frastuono. Guarda senza parole
Tomaso Tostado, che adesso urla: Hai saputo di Bernardo?.
Esteban annuisce. Poi Tomaso urla:  per questo che stiamo
rubando questa nave del cazzo! Per inguaiare ancora di pi
quel hijo de puta del capitn!.
Rubare la nave?
Vede Panzn che ride con la sua risata lugubre, ma non riesce
a sentirlo. Poi anche Panzn urla: Cabezn pensa di riuscire
a farla funzionare. Ha fatto un ponte!.
Ce ne andiamo a casa! urla nuovamente Tomaso Tostado,
e ride, facendo luccicare il dente d'oro.
Cabezn ha preparato un allacciamento per far partire il
motore. Ha creato un ponte: ha saltato gli interruttori principali
fuori uso, collegando direttamente uno dei generatori della nave
ai collettori di rame, dietro il quadro di comando, e l'ha connesso
agli interruttori secondari che alimentano le pompe. Nelle
altre parti della nave continua a non esserci energia. Ha messo
in moto il generatore della sala macchine con l'energia del generatore
portatile sul molo. Saltare gli interruttori principali significa
che non c' modulazione d'amperaggio, l'uscita d'elettricit
 costante ed incontrollata. Potrebbe anche scoppiare un incendio.
Ma pensa che funzioner. C' ancora acqua nelle caldaie e
nelle cisterne, c' abbastanza carburante.  tutto in buone condizioni,
le tubazioni sono pulite, abbiamo passato mesi a rattoppare
tutto. Non ci sar un incendio. Ci vorr qualche ora prima
che i motori ingranino. Bisogna tarare i comandi della pompa
del carburante. Adesso le pompe di trasferimento stanno mandando
il carburante nella vasca di sedimentazione, da l andr
in tutto il sistema, finch sar purificato e riscaldato al punto
d'ignizione. Ormai non deve far altro che salire nella cabina di
comando e abbassare la leva. Poi le bielle cominceranno a sollevarsi
dall'albero a gomiti, i pistoni a muoversi uno dopo l'altro.
E alla fine l'elica comincer a girare. Una nave senza pilota,
senza timone, senza timoniere...
Ormai il rombo in sala macchine  assordante, sulla passerella
si tengono le mani sulle orecchie, ma nessuno se ne va,
persino gli sniffatori di solvente sono ipnotizzati. Un frastuono
metallico e ritmico. Tutta la caverna di ferro che comincia a
vibrare. E quando finalmente Cabezn ordina di uscire, riescono
a sentire il ponte ghiacciato che vibra sotto i loro piedi mentre
lo attraversano, scivolando, barcollando. Alcuni di loro
scendono sul molo per mollare i cavi d'ormeggio, lasciano penzolare
in acqua le funi. Quando risalgono sul ponte, la nave si
sta gi allontanando dal molo, sospinta dalla corrente.
Vanno sul ponte di prua a guardare. Esteban sta sul parapetto,
guarda intorno, la baia, le rovine trasformate dalla neve.
Il molo in frantumi che si protende dal vecchio terminal, con la
neve che ricopre i pilastri infranti, divelti, sembra una lunga
serie d'ideogrammi cinesi sullo sfondo dell'acqua nera,
increspata.
L'acqua rimbomba sul fondo distante della nave, lo scafo
sembra gemere, rabbrividire mentre l'elica comincia a vorticare
pi di centoventi metri dietro di loro, sotto la poppa. La nave si
muove in avanti, dapprima quasi impercettibilmente, solo una
leggera sensazione di vertigine. Ma subito Esteban vede il molo
che scivola via alle loro spalle. Poi la nave comincia lentamente
a ruotare, dando il fianco alla corrente.
...
.
...
5.
...
.
...
Quando l'ispettore navale oltrepassa il silos con il suo furgone,
si trova davanti a un molo deserto. Si ricorder per sempre
dello shock. Come un'esplosione silenziosa. Per una frazione di
secondo pensa che abbiano tramato un inganno colossale e
misterioso ai suoi danni, che la nave non abbia mai avuto niente,
e che se ne sia andata, cos. Guarda nello specchietto retrovisivo
i muri del silos coperti di scritte, poi davanti a lui, nell'acqua
grigio-verde, la nave incagliata, l'immensa prua arrugginita
che si protende sui pilastri e sul terminal di legno in rovina, la
sommit dell'elica inzaccherata di fango che sporge dall'acqua.
I cavi di ormeggio penzolano, e la passerella pende dallo scafo
come un arto artificiale spezzato. Vede i rottami e i detriti della
vecchia banchina del deposito delle spezie, ormai completamente
distrutta, che galleggiano sull'acqua, alla deriva, urtano i
pilastri, lo scafo. E sul molo ormai deserto vede il generatore
con la protezione forzata, cavi che escono, attraversano la banchina,
finiscono in acqua...
Scende dal furgone e lentamente comincia a farsi strada tra
le rovine coperte di neve del bacino.
Quando raggiunge l'altro lato, si ferma davanti all'immensa
parete della prua, cercando di capire come il flusso della marea
abbia potuto trascinare la nave fin sopra i pilastri. Dal parapetto
a met della nave pende una scala di corda, che scende fino al
pietrisco. Questa nave, pensa, costa gi cinquantamila dollari
solo di tasse portuali. E adesso, per trainarla fuori di qui? Ne
frutter sessantacinque, settantamila, quando verr messa all'asta
come rottame. Possono dire addio alle loro paghe. Perdenti, che
situazione squallida, Johnny, non capisco come tu possa dedicare
la tua vita a gente come questa, un branco di fessi, gente incapace
di badare a se stessa... Cos ha detto Ariadne la sera prima,
quando lui le ha raccontato la storia della Urus, del suo equipaggio
abbandonato e del ragazzo che s'era trovato una novia.
Chiama, nessuno risponde. Aspetta. Poi afferra la scaletta di
corda, salta faticosamente, borbotta, riesce a trascinarsi sul
primo piolo, e comincia a salire verso il parapetto. Il ponte
inclinato  insidioso, e lui procede tenendosi a due mani al parapetto,
mentre continua a chiamare. Finalmente vede uno dell'equipaggio,
uno dei ragazzi pi giovani, quello che sembra
sempre pi malridotto degli altri, seduto sul retro della tuga,
che singhiozza, con un pezzo di straccio tra le mani.
Qu pas? chiede.
Il ragazzo lo sbircia con gli occhietti arrossati, la faccia piccola
e sporca  rigata di lacrime. Scuote la testa.
Non mi ha voluto portare dice senza fiato, poi ricomincia
a singhiozzare, crollando su un fianco.
Fa il giro intorno alla tuga, passa davanti all'ingresso della
mensa, sigillato con i fogli di plastica, guarda dall'unico obl
aperto e vede il ragazzo tatuato e altri due - uno  quello belloccio
con gli occhi persi che gli ha fatto la scenata - appoggiati
alla paratia, avvolti nelle coperte.
Qu pas? chiede. Dove sono spariti tutti?
Uno dei ragazzi risponde con una specie di brontolio indistinto.
Poi sente qualcuno che lo chiama dall'alto, alza gli occhi
e vede sulla balaustra quello pi vecchio, il cuoco con gli occhi
a fessura, che gli fa cenno.
Sale dalla scaletta, quattro rampe, fino al ponte di comando,
e quando entra nella timoniera vuota, vede il ragazzo con il
testone disteso su un materasso, le mani intrecciate dietro la
nuca, la faccia, le braccia e persino i vestiti nuovi imbrattati di
grasso nero. Il cuoco  l in piedi, con una mano appoggiata al
timone.
Il ragazzo sul materasso con la testa che sembra una zucca
gli sorride. L'ispettore navale vuole sapere che cosa  successo, e
il ragazzo glielo dice, mentre il cuoco ridacchia.
Non siamo arrivati molto lontano dice Cabezn. Pero,
bueno, mica male, no?
E dove sono tutti gli altri? chiede l'ispettore.
Sono andati con Esteban dice Jos Mateo. Hanno deciso
tutti di tentare. Se gli va male, possono sempre tornare a casa
senza un soldo tra qualche tempo, no? In citt lui ha amici che
si sono offerti di ospitarli per un po'. I drogati volevano andare,
ma Esteban non li ha voluti, pues. Ha detto che non poteva fare
un tiro del genere ai suoi amici in citt. Il cuoco si stringe nelle
spalle. Io? Io sono troppo vecchio. Andr a casa, mi riposer
un po', poi cercher un altro lavoro.
Los drogados ghigna il meccanico che ha risolto il problema
degli interruttori. Pobres. Cmo sufren, no?
E il cuoco dice, impassibile: Soffrono, s pues.
Cmo suuuuufren modula quietamente il meccanico, poi
fa schioccare la lingua.
E tu? gli chiede l'ispettore.
Io? dice Cabezn. Io devo andare a casa. Devo sposarmi,
pues.
Quella sera, di ritorno dall'Associazione marittimi, sulla metropolitana
che lo riporta verso Manhattan e Ariadne, l'ispettore
navale continua a rivivere mentalmente quel momento di assoluto
stupore: arriva sul molo e si accorge che la nave non c' pi,
poi si guarda intorno e vede la nave incagliata. Be', di sicuro stasera
ho qualcosa da raccontarle... E un attimo dopo pensa:
Comincer cos... immginati un molo, Ariadne, un vecchio
molo qualsiasi, magari vecchio di cent'anni, ma solido, in buone
condizioni. E non ci sono navi ormeggiate. Poi pensa a ci che
rappresenta, a ci che evoca un oggetto cos concreto, un molo:
tutte le navi che vi sono state ormeggiate, e tutte quelle che lo
saranno, e tutti i porti lontani da cui provengono e a cui sono
dirette, e tutte le vite nascoste dentro quelle navi. Poi pensa di
nuovo a quel molo quand' vuoto. Un molo senza navi. Vuoto,
ma  un vuoto speciale. Un po' come l'amore senza amanti.
Perch in un certo senso l'amore  cos, Ariadne, come quel
molo, e tu e io, il nostro amore, il nostro amore  come una delle
navi che vi hanno fatto scalo. E quell'Esteban, un'altra nave. Be',
ecco cosa mi passa per la testa quando sto su un molo vuoto. Un
ispettore navale deve trovare la poesia dove pu, giusto? E oggi,
quando sono arrivato con il furgone su quel molo per raccogliere
l'equipaggio abbandonato, la nave non c'era pi.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
...
.
...
Nel novembre del 1982 mi capit di notare una notizia sepolta
nelle pagine interne del Daily News di New York; il titolo
era: Marinai abbandonati. L'articolo era firmato da Suzanne
Golubsky, e diceva: Un'organizzazione internazionale per l'assistenza
ai marittimi ha denunciato che diciassette marinai
abbandonati hanno vissuto in un inferno galleggiante nel porto
di Brooklyn per mesi, a bordo di una nave fantasma infestata
dai topi, senza riscaldamento, acqua, elettricit ... I marinai
erano stati ingaggiati in Centroamerica, con la promessa di una
buona paga, e invece si sono ritrovati abbandonati, senza soldi,
intrappolati sulla nave degli orrori ... Quando si sono avventurati
fuori dalla nave per sfuggire a quella situazione da incubo
... molti di loro sono stati picchiati, colpiti alla testa con corpi
contundenti dai delinquenti della zona.... E cos via. La nave
era immatricolata sotto una bandiera di comodo, e l'identit
dell'armatore era sconosciuta.
Ero appena tornato a New York dopo un soggiorno di quasi
due anni in Centroamerica, dove avevo diviso la mia attivit tra
narrativa e giornalismo. Era dunque il collegamento con il
Centroamerica che da principio aveva attirato la mia attenzione.
Mi recai immediatamente alla nave insieme a un amico.
L'equipaggio era gi stato evacuato, ed era temporaneamente
ospitato nella sede del Seaman's Church Institute, a
Manhattan. Per quando arrivammo sul molo c'era una macchina
parcheggiata, e la passerella era abbassata. Salimmo a bordo,
e trovammo un uomo di mezza et con una giacca a vento
azzurra appoggiato al parapetto, che fumava. Si era avvicinato e
aveva chiesto che cosa volessimo. Risposi che eravamo interessati
a comprare la nave. Si era stretto nelle spalle ed aveva detto
che lui era soltanto il capo macchinista, era l per sovrintendere
alle riparazioni. Esplorammo la nave, e dopo un po' si avvicin
di nuovo, dicendoci che in effetti avrebbe potuto venderci la
nave, e ci chiese quanto fossimo disposti a pagare. Credo di
avere risposto offrendo una somma ridicola: ci disse che dovevamo
sparire.
Poi andai al Seaman's Church Institute, dove parlai con l'equipaggio
e con il reverendo Paul Chapman, direttore del Centro
per i diritti dei marittimi. Era felicissimo di ascoltare la mia
storia, perch sospettava che l'uomo che avevamo incontrato
fosse proprio l'armatore fantasma o, quanto meno, fosse in
affari con lui. I membri dell'equipaggio erano molto giovani,
del Costa Rica e del Nicaragua, ma due di loro, il cameriere ed il
cuoco, erano pi anziani. Passai due giorni ad ascoltare le loro
storie e, tanti anni dopo, alcune di esse, un po' romanzate, sono
entrate a far parte di questo racconto. Spero che se a qualcuno
di loro capiter di leggere L'equipaggio dimenticato, trovi nel
romanzo una descrizione abbastanza fedele di ci che ha provato
nei mesi passati al porto di Brooklyn. Sono particolarmente
grato a Bernardo Ivan Carrasco M., il cameriere anziano.
Ricordo che mi aveva stupito con una citazione letteraria, paragonandosi
al Colonnello a cui nessuno scrive del romanzo di
Gabriel Garca Marquez. Poi scrisse un resoconto di dodici
pagine sulla tragica vicenda, lo intitol Los ltimos dias de un
viejo lobo de mar e me lo diede, raccomandandomi di farne
buon uso. La vicenda del vecchio cameriere della Urus 
senz'altro pi tragica rispetto a quella di Bernardo Carrasco.
Ho parlato al vero Bernardo per soli due giorni, ma mi ha fatto
una cos forte impressione che ho deciso di rendergli un modesto
omaggio dando il suo nome al personaggio del libro.
Dunque avevo deciso di scrivere questa storia da molto
tempo. In un certo senso, l'ho inseguita per tutto il mondo. Ho
passato gli anni ottanta tra il Centroamerica e New York. Ogni
volta che potevo mi fermavo nelle citt portuali a parlare con la
gente, soprattutto con i marinai che s'incontrano sempre negli
immancabili locali notturni puzzolenti. Quando Bruce Johnson,
un mio caro amico scomparso, lavor per un breve periodo
come fornitore navale a Puerto Barrios, in Guatemala, andai
con lui come assistente. Fu con lui che salii per la prima volta
su navi mercantili. Negli anni novanta, mentre vivevo in Messico,
feci diversi viaggi a Veracruz: una notte mi ritrovai a bere
da solo in un bar per marinai che sembrava una caverna dal
soffitto altissimo. La signora che lo gestiva stava per trasferirsi
armi e bagagli in un altro locale. Rischiai di rompermi l'osso del
collo per quella signora: mi arrampicai su una scala alta e traballante
- qualcuna delle sue ragazze la teneva ferma da sotto - per
togliere le banderuole delle navi appese alle travi del soffitto,
perch le potesse portare nel suo nuovo centro operativo. Era la
scala pi alta e instabile su cui fossi mai salito. Diventai amico
della signora. Aveva un amante, il capitano di una nave che in
quel momento era in porto per riparazioni. Le aveva dato un
lasciapassare, e lei me lo prest, a condizione che, superati i
cancelli, distribuissi i volantini che pubblicizzavano il suo
nuovo bar per marinai, lasciandoli a pacchi vicino alla base
della scaletta delle navi su cui salivo.
Nel frattempo il reverendo Paul Chapman aveva scritto e
pubblicato un libro eccellente: Trouble on Board (Cornell
University Press), un resoconto dello sfruttamento - a volte tremendo -
cui erano sottoposti i marinai di tutto il mondo. Nel
libro Chapman racconta anche la storia dell'equipaggio abbandonato
e della nave che anni prima aveva attirato la mia attenzione.
Gli armatori fantasma di quella nave erano sfuggiti a
qualsiasi azione penale, ma erano stati interdetti per sempre
dall'Ufficio del registro liberiano, e non avrebbero pi potuto
immatricolarsi sotto quella bandiera di comodo. Sorprendentemente
la nave, dopo essere stata sequestrata e venduta all'asta
come rottame a una ditta di Brooklyn, fu ricomprata dagli stessi
sciagurati armatori; qualche tempo dopo vennero scoperti mentre
cercavano di ripetere la stessa truffa, con la stessa nave, a
Staten Island; poi di nuovo - sempre con lo stesso vascello
maledetto - nei Caraibi. (Forse la Urus sta seguendo la stessa
sorte).
Il libro di Chapman mi port al capitano William
Chadwick, investigatore capo dell'Ufficio del registro liberiano.
Il Registro liberiano  un caso unico tra le bandiere ombra: il
suo quartiere generale  a Reston, in Virginia, e opera autonomamente
dal governo in carica in Liberia, che in quel periodo
era in una situazione piuttosto turbolenta. Una parte degli utili
finisce comunque nelle casse dello stato. L'Ufficio del registro
liberiano, probabilmente pi di ogni altra bandiera di comodo,
cerca di fare rispettare le norme di navigazione internazionale
a bordo delle sue navi - perci il capitano Chadwick aveva
svolto alcune indagini e successivamente aveva fatto interdire
gli armatori fantasma della nostra nave. Nell'autunno del
1994 passai due giorni insieme a lui a Reston, e gli sono molto
riconoscente dell'ospitalit che mi ha accordato e delle informazioni
che mi ha fornito.
Nel gennaio del'95 mi trasferii nuovamente da Brooklyn a
Citt del Messico. Sentivo che la mia vita era un po' quella di
un naufrago, e forse questa sensazione mi spinse ad accantonare
un altro progetto a cui stavo lavorando da alcuni anni, per
dedicarmi a questo romanzo. Sentivo che mi mancava l'esperienza
della vita di bordo, ma confidavo che la mia immaginazione
sarebbe riuscita a costruire qualcosa di coerente con tutti
i frammenti che avevo afferrato qua e l nei tredici anni di caccia
a questa storia. Se non altro, visto che la storia riguardava
una nave che non si muove mai, non avevo bisogno di saperne
molto sulla navigazione.
Il lavoro procedeva a rilento. Nell'autunno del'95 un colpo
di fortuna cambi le carte in tavola. In un ristorante della
Colonia Condesa a Citt del Messico conobbi Miguel Angel
Merodia. Cominciammo a chiacchierare, e salt fuori che il suo
primo hermano Juan Carlos Merodia era capo dell'ufficio
legale della Transportacin Martima Mexicana, la pi grande
compagnia di navigazione nazionale. Sarebbe una lunga storia,
comunque, alla fine, grazie a Miguel Angel, a Juan Carlos
Merodia e a Fernando Ruiz della TMM, nel novembre del'95
salpai da Veracruz a bordo della Mula, una nave della TMM.
Facemmo scalo in diversi porti, e alla fine sbarcai a Barcellona,
dopo quasi un mese di navigazione. Ora penso di essere stato
incredibilmente ingenuo a pensare di riuscire a scrivere questo
libro senza un'esperienza di navigazione. Un vivo ringraziamento
al Capitn de Alta Mar Guillermo Crdenas, all'ufficiale di
macchina Jos Milln e a tutti gli ufficiali e membri dell'equipaggio
della Mula. Sono anche riconoscente all'ufficiale di macchina
Tom McHugh di Baltimora, Maryland, all'eroe di guerra
nicaraguense Nol Talavera e alla reverenda Jean Smith, del
Seaman's Church Institute. Alvaro Mutis mi ha prestato libri
preziosi sui piroscafi e la navigazione, e mi ha incoraggiato a
scrivere questa storia per tutti e due. Ha significato molto per
me. Ad Alvaro e Carmen vanno il mio cario e i miei pi sentiti
ringraziamenti.
Morgan Entrekin  l'editore pi premuroso che uno scrittore
possa sperare di avere;  anche un vero amico. Grazie per lo spazio
nell'ufficio, Morgan. L'intera redazione della Grove/Atlantic:
Elisabeth Schmitz, Eric Price, Judy Hottensen, Miwa Messer,
Carla Lalli, John Gali, Tom Ehas, Kenn Rssel e tutti gli altri. Un
grazie, come sempre, a Bex Brian e Jon Lee Anderson. Amanda
Urban  la mia regina della fortuna, una cara amica da tanti
anni.
Sono particolarmente in debito con Veronica Macias, Musa
de Desastres y ms..., compaera de viaje a bordo della Mitla.
Mi ha insegnato a giocare a domino piuttosto bene, anche se
con lei continuo a perdere nove volte su dieci - grazie a lei, e a
lei sola, non ci siamo sentiti troppo imbarazzati quando giocavamo
in coppia nelle partite a domino che si disputavano nella
mensa della Mitla. Su mia richiesta, Veronica si  sottoposta di
buon cuore a diverse sedute di manicure a Citt del Messico, e
un pomeriggio si  lasciata massacrare le unghie e le pellicine
dei piedi a Washington Heights, perch io potessi guardare da
sopra la sua spalla facendo domande sciocche, cercando di
afferrare qualcosa dell'arte raffinata e difficile della manicure. 
stata una continua fonte d'ispirazione ed illuminazione.
...
.
...
FINE.